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giovedì, 26 Maggio 2022

Il calcio e la Ginnastica Triestina: un legame dimenticato

06.07.2021 – 07.00 – Difficilmente, vedendo giocare gli Azzurri d’Italia nella sfida di EURO EUFA 2020, li si assocerebbe alla Società Ginnastica Triestina ASD (SGT), i cui successi nazionali risalgono al basket e alla scherma. Eppure, per un breve periodo della sua storia, anche la Ginnastica Triestina vantò una propria squadra di calcio che dimostrò abilità tali da poter ambire all’agone nazionale.
Il primo contatto tra la SGT e il calcio risale agli inizi del ‘900, quando a seguito della dissoluzione dell’Unione Ginnastica Triestina nel 1901, il professore Aldo Boiti creò il circolo sportivo Juventus che funzionò quale rifugio per i soci orfani della SGT. Proprio il calcio ai suoi primordi, all’interno del Circolo Juventus, era tra le attività principali, come testimoniato da una foto dell’archivio del 1903.

Dopo la tragica parentesi della prima guerra mondiale, il calcio ricomparve nella Ginnastica
Triestina quale sport “d’oltremare”, accanto alla pallacanestro e ad altri sport collettivi che andavano diffondendosi anche in Europa.
La nascente squadra di calcio della SGT condivise con l’atletica leggera la ricerca di un campo adatto dove allenarsi; dapprima si utilizzò il terreno dell’Edera, presso San Giovanni, passando successivamente nel 1921 a utilizzare il campo di Montebello. La sistemazione definitiva avvenne con la concessione del campo di San Sabba, non a caso attuale locazione dello stadio comunale. Il campo costò alla SGT solo mille lire, ma con il tranello di un terreno paludoso e disagevole, originariamente destinato ad ampliare il macello comunale. Furono i soci stessi, capitanati dal pluri vincitore Nino Lorenzetti, a trasformare questa distesa di terra e polvere in un moderno campo da gioco. In particolare, grazie al conte ing. Savino di Zavagna, a cui era stato affidato il compito del recupero, si costruì una pista “in carbonina”, lunga 340 metri e larga 5, aggiungendovi poi un rettilineo di 130 metri e largo 8.
La SGT intanto sceglieva di scommettere sul futuro della propria squadra di calcio: la formazione partecipò al comitato regionale (marzo 1921) e venne iscritta alla Federazione Italiana Gioco del Calcio (ottobre 1921).
Dopo aver ufficialmente inaugurato il campo di San Sabba il 9 aprile 1922, la SGT vinse a
settembre il girone di terza categoria, collezionando diversi premi, ad esempio contro la Capodistriana e l’Espero. La Ginnastica in questo periodo guardava di buon occhio il calcio e stanziò 5mila lire per ospitare una manifestazione calcistica a San Sabba, “con la speranza che l’esperimento avesse un lieto fine anche finanziariamente, così da invogliare a proseguire il programma, ampiamente illustrato dal cons. Cavazzini”.
La squadra in questi primi anni raggiunse punte di notevole eccellenza; lo scrittore e socio Manlio Cecovini ricordava tra i nomi dei calciatori Maossi, Teiner, Bernetich, Chersovani, Viola, Rudman, Hering, Nordio, Slavich, Donà, Pitton, Franca, Sessi, Sametz, Grion, Rogotiz, Braidotti, Paron, Bradaschia, Iess, Gregorin, Blenio e Zuliani.

Non era va da sé l’unica squadra, né la più competitiva: già l’Edera, l’Unione Sportiva Triestina e il C.S. Ponziana erano nate per gareggiare nel calcio, specie in quello agonistico. Settore nel quale invece la SGT era giunta sospinta dall’entusiasmo, più che dalla volontà di vincere. Pertanto il successo della squadra SGT era inversamente proporzionale alla disponibilità delle sue finanze: a ogni vittoria crescevano i costi per gli allenatori, gli atleti e per le trasferte in tutta Italia. Quando la squadra di calcio giunse in terza categoria si scelse di renderla autonoma, con la speranza di trasferire su finanziatori privati l’onere della spesa. Funzionò, ma solo per poco; non appena la squadra retrocedette in classifica, la responsabilità delle spese ricadde sulla società madre.
I risultati incoraggianti nell’ambito competitivo che lasciavano indovinare la chance di glorie
“nazionali” convinsero la Direzione SGT a persistere sulla strada del professionismo tra il 1924-25.
Tuttavia, la consapevolezza che non vi erano più risorse nemmeno per il mantenimento del campo di San Sabba, indusse infine a chiudere la sezione calcistica; dopotutto, si argomentò, lo scopo della SGT era di educare la gioventù triestina. I risultati agonistici, per quanto eccellenti, non dovevano oscurare il ruolo educativo della SGT, esplicitato nella sua natura di polisportiva.
Sotto la nuova direzione del presidente Carlo Banelli, figlio d’irredentista, la questione venne chiusa nel luglio 1926: “Il Consiglio approva il contegno sinora tenuto dalla Commissione Calcio e delibera di non partecipare al campionato di III Divisione per quest’anno, affidando alla Commissione Calcio l’esecuzione di questa decisione”.
Una curiosa prosecuzione dell’attività calcistica avvenne tuttavia negli anni Trenta, quando il regime finanziò lo sport della “Volata”, a cui partecipò intensamente la stessa SGT. La palla veniva colpita con le mani, i piedi e la testa; nonostante la filiazione “italianissima”, la Volata si proponeva di sostituire gli sport collettivi, “stranieri”. Molti calciatori SGT passarono alla Volata, la quale però scomparve nel giro di pochi anni, senza riscuotere successo.

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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