Verso EURO2020: l’unico titolo azzurro parla…triestino

08.06.2021 – I tifosi d’epoca se ne ricorderanno, i più giovani magari nemmeno lo sanno; ma nell’unico titolo europeo vinto dalla Nazionale di Calcio italiana c’è anche un po’ di Trieste. L’Italia che vinse l’Europeo disputato in casa nel 1968, infatti, aveva tra i protagonisti ben due giuliani (che, se allarghiamo lo sguardo all’intero Friuli-Venezia Giulia, diventano ben quattro). Stiamo parlando del commissario tecnico Ferruccio Valcareggi e del centrocampista Giorgio Ferrini, a cui si aggiungono i friulani Zoff e Burgnich.

L’Europeo del 1968, terza edizione dei Campionati Europei di calcio per nazioni, fu disputato in Italia e a ospitarlo furono Firenze, Napoli e Roma (dove si tenne la finale vinta dagli Azzurri sulla Jugoslavia). Non erano gli Europei che conosciamo oggi: alla fase finale, infatti, partecipavano quattro sole squadre, qualificatesi a seguito di una sorta di “playoff” tra le vincenti degli otto gironi di qualificazione. L’Italia, dopo aver superato la Bulgaria nelle eliminatorie, si scontrò contro la terribile Unione Sovietica, contro la quale vinse grazie…al lancio della monetina di Facchetti (a quel tempo, difatti, non esistevano i tiri di rigore e, per decidere i risultati delle gare che erano in bilico al termine dei tempi supplementari, si utilizzava il lancio della monetina come criterio). La finale, invece, gli azzurri dovettero disputarla due volte, come prevedeva il regolamento in questi casi: anche nello scontro decisivo, infatti, l’Italia aveva concluso con un pareggio contro la Jugoslavia ma, essendo una finale, il regolamento prevedeva in quel caso la ripetizione della partita. Ripetizione che gli azzurri vinsero il 10 giugno, con le reti di Riva e Anastasi.

Si tratta ancora oggi dell’unico titolo europeo vinto dall’Italia, che ci è andata vicina in altre occasioni, nel 2000 – quando a negare la vittoria agli azzurri fu il golden gol di Trezeguet – e nel 2012, con la sonora vittoria della Spagna, alla seconda affermazione europea consecutiva. E a guidare quella nazionale c’era un triestino: Valcareggi Ferruccio, nativo di Trieste (dove era venuto al mondo il 12 febbraio del 1919), che con la squadra alabardata aveva esordito in Serie A, giocando come interno d’attacco in una formazione che poteva annoverare diversi campioni del mondo (e olimpici) con la nazionale azzurra: Pasinati, Chizzo, Colaussi…tra gli alabardati c’è anche Grezar, anche lui alle prime esperienze in A prima del passaggio al Grande Torino. Non c’è invece Nereo Rocco, che aveva lasciato la squadra alabardata proprio la stagione prima dell’esordio di quello che sarà un suo collega anche in panchina nei decenni successivi. La carriera di Valcareggi, comunque, si svolgerà perlopiù lontano da Trieste: Firenze, Bergamo, Lucca, Milano, Bologna, prima dell’approdo in Nazionale, dove viene chiamato nel 1966 al posto di Fabbri all’indomani dell’eliminazione azzurra al Mondiale inglese per mano della Nord Corea. Tra novembre 1966 e marzo 1967 ad affiancarlo sulla panchina azzurra c’è il Mago Helenio Herrera, poi Valcareggi rimane unico allenatore e guida l’Italia di Zoff, Facchetti, Burgnich, Anastasi, Riva e tutti gli altri al successo di Roma nel 1968. Nel suo palmarés anche l’argento ai Mondiali messicani del 1970, passati alla storia per la famosa “staffetta” Rivera-Mazzola, in cui gli azzurri persero la finale contro il Brasile della Perla Nera Pelè.

L’altro alabardato della spedizione azzurra a Italia ’68, come si è detto, è Giorgio Ferrini. Lui, la maglia della Triestina non l’ha mai vestita in carriera, esordendo invece tra le fila del Ponziana, squadra con cui mosse i primi passi nel calcio prima di passare al Torino a metà anni Cinquanta. A Trieste, comunque, la sua figura è rimasta molto apprezzata, al punto da dedicargli il centro sportivo di Ponziana (i cui lavori di ristrutturazione partiranno a breve grazie anche alla Triestina). In quell’Europeo del 1968, Ferrini – che con la Nazionale aveva giocato pochi scampoli di partite nei sei anni precedenti – giocò la prima delle due finali contro la Jugoslavia, quella terminata in parità. Dopo la morte, avvenuta nel 1976 a seguito di due emorragie cerebrali, Ferrini riposa al cimitero di Pino Torinese, ma la sua città natale non lo ha mai dimenticato, anzi, tutt’altro.