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mercoledì, 5 Ottobre 2022

L’esperienza DAD per giovani e professori: quali le conseguenze della Didattica a distanza?

20.04.2021 – 10.30 – L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha stravolto la vita di tutta la popolazione mondiale, nessuno escluso: ma, una fascia sociale che ha risentito molto delle restrizioni messe in campo per il contenimento della pandemia, è sicuramente quella dei giovani.
E, tra gli argomenti di maggior dibattito sulla questione, si è ritrovata proprio la scuola: le quattro mura dell’apprendimento sono tornate sotto i riflettori a causa della prolungata Didattica a Distanza che, tutt’ora, permea tra le classi degli Istituti.
Ma come hanno vissuto, e stanno vivendo, i giovani e i professori questa nuova sperimentazione nell’ambito dell’apprendimento?
Per comprendere a pieno questa nuova esperienza, è necessario prendere in esame entrambe le prospettive dei diretti interessati.

Ed è proprio per questo che lo studio “Tecnologia e innovazione didattica nella scuola ai tempi del covid-19: un’indagine valutativa dell’efficacia didattica nella prospettiva dello studente” Di Davide Di Palma (Università degli Studi di Napoli “Parthenope”) e Patrizia Belfiore (Università degli Studi di Napoli “Parthenope”) e l’indagine nazionale della SIRD (Società Italiana di Ricerca Didattica) Per un confronto sulle modalità di didattica a distanza adottate nelle scuole italiane nel periodo di emergenza COVID-19 possiedono dei dati interessanti per comprendere preliminarmente, e ancora parzialmente, l’esperienza della Didattica a distanza e le relative conseguenze.
Doveroso, prima di vagliare i dati di queste ricerche, fare delle premesse per quanto riguarda i due studi riportati: ovviamente è un modo per osservare due punti di vista differenti, ma l’obiettivo non è comparare le due ricerche sotto un profilo quantitativo e qualitativo.
Innanzitutto perchè il primo studio citato ha coinvolto 1000 studenti, mentre il secondo conta invece più di 16mila insegnanti interessati.

Il primo studio, ovvero quello sviluppato dall’Università degli Studi di Napoli, si basa su un questionario online somministrato agli studenti dopo il promo mese di DAD: una ricerca che ha coinvolto, come anticipato, 1000 studenti e che è strutturato su 10 domande.

1.Possiedi i mezzi tecnologici necessari per seguire le lezioni a distanza (Wi-Fi,computer, …)?
2.Ci sono abbastanza personal computer nella tua famiglia tali da riuscire facilmente a gestire le esigenze lavorative e scolastiche di tutti i membri?

Queste prime due domande del questionario erano orientate a comprendere il contesto ambientale nel quale vivono e sono richiamati a svolgere la loro azione formativa  scolastica i ragazzi, facendo emergere risposte molto interessanti: quando a quest’ultimi è stato chiesto se possedessero i mezzi tecnologici necessari per seguire le lezioni a distanza, solo il 73.7% ha risposto affermativamente, quindi più di 200 su 1000 studenti del campione non dispone dei mezzi e delle risorse tecnologiche per poter seguire autonomamente da casa le videolezioni.
Per quanto riguarda invece la seconda domanda, è risultata ancora più bassa la percentuale che ha risposto positivamente (solo il 44.9%) e la percentuale di ragazzi che non ha a disposizione un PC è estremamente grande (35.3%).

3. Continui a seguire le lezioni di tutte le materie previste nel tuo corso di studi?

La maggior parte degli studenti ha mantenuto un livello di frequenza, seppur virtuale, in linea con quello tradizionale in presenza. Emerge un picco tra i ragazzi di 14 e 15 anni con il 73.7% dei ragazzi che continua a seguire le lezioni, mentre la fascia d’età degli studenti con la percentuale positiva più bassa è stata quella tra i 18 e 19 anni con 46.7%

4.Pensi che il carico di lavoro sia maggiore rispetto alla didattica tradizionale?

Interessante notare come 3/4 del campione ha evidenziato come lo ritenesse più impegnativo.

5. I professori hanno ben adattato le loro lezioni a questo nuovo tipo di didattica?

Per quanto riguarda questo argomento sarà molto interessante osservare il rovescio della medaglia nel secondo studio, visto che oltre il 36% dei ragazzi ha risposto negativamente.

6. La tua attenzione durante le lezioni online riesce ad essere costante?
7. Percepisci forti mancanze rispetto alla didattica tradizionale?
8. Percepisci che la distanza fisica dei compagni influisca in maniera negativa sulla nuova vita scolastica?

Oltre il 40% ha manifestato una difficoltà nel mantenere un efficace livello costante di attenzione durante le lezioni.
Queste tre domande hanno messo in risalto varie problematiche: in primis la mancanza di un ambiente atto all’apprendimento e privo di distrazioni (come può essere l’ambiente domestico) e in secondo luogo la sofferenza per la mancanza di tutte quelle relazioni personali che costituiscono un elemento molto importante nella quotidianità di un adolescente, per la sua crescita formativa sia come studente sia come persona.

9.Ti senti motivato nello studio?
10.Pensi che mantenere le lezioni telematiche anche una volta finita l’emergenza possa essere d’aiuto per te o altri compagni?

In entrambi i casi le risposte con accezione negative sono state quantitativamente rilevanti: si ha avuto spesso una  disapprovazione della sperimentazione attuata , con una parziale accettazione connotata dalla possibilità di avvicinarsi alle discipline scolastiche con degli strumenti digitali molto più vicini alla natura e alle capacità dello studente.

