Trieste, Viceministra Bellanova interviene su porto franco, ma parla di ZES

10.06.2021 – 11.30 – Nell’occasione del convegno Shipping 4.0 sul porto franco di Trieste è intervenuta la viceministra delle infrastrutture e della mobilità sostenibile Teresa Bellanova, nella forma di un discorso introduttivo che non ha mancato di coinvolgere anche lo scalo giuliano.
La Bellanova ha ricordato che “portualità e logistica rappresentano una delle chiavi su cui si deve puntare per la ripresa” all’insegna di una “nuova qualità integrata”.
Gli investimenti nella logistica si ripagano, considerando che “ogni 100 euro nel cluster marittimo attivano tra i 250 e i 275 euro di spesa nel sistema” e “ogni 100 metà occupate nel comparto generano in media 200 nuovi posti nell’indotto” conseguentemente il sistema portuale “ha tutte le potenzialità per rappresentare un volano”.

In questo contesto Triesteè rimasto l’unico porto franco europeo” grazie alla “strategicità per i traffici verso la Germania, l’Austria, l’Ungheria e gran parte dell’Est europeo fino alla Russia” i quali rappresentano “un fattore di spinta tale da renderlo porta meridionale dell’Europa centrale“.
Senza dimenticare, accanto all’elemento geografico, gli investimenti triestini nella nuova piattaforma logistica, nei binari, nell’allungamento della banchina, il tutto “in sinergia con le potenzialità espresse dal regime estero doganale che discende dai Trattati di Osimo del ’75”. La viceministra ha poi riconfermato gli investimenti previsti nel PNRR e nel Fondo complementare, cioè “205 milioni da investire in aumento selettivo della capacità portuale”,  i “180 milioni sull’ultimo e penultimo miglio ferroviario” e i “finanziamenti identificati per l’elettrificazione delle banchine” per un gran totale di 410 milioni.

Tuttavia l’intervento, visualizzabile nella sua interezza dal canale YouTube portuale, si è caratterizzato per discutere il tema del porto franco come se fosse un fatto assodato, una realtà già preesistente; una dichiarazione straniante considerando come proprio negli stessi giorni tutte le forze politiche di Trieste si fossero unite nella richiesta al Senato di un pieno e totale riconoscimento del regime di extradoganalità dei punti franchi del porto di Trieste, sollecitando un intervento celere presso l’Unione Europea. Trieste infatti allo stadio attuale appare inserito nelle zone franche comunitarie, assieme ad altri scali europei, mentre dovrebbe figurare fuori dal territorio doganale europeo.
La viceministra Bellanova ha invece parlato del porto franco di Trieste come di un’opportunità perfare un cenno alle Zone Economiche Speciali (ZES)“.
“Se riusciremo, – ha spiegato – come vogliamo e abbiamo indicato, a utilizzare compiutamente la riduzione e la semplificazione di tutte le procedure amministrative e burocratiche delle ZES” si potrebbero rilanciare i porti del Sud Italia.
Infatti “le ulteriori condizioni favorevoli introdotte sia sotto il profilo fiscale che amministrativo delle ZES potranno rafforzare il tessuto produttivo delle comunità meridionali interessate, e favorire l’attrazione d’investimenti esteri, la nascita di nuove attività e l’occupazione nei porti, retroporti e attività logistiche”.
Questo “valore aggiunto […] per l’economia del sud” tuttavia appare scollegato dalla realtà del porto di Trieste; le ZES sono strumenti molto utili, ma il regime di porto franco triestino è una realtà radicalmente diversa, difficilmente comparabile con le Zone Economiche Speciali.

[z.s.]