Figlia in punizione, babbo in prigione. Colpevole o innocente? Diritto 4.0

21.04.2021 – 09.07 – La settimana scorsa abbiamo visto i pericoli dell’andare a scuola, soprattutto se gli insegnanti hanno metodi educativi da Codice penale: una maestra era stata condannata per il reato di “abuso dei mezzi di correzione” ed i poveri studenti le avevano viste di tutti i colori. Ma anche rimanere a casa comporta dei rischi, soprattutto se non si fanno i compiti e se i genitori utilizzano gli stessi metodi educativi della maestra. O peggio. Una sfortunata ragazzina che, nella ricostruzione dei fatti, viene accusata dal padre di non avere fatto i compiti, invece di ricevere una nota sul libretto, ha ricevuto una prognosi di ventun giorni.

L’uomo, colpevole del reato di maltrattamenti in danno della figlia minore, viene condannato alla pena in due anni e tre mesi di reclusione e prova a difendersi davanti alla Corte di Cassazione. Una sua difesa si basa sulle dichiarazioni dei testimoni, perché, mentre la madre della ragazzina aveva confermato i maltrattamenti, altri testimoni li avevano esclusi. La questione è interessante ed è un problema che, nel modo del “diritto”, si presenta spesso: infatti, devi sapere che mentre normalmente è possibile dimostrare che qualcosa è accaduto, a volte è semplicemente impossibile provare che qualcosa non sia accaduto.
Ti faccio un esempio. Prova a immaginare un testimone che deve dichiarare se il sig. Rossi sia entrato in un determinato negozio. Se lo ha visto entrare, può dichiarare senza problemi che “il sig. Rossi è entrato in quel negozio, poiché io lo ho visto”. Ma adesso immagina che il testimone debba dichiarare che il sig. Rossi non è mai entrato in quel determinato negozio. Se anche dichiarasse “non ho mai visto il sig. Rossi entrare in quel negozio”, ciò non significa che Rossi non sia entrato, ma semplicemente che il testimone non l’ha visto. Magari perché il testimone non ha passato il suo tempo a sorvegliare il negozio o a sorvegliare il sig. Rossi. Insomma, dimostrare una “circostanza negativa” è a tal punto difficile, che si rischia spesso che il giudice nemmeno ti ci faccia provare.
Nel nostro caso, il condannato si difende osservando che vari testimoni, che hanno visto l’uomo con la figlia, hanno potuto dichiarato che non la maltrattava. Ma cosa accadeva quando i testimoni non erano presenti? Questo i testimoni non lo sanno e non lo possono sapere. “Il fatto che altri testi… abbiano riferito di non avere mai assistito ad atti di violenza dell’imputato” non è una circostanza decisiva. I giudici osservano che i testimoni non hanno dichiarato di avere monitorato costantemente l’imputato e la figlia durante il periodo dei maltrattamenti. Avrebbero dovuto dedicare a questa attività di sorveglianti le loro giornate. Pertanto, ciò che i testimoni hanno narrato non è sufficiente a escludere la colpevolezza dell’uomo, la cui condanna viene confermata. (Corte di Cassazione, sentenza 13067/21)

[g.c.a.]