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venerdì, 2 Dicembre 2022

La storia della casa di spedizioni Francesco Parisi: le origini (1807)

17.04.2021 – 08.30 – I radicali cambiamenti a cui viene sottoposto il commercio nei decenni di passaggio tra settecento e ottocento consistono in un moltiplicarsi di innovazioni tecniche, le quali a loro volta favoriscono una diversa economia e, in ultima analisi, una diversa politica.
Sotto il profilo della logistica terrestre dapprima le strade ferrate e successivamente le prime ferrovie velocizzano i collegamenti tra i nuclei urbani, connettono centro e periferia. Permettono, sul lungo periodo, di ricollocare le merci in maniera rapida e agevole, rispondendo alle necessità del mercato.
Sotto il profilo invece marittimo l’utilizzo sempre più pervasivo degli scafi in ferro consente di aumentare lo stivaggio delle merci, rende profittevole il trasporto di grandi quantità di merce in precedenza considerata “povera”, come il legname. È poi l’era delle navi a vapore, del piroscafo; il quale a sua volta consente di utilizzare snodi marittimi quali il canale di Suez, altrimenti poco agevoli.
Mentre la Gran Bretagna opta in questo contesto per un liberalismo consentito d aun apparato di colonie e stati satellite su cui rovesciare eccessi di produzione e dai quali attingere materie prime, gli stati dell’Europa continentale adottano una sempre maggiore “selvadi barriere e tariffe doganali. In questo contesto non basta più la figura del mercante, ma emerge quella dello spedizioniere, incaricato di orientarsi tra diritti doganali, monetari, fiscali, in modo da far arrivare le merci nel luogo e nel tempo richiesto per il massimo profitto. Occorre coordinare non solo la novità di una doppia rete ferroviaria nell’entroterra e di “vapori” sul mare, ma anche di intuire le possibilità di profitto “nascoste” tra agevolazioni e barriere doganali. In questo quadro viene a collocarsi il porto ottocentesco triestino; e sempre in questo quadro nasce la casa di spedizioni Francesco Parisi, tutt’oggi presente nel tessuto imprenditoriale triestino.

Francesco Parisi aveva appena ventotto anni quando nel 1805 si trasferì da Rovereto a Trieste, attirato dall’impetuosa crescita economica della città. Il giovane aveva già maturato una notevole esperienza dirigenziale presso l’azienda del padre, un’attività di filatura e tessitura della seta; alla morte del genitore, l’attività del padre passò al fratello Girolamo, quella a Vienna a Giuseppe e a Francesco spettò Trieste, dove in realtà una vera e propria impresa doveva ancora essere fondata. Francesco non perse tempo e già il 1 gennaio 1807 fondò la Casa di Commercio Francesco Parisi.
Un documento del 30 gennaio fornisce le prime informazioni sull’azienda: si tratta di una “nuova Casa di commercio all’ingrosso insinuata da Francesco Parisi da correre sotto la ragione Francesco Parisi & Comp […] il fondo capitale viene fissato in fiorini 30000 […] i libri sono tenuti in lingua italiana, a scrittura doppia e nel dovuto buon ordine e sono maestro, Giornale, Cassa e ausiliari“.

L’intuizione di Francesco Parisi, in avanti coi tempi, fu di comprendere come i commercianti non avessero più bisogno solo di un agente di trasporto, quanto di un collaboratore fidato a cui delegare tutte le formalità burocratiche connesse all’attraversamento dei confini e alle transazioni commerciali. Occorreva in altre parole iniziare a “coccolare” il cliente, a fornirgli una professionalità che abbracciasse tutte le complicazioni che andavano sorgendo in termini di tasse, di affitti dei moli, di merci ferme nei magazzini… Non c’era più la necessità di un trasportatore, ma di un intermediario a tutto tondo. Francesco Parisi intuì inoltre come questo carico di responsabilità dovesse accompagnarsi a un cambio di passo: la società doveva avere una buona reputazione, il cliente doveva fidarsi di chi ingaggiava, ritenerlo un “porto” sicuro. Questa filosofia della casa di spedizioni Parisi diventerà poi un elemento distintivo dell’azienda, un’impronta che rimarrà a livello famigliare.
Una circolare del 1807, all’apertura dell’attività, già delineava le intenzioni di Francesco, laddove scriveva di voler fare affidamento ai propri “amici” di cui avrebbe soddisfatto le “commissioni”per la loro “soddisfazione”.
La casa di spedizioni fidelizzò presto questi “amici”, ottenendo il primo nucleo di una clientela fedele; tuttavia l’impresa di Parisi risentì pesantemente della terza occupazione napoleonica durante la quale (1813) Francesco morì, appena trentasettenne.