Per quanto riguarda invece l’indagine della SIRDl’obiettivo è il medesimo dello studio precedente, solo da un punto di vista differente, quello degli insegnanti, per tracciare le linee di quella che è, ed è stata, la didattica a distanza.
Si tratta in realtà della prima ricerca nazionale promossa da una Società scientifica in collaborazione con le Associazioni Insegnanti.
Il questionario predisposto è stato un questionario da compilare on-line e gli insegnanti, di scuole di ogni ordine e grado, hanno risposto in forma anonima indicando solo il Comune della scuola di appartenenza, l’ordine di scuola, l’età e il ruolo e, per la secondaria, la disciplina insegnata.
Il questionario è stato aperto on line dall’8 aprile al 15 giugno 2020. In questo intervallo di 11 settimane hanno risposto 16.133 insegnanti.
Passiamo dunque in rassegna alcuni risultati salienti della ricerca.

Rimodulazione della programmazione didattica

La prima tematica affrontata nel questionario è stata quella di verificare in che misura l’emergenza abbia richiesto una rimodulazione della programmazione didattica.
Gli insegnanti di scuola dell’infanzia e di primaria sono dovuti intervenire in misura maggiore su obiettivi e strategie didattiche e hanno dovuto esprimere un maggiore impegno collegiale

Le strategie didattiche

Nella situazione di difficoltà ha prevalso l’uso di modalità trasmissive rispetto alle modalità interattive. È noto come le situazioni di difficoltà finiscono per portare ad assumere modalità più sperimentate e che in qualche misura rispondono di più al modello tradizionale di insegnamento.

La preparazione alla Dad 

La prima delle quattro domande che affrontano questo argomento riguardava l’uso del registro elettronico, che appare adottato nella maggioranza delle scuole ma presenta una flessione significativa nella scuola dell’infanzia. Se invece si affronta il tema della formazione, vediamo sia come le risposte positive vanno dal 9,9% della scuola dell’infanzia al 23,4% della scuola secondaria di secondo grado, sia come le differenze si accentuano in relazione all’aver avuto esperienza diretta di forme di Didattica a distanza. Solo il 6% delle educatrici di scuola dell’infanzia afferma di avere avuto esperienze di DAD, mentre gli insegnanti di scuola secondaria di secondo grado raggiungono il 30%.

Le criticità espresse durante la DAD

Nel complesso le maggiori criticità hanno riguardato l’aumento dei tempi di lavoro e la valutazione degli studenti, ma sono risultati rilevanti anche i problemi tecnici, le modalità in cui la didattica a distanza ha configurato i nuovi ambienti di apprendimento. 

La collaborazione 

Di fatto le domande sulla collaborazione fanno emergere il versante positivo di alcuni aspetti osservati sulle domande relative alla criticità. Tuttavia, se pure l’osservazione dell’andamento delle risposte fa evidenziare alcuni aspetti positivi, merita essere letto con attenzione il fatto che se è vero che circa il 67% degli insegnanti ha dichiarato di avere collaborato abbastanza o molto con il consiglio di classe è altrettanto vero che almeno 3 insegnanti su 10 hanno invece valutato sporadica o nulla questa collaborazione.

Interventi per DSA e BES

Dalle risposte emerge che per gli studenti con DSA e BES il lavoro di rimodulazione del PEI (Piano Educativo Individualizzato) è avvenuto nel 55% dei casi mentre il PDP (Piano Didattico Personalizzato) è stato rimodulato solo nel 44% dei casi.
Nella maggior parte dei casi è stato necessario l’uso di ulteriore materiale personalizzato e specifiche modalità di contatto tra alunno e docente anche attraverso un forte coinvolgimento delle famiglie.
Interessante notare che la percezione del rilievo di questi interventi è diversa se a valutarli sono gli insegnanti curricolari o gli insegnanti di sostegno.

La valutazione dell’esperienza 

Gli insegnanti valutano molto positivamente l’attivazione del corpo docente nella fase di emergenza e considerano che si sia affrontato un considerevole carico di lavoro. Dalle risposte emerge anche l’idea che l’emergenza abbia spinto ad una maggiore collaborazione tra gli insegnanti e che le scuole abbiano fatto la loro parte in termini di supporto organizzativo e tecnologico. Di segno opposto appare invece la qualità dell’esperienza quando se ne prende in considerazione l’efficacia per l’apprendimento, la qualità delle interazioni e della comunicazione, l’autonomia degli studenti, l’inclusione.

In conclusione, è necessario ribadire come comprendere il punto di vista di entrambi gli interessati sia necessario, soprattutto per la creazione di una scuola migliore ed efficace.
L’emergenza sanitaria ha infatti messo in discussione molte cose, rimettendo al centro del dibattito pubblico proprio la ‘questione scuola’ che, mai come ora, necessita di essere presa in esame, in modo da migliorarla e renderla migliore, per formare i ragazzi nell’ottica di renderli cittadini del mondo consapevoli, aventi dalla loro parte i giusti strumenti d’azione, non riducendo l’insegnamento ad un immagazzinamento mnemonico di conoscenze.
Questa emergenza ha colpito proprio una delle fasce più fragili della popolazione, ovvero i giovani, e, riprendendo le parole di Fubini e Ravizza per il Corriere della Sera, “è necessario rendere ai ragazzi almeno parte dell’esperienza di scuola perduta. Sarebbe solo un gesto per loro. Ma è quello che ancora manca”.

[c.c]

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