Il Comune di Trieste toglie Villa Cosulich dai beni da alienare

08.07.2021 – 07.51 – Il Comune di Trieste ha scelto di ritirare Villa Cosulich, nel quartiere di Gretta, dalla lista dei beni da alienare; il procedimento non è ancora ufficiale, ma lo diverrà a breve con un emendamento alla delibera all’esame consiliare.
La scelta, di carattere strategico in vista delle elezioni, è stata assunta a seguito di una missiva della soprintendente Simonetta Bonomi indirizzata al Comune, dove ci si interrogava sul perchè si mettesse all’asta la vecchia villa considerando come fossero stanziati dal governo 1,1 milioni proprio per il suo recupero. La vicenda è emersa dalle pagine de Il Piccolo e trova con quest’ultima mossa le sue conclusioni; dopo le elezioni probabilmente si ridiscuterà nuovamente il futuro dell’immobile.
Occorre ricordare, a questo proposito, che Villa Cosulich è nella lista dei beni in vendita dal 2018, pertanto ormai da tre anni.

Villa Cosulich originariamente era una dimora di campagna appartenuta alla famiglia dei baroni de Burlo e poi al commerciante Demetrio Carciotti; passò sotto la proprietà della famiglia scozzese Rutheford.
Samuel Rutheford era un commerciante che si era stabilito a Trieste verso la fine del ‘700; il suo nipote, Robert Romano Rutheford, aveva avuto come madre Caterina Catraro, famiglia di commercianti locale che figura tra gli ostaggi durante l’occupazione napoleonica. Robert lavorò come amministratore delle proprietà delle sorelle Davis, alla cui generosità si deve il Mercato Coperto, e fu uno dei primi triestini a vendere automobili, nei primi anni del Novecento. Rutheford accumulò così una considerevole fortuna, vendendo in esclusiva le autovetture Darracq ed Eisenach.
La Villa si trasformò nell’edificio oggigiorno conosciuto, con colonnati e scalinate; coerentemente con la modernità del personaggio fu una delle prime case private di Trieste ad avere il telefono.

Nel 1920 Antonio Cosulich, figlio di quello stesso Callisto proprietario di Villa Maria, acquistò la Villa e il parco dei quali mantenne il possesso fino al 1980, quando scelse di donarli all’Istituto Burlo Garofalo e successivamente al Comune di Trieste.
Antonio Cosulich comperò la Villa di ritorno dal sud America; pertanto è anche chiamata Villa Argentina. Tante le idee, tutte rimaste rigorosamente sulla carta, per il suo recupero nel 1990; ricordiamo in particolare il progetto dell’arch. Doriano Grison di trasformarla nella sede del Segretariato delle Camere di Commercio dell’Unione Europea.

Per approfondire: Le (dimenticate) ville di Gretta. Una nobile decadenza

[z.s.]