Il nipote, a sua volta chiamato Francesco (di Girolamo), ereditò così a ventun’anni l’azienda di famiglia triestina, procedendo spedito a riformarla sotto linee puramente spedizioniere: il ramo commerciale, ancora legato a una vecchia mentalità mercantilistica, finì accantonato; e fu il giovanissimo Francesco junior a inaugurare l’era dei viaggi di lavoro, preferendo recarsi in prima persona in Italia e in Europa alla ricerca di nuovi bacini di mercato, nuove lucrose opportunità commerciali. Come la cura della clientela rimarrà impronta distintiva della casa Parisi, così l’abitudine dei viaggi all’estero resterà come pratica famigliare, volta a ottenere un contatto diretto con il partner d’affari.
Gli uffici si spostarono in questo periodo dal Corso (oggi Corso Italia) alla contrada di Vienna (via Fabio Filzi) che rimarrà la sede storica fino al 1885.
Il successo di questa svolta puramente spedizioniera, rivolta ai traffici marittimi, viene attestata da un testimone attendibile… la gendarmeria austriaca! Questa infatti scrive in un rapporto che “incensurabile risulta la condotta e la fama del negoziante di spedizioni Francesco Parisi e della di lui famiglia, con la quale egli vive notoriamente in agiate circostanze economiche” (1842).

“Zio Pepe” dal volume Francesco Parisi Trieste Casa di spedizioni 1807-2007: duecento anni tra economia e storia

Dopo la breve parentesi di Pietro Stanislao (1844-54), la svolta storica per la Casa di spedizioni avviene con Giuseppe Parisi, altrimenti chiamato “zio Pepe“. È Giuseppe a collocare l’azienda di famiglia in un contesto internazionale, utilizzando con preveggenza quelle innovazioni tecnologiche che avevano trasformato il ruolo dello spedizioniere: dalla ferrovia, ai piroscafi, ai telegrafi…

Nel 1857, non appena viene inaugurata a Trieste la ferrovia Meridionale, Giuseppe si affretta a fondare una filiale a Vienna, estendendo per la prima volta l’azienda al di fuori di Trieste. Segue ben presto, dopo la tragica parentesi della morte del figlio Rodolfo, l’apertura di una filiale in terra italiana, a Venezia (1872); a cui presto subentrerà quella di Praga (1877), di Monaco di Baviera (1879), di Milano (1898), di Amburgo (1903)… Senza dimenticare Atene e Smirne (1907). Nello stesso anno, a un secolo dalla fondazione dell’azienda, Giuseppe Parisi commissiona il palazzo di rappresentanza di via di Miramar, sul quale fa incidere il motto “Perseverando vincis“.

La storia della conduzione della Casa di spedizioni Parisi negli anni di Giuseppe permette di connettere la storia locale, “triestina”, con la storia dei grandi flussi globali, delle grandi innovazioni tecniche. Giuseppe dimostra di comprendere l’importanza della Meridionale; e non appena viene aperto il canale di Suez (1869) si accaparra il movimento del cotone dall’India e soprattutto dall’Egitto. In quest’occasione la sede triestina si attrezza di una sala “scientifica” con la quale analizzare la qualità delle fibre del cotone e risolvere le annose controversie tra venditori e acquirenti.
Tra fine ottocento e inizio novecento il moltiplicarsi delle filiali della Parisi è un efficace segnale del successo – a tratti frenetico – dell’azienda: ci si accaparra dopo il cotone, la movimentazione dei sacchi di caffè. Nei magazzini portuali Francesco Parisi fa approntare le attrezzature per la selezione e la pulitura dei chicchi di caffè. Non ci si limita più alla sola movimentazione, ora ci si preoccupa anche della lavorazione del prodotto per conto di terzi.
La rete di traffico intanto continua a espandersi, si ramifica fino all’oriente con flussi di granaglie, juta, prodotti coloniali, zucchero…

Francesco Parisi è inoltre il primo della famiglia, nel quadro delle lotte sindacali, a istituire sussidi per i suoi operairesi inabili al lavoro” con la “Fondazione Francesco Giuseppe I” (1897) a cui segue l’istituzione di una proto-pensione per gli impiegati che volessero ritirarsi dal lavoro, dopo i sessant’anni d’età (1903).
L’ascesa economica anticipa quella politica: Francesco Parisi diventa nobile nel 1903, viene nominato barone dall’imperatore nel 1913; tra il 1896 e il 1915 diventa Consigliere di Direzione della Riunione Adriatica di Sicurtà.
Eppure l’epopea di Francesco Parisi non si conclude serenamente; morirà infatti nel 1917 nel pieno della crisi della Prima Guerra Mondiale. Quel mondo globalizzato, ricco di squilibri e diseguaglianze, ma quantomeno in pace, spasima in agonia; e quella stessa Austria-Ungheria nella quale Parisi aveva prosperato lentamente si distrugge. Non sarà la fine della triestina Casa di spedizioni, ma come in seguito all’occupazione napoleonica del 1813 i successori di “zio Pepe” dovranno attuare un radicale ripensamento.

Fonti: Antonella Cosenzi, Lorenza Resciniti, Francesco Parisi Trieste Casa di spedizioni 1807-2007: duecento anni tra economia e storia, Trieste, catalogo della mostra tenutasi a Palazzo Gopcevich, 3-26 agosto 2007

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Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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