“Ridateci i nostri banchi, le nostre palestre e i campi da gioco”, al via la protesta ultrapacifica della Società Ginnastica Triestina

30.03.2021 – 08:00 – La scuola, così come lo sport in presenza sono insostituibili. Non è solo una questione di difficoltà di apprendimento ma proprio di socialità e rapporti umani pressochè annullati. Un aspetto quest’ultimo che se per i ragazzi delle scuole superiori è sopportabile grazie alla loro maggiore maturità, non lo è altrettanto per i bambini delle classi elementari e per quelli delle scuole medie in età preadolescenziale. Tra il lockdown del 2020 e il continuo alternarsi di zone arancioni e zone rosse nel 2021, i bambini italiani sono ormai da un anno lontano dai banchi di scuola o dalle palestre dove erano soliti praticare attività sportiva pomeridiana. Per tanto, in alcuni casi, stanno presentando inevitabili problemi di attenzione ed apprendimento.

Dal canto suo la Società Ginnastica Triestina, nonostante sin dalle prime battute della pandemia si sia appositamente attrezzata per poter accogliere in sicurezza presso i propri impianti sportivi i suoi allievi, si è ritrovata costretta a dover interdire le proprie palestre a tutti gli atleti non agonisti, talvolta rimettendoci pure economicamente. Per questo motivo, i vertici dello storico sodalizio biancoceleste hanno deciso, in collaborazione con i propri ragazzi e i loro rispettivi genitori, di manifestare il proprio dissenso verso la chiusura di scuole e palestre attraverso una protesta ultrapacifica.

Negli scorsi giorni, infatti, il patron di SGT, Massimo Varrecchia, ha commissionato all’artista triestina Paola Ramella, la realizzazione di un disegno con lo slogan “Ridateci i nostri banchi, le nostre palestre e i campi da gioco”; un manifesto che verrà poi fatto girare attraverso i social network e che verrà infine applicato dai ragazzi come schermata salva schermo durante le loro lezioni in didattica a distanza.

Il commento della disegnatrice triestina, Paola Ramella:

“Il mio disegno raffigura l’isolamento e la mancanza di “spessore” della vita virtuale, – ha commentato Ramella – la “sospensione” rispetto al flusso del tempo che è dato dal movimento nello spazio. Ho voluto evidenziare la perdita di identità delle figure sullo schermo e la fissità dello sguardo, che aliena e stanca, di chi osserva uno schermo. Tutta la meraviglia del mondo reale con l’aria e la natura è invece altrove” – ha concluso l’artista.