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mercoledì, 5 Ottobre 2022

Green Pass d’agosto. Molta politica, poche prove scientifiche, tanta confusione

23.07.2021 – 13.30 – Sul Covid, siamo alla febbre alta. Il “passaporto vaccinale” costituito dal Green Pass, ora (e non è una sorpresa) diventato la chiave che apre ai cittadini italiani la porta di una vita non filtrata (o meglio, solo parzialmente filtrata) da vizi di forma e di sostanza, sta causando una reazione forte nel corpo stesso dello Stato: i cittadini stessi. L’agente esterno, che sembra far di tutto per peggiorare la già delicatissima situazione, una buona parte della politica italiana; la causa della febbre (è una metafora, naturalmente) il vaccino stesso, che, da elemento fondamentale nel quadro della risoluzione definitiva di una crisi sociale ed economica senza precedenti dall’ultima guerra mondiale a oggi (crisi che non si vede ancora perché è stata edulcorata dagli interventi tampone, ma che c’è, e via via diventa meno latente), è diventato un fattore di divisione e discriminazione sociale. Ipotesi che era stata prevista non solo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ma, fra gli altri, dai centri antinfettivi europeo e statunitense (CDC ed ECDC) come la peggiore possibile, capace di portare danni diretti di portata ben superiore a quelli della malattia stessa. E invece ci siamo: il Green Pass diventa in pratica una sorta di sotterfugio che rende indirettamente obbligatoria la vaccinazione con farmaci che tuttora sono ufficialmente sperimentali: importantissimi per ridurre la gravità delle conseguenze, ma di efficacia non ancora provata per tutto ciò che ha a che fare con contagi e diffusione. L’esatto contrario di quello che la comunità scientifica ha consigliato e continua a consigliare: con estrema ipocrisia, scompare la speranza di poter parlare di risultati di sperimentazione certi e trasparenti e di poter scegliere: perché “de jure” (per legge) il vaccino non lo impone nessuno, ma “de facto” (di fatto), se non vuoi essere un cittadino di serie b additato automaticamente come No-vax e come untore, l’imposizione c’è.

Il “Whatever it takes” di Mario Draghi, questa volta, si fa sentire in un modo diverso, e chi scrive può pensare che il fine sia lo stesso – salvare l’economia – però, chissà perché, lo facciamo in Italia in un modo che non mette il cittadino al centro della discussione, ma lo pone obbligatoriamente di fronte all’enorme imbarazzo, persino terrore, di dover scegliere fra salute e libertà (e addio allo Stato etico, quello con la “s” maiuscola). Spariscono dalla discussione le mascherine, gettate tranne pochi casi nel cestino (questo non dispiace), e arriva, al loro posto, il QR Code; di terapie e convivenza con il virus (tenendolo sotto controllo) non si parla, il veicolo d’infezione primario nell’immaginario dei media (il “liberi tutti”; ma: “liberi da che cosa?”) diventa il pullman che porta la squadra di calcio all’incontro con i tifosi e francamente non ci siamo. “Passaporto” quindi per entrare nei ristoranti, nei centri commerciali, nelle sale concerto, nelle palestre (ai viaggi ci dedicheremo più avanti, perché l’Europa è disunita e ciascuno va per conto proprio: si doveva, con il Green Pass, facilitare e invece è stato un nuovo colpo mortale al settore viaggi e vacanze); sui posti di lavoro vedremo, capiremo, analizzeremo, intanto il 6 agosto si parte (è dopodomani) e chi e come dovrebbe controllare per assicurare il rispetto delle norme non si è capito bene (polizia ed esercito armati, come ai tempi del lockdown? Provocazione voluta).

Il punto principale che nessuno se la sente di affrontare è l’evidente inutilità di un Green Pass che privilegi la libertà dei vaccinati di fronte alle insufficienti prove scientifiche che identifichino in che percentuale i vaccinati stessi siano in grado di trasmettere il virus e contagiare altri; ci risiamo e torna in mente la differenza fra 4 e 8 persone a tavola, o la durata del viaggio in autobus. Le fake news Social, pane quotidiano, spiegano che “in una persona vaccinata il virus non si replica”, ma questo non lo dice la scienza, lo dicono i post pseudo-virali: la scienza si limita a dire quello che sa, ovvero ancora poco, e a sottolineare che il vaccino riduce la contagiosità (in varie percentuali) ma non la elimina, quindi i vaccinati diffondono il virus eccome. E altrettanti fake (molti di più) s’inventano conseguenze estreme per i vaccinati e monetine che si attaccano. Nel tutto l’informativa dell’OMS del 5 febbraio 2021 che raccomandava alle nazioni di non istituire dei passaporti vaccinali in quanto i dubbi e le cose che non si sanno sul Sars-CoV-2 e sui vaccini sono ancora troppe è stata completamente ignorata. Non c’è nessun modo, inoltre, di mostrare con efficacia su un “passaporto” una situazione di “presenza di anticorpi” che abbia qualche senso: il virus può contagiare più volte, in particolare vista la presenza di varianti (rese più rapide proprio dalle misure di contenimento). Non c’è nessun modo di ritenere sufficientemente affidabili come prova di non essere stati contagiati dal virus i tamponi rapidi, in particolare i test da 30 o meno minuti, in quanto hanno dimostrato difetti e bassa accuratezza. Il test PCR usato da molte nazioni è molto accurato nel momento in cui si sospetta un’infezione in una comunità già identificata a rischio, ma ha dato scarsi risultati come strumento di prevenzione e screening generale.
Che senso ha allora il “Green Pass” di Draghi, che senso hanno le regole imposte a partire dal 6 agosto che un soldato farà del suo meglio per applicare così come gli viene detto di fare? Qual è il destino del Green Pass italiano, fin che non arrivano le prove scientifiche di una validità vera di cose attualmente solo ipotetiche e un vaccino che non sia un farmaco sperimentale? Sembra non ne resti che uno: quello di diventare il feticcio rappresentante il prezzo che il paese deve pagare per riavviare la sua economia, di fronte al quale sacrificare la libertà diventa, per qualcuno, accettabile. Sul fronte occidentale niente di nuovo; un peccato.

[r.s.]

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Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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