Il futuro del lavoro? Per il FVG passa attraverso il sistema ITS (e i fondi del Pnrr)

I dati della start up Rachael gettano una nuova luce sul sistema ITS

27.07.2021 – 15.02 – Se il futuro del lavoro corre sulla strada della specializzazione tecnologica, il Friuli Venezia Giulia è già un ottimo runner. È quanto trapelato dalla presentazione odierna del progetto della start up Rachael, un’analisi eseguita nel triennio 2021-23 sui dati del sistema ITS (Istituti Tecnici Superiori) regionale, volto a fornire un quadro complessivo dei punti di forza e delle peculiarità dell’offerta formativa degli ITS. Una ricerca a trecentosessanta che presenta le caratteristiche di studenti e insegnanti, di corsi e opportunità lavorative del sistema ITS, fornendo pertanto ai decision maker regionali e alle imprese un punto di riferimento nella crescita dell’economia di settore. L’auspicio è che il progetto commissionato a Rachael, inserito in un apposito “cruscotto online” e accessibile tramite una dashbord dinamica, diventi un “faro” per le imprese nella Regione, continuamente alla ricerca di figure specializzate e di tecnici ai quali proprio gli ITS forniscono una risposta.

La ricerca ha considerato, nello specifico, il fabbisogno di competenze (e di personale), delle imprese del Nord Est nei settori tradizionalmente di pertinenza degli ITS, da tempo tra le poche aree dove l’assunzione continua a crescere: ICT, manifattura 4.0, biomedico, logistico, navale, ferroviario, ecc ecc. Ma in quest’ambito non mancano i tentativi di espansione in altri settori; ad esempio edilizia e turismo. Il progetto ha inoltre ascoltato attentamente le necessità delle aziende partner degli ITS, anche e soprattutto sul lungo periodo. E infine ci si è rivolti ai soggetti più importanti, ovvero ai giovani tra i 16-34 anni precedentemente orientati in ambito tecnico-scientifico, i quali hanno scelto di frequentare gli ITS. Cosa li ha spinti a compiere questa scelta (ancora) controcorrente? Com’è avvenuto l’inserimento lavorativo? In quale misura i sogni e le passioni di questi giovani coincidono con le professionalità richieste?

L’indagine si è svolta attraverso oltre 300 colloqui con aziende e partner, coinvolgendo a livello invece studentesco quasi 1000 giovani. In linea generale gli studenti ITS trovano con maggiore facilità impiego nel mondo del lavoro; una consapevolezza che si riflette anche in un “sentirsi competitivi” ormai raro nel mondo giovanile. Il 76% dei lavoratori ITS che hanno praticato una formazione negli Istituti Tecnici ritiene di avere competenze preziose sul mercato, in grado di gareggiare ad armi pari coi colleghi. Un essere propositivi che si riflette d’altronde nel profilo medio dello studente ITS: il 58%, cioè quasi i 2/3, sono lavoratori; il 35% sono addirittura early workers, studenti che hanno compiuto la scelta di andare a lavorare precocemente rispetto ai colleghi che hanno prediletto una formazione universitaria. Le competenze che gli studenti ITS desirerebbero sviluppare maggiormente sono, in stragrande percentuale, le lingue straniere; seguite dalle competenze digitali, la programmazione, le competenze gestionali e manageriali e le soft skills. Si può chiaramente intravedere, in questa comparazione, un sovrapporsi delle competenze richieste dagli studenti e quelle inseguite dalle aziende; nuovamente una rarità nel quadro lavorativo odierno. Le aziende infatti ricercano nel campo “tecnico” figure di team leader, di project manager e di tecnici altamente specializzati. In quest’ambito la popolarità degli ITS è inoltre in crescita: il 40% degli studenti delle Superiori è interessato a conoscere maggiormente queste opportunità.

In questo contesto e con riferimento all’offerta formativa regionale, è intervenuta l’assessore al lavoro Alessia Rosolen che ha sottolineato come lo stesso premier Mario Draghi si sia riferito agli ITS nelle dichiarazioni programmatiche della Camera, a febbraio 2021, definendoli “un pilastro importante del sistema educativo”. La menzione, per gli TIS regionali, ha rappresentato un turning point fondamentale, garantendo quell’attenzione, quella pubblicità che ancora faticano a ottenere.
Per il Friuli Venezia Giulia, regione con un alto tasso d’innovazione, gli ITS si sono rivelati una naturale evoluzione del ruolo della manifattura nel Friuli, del porto a Trieste e del sistema scientifico in generale. Dieci anni fa il sistema regionale ha inaugurato i primi 4 corsi, rapidamente decollati a 10 nel 2017 e 23 nel 2021; tutti finanziati dalla Regione con 2 milioni nell’anno in corso e altri 4 dal Fondo Sociale Europeo. Un impegno che si spera non potrà che aumentare; proprio gli ITS infatti saranno tra i principali beneficiari del Piano di Ripresa e Resilienza (Pnrr).

[z.s.]