NIMDVM bloccato. Facebook non è una democrazia, e non è una sorpresa

14.06.2021 – 18.44 – Ci sia o meno simpatico il gruppo Facebook locale “Andé in mona de…” (ovvero “NIMDVM”, acronimo di un augurio o incitamento dialettale che non necessariamente simpatico lo è), e sia o meno definibile il blocco operato da Facebook nei suoi confronti, che segue precedenti e recenti blocchi del profilo di uno degli amministratori, “shoccante in tutta Trieste” come in un titolo a effetto sui media Web (non un titolo del gruppo stesso: cosa non si farebbe del resto, anche se di questo gruppo non si è simpatizzanti, per un click), siamo ancora una volta di fronte a qualcosa di allarmante.
La connotazione del gruppo bloccato, uno dei più popolari sul territorio, è chiara, così come chiari sono l’età media degli iscritti e una legittima omogeneità di pensiero; tanto che molti, dal gruppo, non ritrovandosi in quell’omogeneità hanno preferito allontanarsi, e altri sono invece arrivati. Condivisibile (anche tecnicamente) lo è forse meno il contenuto di alcuni post, ma il punto non è questo. La democrazia non è la soddisfazione per una vittoria di una o dell’altra parte, e quindi la felicità per veder scomparire o silenziare un’opinione: è la voglia di confrontarsi, e vedere che, sì, qualche opinione vince e qualcuna perde, ma sempre all’interno di un sistema di regole condivise che consenta a tutti di aver voglia di giocare un’altra partita. Magari dopo aver cambiato, di comune accordo, qualche regola che non funziona. La democrazia è anche quella cosa che consente ai cittadini di conversare con onestà e franchezza sulla rete Internet parlando dei problemi che incontra ogni giorno, condividendo informazioni, informando a propria volta. Chiaramente, questo su Facebook non succede: Facebook è un’arena privata, di proprietà di un privato, dove un privato decide regole che può cambiare in qualsiasi momento. Facebook è un media? Si. Facebook è una società che produce e vende tecnologia? Si. Facebook è una rete di contatti globale? Si. Facebook è un’enorme colosso informatico che guadagna in modo spropositato rilanciando contenuti prodotti da altri, continuamente al centro di polemiche relative al mancato pagamento delle tasse nazionali? Si. E potremmo continuare con molti di questi “si”, senza che si sposti neppure di un minimo il punto d’osservazione di partenza: nessun altro soggetto nella storia dell’uomo si è ritrovato fra le mani la capacità di controllare, in tempo reale, che cosa facciano miliardi di persone, e allo stesso tempo di raggrupparle per similitudini d’interesse, di opinione politica, di preferenza sessuale, di qualsiasi altra cosa, riuscendo con estrema facilità a spingere queste masse nell’una o nell’altra direzione semplicemente aprendo e chiudendo a piacere il rubinetto della visibilità. Semplicemente giocando, quindi, con il meccanismo di gratificazione.

La questione di cosa possa essere Facebook e quale ruolo possa giocare nell’arena democratica è emersa per la prima volta esattamente dieci anni fa, nel 2011, con la “primavera araba”: il mito del gigante tecnologico che consentiva ai popoli di esprimersi liberamente superando le censure dei governi esplose di colpo, alimentato dall’amministrazione Obama. Si pensò, e faceva molto comodo così, che Facebook potesse diventare il microfono aperto dei movimenti riformatori e di chi resisteva alle dittature e ai tiranni. Poi si passò ai tweet politici e alle analisi delle masse, poi si pensò che i gruppi Social potessero sostituire le strutture territoriali dei movimenti politici e il confronto con gli individui, poi ci furono Donald Trump, all’inizio più bravo di Obama nello sfruttare le potenzialità del Big Data, e Cambridge Analytica. Ed eccoci qui a parlare di NIMDVM. Quali contenuti fluiscano verso, e provengano dalle pagine dei vari gruppi Social di Facebook, è cosa irrilevante, perché non esisterebbe nessuna possibilità di armonizzarlo, moderarlo, renderlo omogeneo: chi controllerebbe il controllore? Facebook può agire quindi solo da costante rumore bianco (all’interno del quale trovare elementi di valore e note musicali impossibile non è, ma è estremamente difficile), che finisce per confonderci riducendo la nostra capacità di distinguere che cosa ci interessi e possa effettivamente esserci utile. Non si può dire che sia tutta colpa di Facebook, ma Facebook quel rumore bianco l’ha amplificato oltre ogni limite, e vive di questo: e anche se Facebook si potesse davvero ristrutturare, dandogli quelle regole chiare e condivise che lo rimettano al posto giusto ovvero al di sotto dei governi e delle leggi nazionali e non sopra, non sarebbe sufficiente, perché un suono pulito dai suoi altoparlanti non uscirebbe comunque più.

Facebook potrebbe essere, per tanti motivi, il miglior strumento di socializzazione mai esistito (opinione di chi scrive, da dieci anni a questa parte, è che non lo sia affatto, ma tant’è: il pensiero unico mi è altrettanto estraneo), senza che questo cancelli la fattualità del pericolo che rappresenta per la libertà: e a sua volta, questo pericolo potrebbe essere il più grande mai affrontato prima. Il blocco di NIMDVM (in realtà prevedibile: nessuno è intoccabile, se non esistono leggi atte a difenderlo) non ne è che un nuovo segnale; ce ne sono di continuo, molti e molto più grandi. Trascurare quelli piccoli e vicini a noi resta però un rischio che, se vogliamo guardare avanti e verso un secolo nel quale la libertà di pensiero e di parola non torni a essere quella di esattamente cent’anni fa, non possiamo permetterci.

[r.s.]