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domenica, 7 Agosto 2022

Referendum giustizia, ok da I Commissione ma senza il voto dell’Opposizione

22.07.2021 – 15.30 | La maggioranza di Centrodestra dà il via libera a sei referendum abrogativi proposti dalla Lombardia, le Opposizioni – altrettanto compatte – scelgono di non partecipare al voto, convinte che sui temi della giustizia debba esprimersi il Parlamento e non il Consiglio regionale.

È questo l’esito della partita di scacchi politica giocata oggi in I Commissione. Sotto la presidenza di Alessandro Basso (FdI), i consiglieri erano chiamati a dare supporto o a respingere l’iniziativa della Lombardia, che punta al sì di 5 Regioni per chiamare i cittadini a esprimersi “su questioni all’attenzione da decenni ma mai risolte”, come ha sottolineato Mauro Bordin, capogruppo della Lega, riassumendo i contenuti dei sei referendum attinenti alle materie di competenza della commissione.

Gli obiettivi sono l’eliminazione del meccanismo della raccolta firme per il magistrato che voglia candidarsi al Consiglio superiore (referendum numero 2), l’introduzione del meccanismo di responsabilità diretta del magistrato (quesito 3), l’allargamento della valutazione sulla professionalità dei magistrati ad altre categorie (4), la separazione delle carriere tra pm e giudice (5), la limitazione della custodia cautelare a casi di particolare gravità (6) e l’abolizione del decreto Severino sull’incandidabilità per chi ha commesso una certa fattispecie di reati (7).

“Non credo che i referendum siano la soluzione – ha subito ribattuto Diego Moretti, capogruppo Pd, anticipando la decisione di non partecipare al voto e di non produrre relazioni di minoranza – perché temi così delicati devono essere affrontati dal Parlamento. Tutti i partiti – ha poi osservato Moretti – sono garantisti con gli amici e un po’ meno con gli avversari politici”.

“Credo che questa discussione nella settimana dell’assestamento di bilancio sia un errore anche nel metodo – ha protestato Massimo Moretuzzo, capogruppo del Patto per l’Autonomia – e una forzatura da parte della Lega. Anche noi non parteciperemo al voto”. In linea con i colleghi di opposizione Tiziano Centis, capogruppo dei Cittadini: “È una questione molto politica, evidente l’intento della Lombardia di mettere in rete 5 Regioni
governate dalla Lega”.

“Se rimanessi in aula a votare – ha spiegato Mauro Capozzella (M5S) – farei un’ingerenza nei confronti di un dibattito parlamentare che sta per partire. Abbiamo tanti rappresentanti in Parlamento e ci affidiamo a loro, in questa fase non bisogna disturbare il manovratore”.

“Stiamo semplicemente esercitando le nostre competenze – ha controbattuto Bordin – perché le Regioni possono proporre referendum. Ed è vero che la Lega sostiene questa iniziativa, ma ci sono anche i Radicali e forze di sinistra come quella di Matteo Renzi, che ha richiamato il caso Tortora. Credo che su questo riequilibrio di poteri – ha aggiunto il capogruppo leghista – serva un gioco di squadra: è sbagliato lo stop alla politica per chi non ha avuto una condanna definitiva, e questo può capitare a tutti: di recente anche il sindaco Pd di una grande città è stato assolto dopo anni di calvario”.

Il riferimento a Renzi è stato sottolineato dal pentastellato Andrea Ussai (“La Lega fa squadra con lui, forse sarà un segno”), mentre Alessandro Basso ha rimandato all’aula, per motivi di opportunità legati al suo ruolo di presidente, l’espressione del parere da parte di Fratelli d’Italia.

Nella replica finale, l’assessore Pierpaolo Roberti ha spiegato che “noi oggi non dovremmo votare il merito ma semplicemente dire se pensiamo che i cittadini debbano esprimersi su questi temi. Si può anche dire: voglio che si esprimano e poi fare campagna per il no al momento del referendum. È curioso però – ha aggiunto l’esponente di Giunta – sentir dire che il cittadino non debba dire la sua su un tema così delicato, specie dal M5S che ha chiesto di non disturbare il manovratore, nonostante sostenga sempre che uno vale uno”. Roberti ha infine sottolineato il ruolo dei referendum “come stimolo e pungolo all’azione legislativa“.
C.S. Consiglio regionale FVG

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