Vicenda Regeni, secondo l’Egitto non c’è ragione per avere un processo

Il Cairo: "Non vi è motivo di intentare un procedimento penale perché ignoto l’autore"

16.06.2021 – 10.40 – A venti giorni dal rinvio a giudizio a Roma e con il processo davanti alla corte d’assise programmato per il 14 ottobre, l’Egitto comunica che non vi è ragione per processare i quattro 007 egiziani accusati di sequestro di persona pluriaggravato, concorso in omicidio aggravato e concorso in lesioni personali aggravate a danni del ricercatore friulano, Giulio Regeni. Secondo lo stato egiziano non vi sono elementi per mandare a processo i quattro ufficiali di polizia, ovvero il generale Tariq Sabir e i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif.
Le autorità egiziane, ieri martedì 15 giugno, hanno convocato l’ambasciatore italiano Giampaolo Cantini per trasmettere i documenti ufficiali, in arabo e italiano, con le inchieste svolte in Egitto in questi 5 anni. Il Procuratore Generale si è incontrato con Cantini e il Primo Segretario dell’Ambasciata d’Italia in Egitto, Giulia Mantini, presso la sede della Procura Generale del Cairo, alla presenza dell’Ambasciatore Badr Abdel Atti.

L’Egitto ha preso dunque una posizione chiara e inequivocabile, affermando che “non vi è motivo di intentare un procedimento penale perché ignoto l’autore“. Nello stesso incontro, l’ambasciatore italiano ha ricevuto anche la risposta delle autorità giudiziarie keniane sollecitate dall’Egitto.
I documenti prodotti dall’Egitto sono stati inoltre consegnati all’ambasciatore italiano, affinchè vengano portati in Tribunale a Roma.

[i.v.]