La leggenda nera del Medioevo: le conclusioni

22.03.2021 – 08.00 – Si può dire che il Medioevo è un corpo dalle mille anime, controverso a tratti, ma ricco di informazioni e piaghe nascoste che spesso non vedono la luce nell’apprendimento del periodo storico. Nel corso delle interviste intercorse in questa tesi si è voluto concentrare l’attenzione su molti nervi scoperti della nostra società, in particolar modo sulle pecche dell’istruzione, sull’arma a doppio taglio chiamata Internet e su una componente da non sottovalutare, ovvero gli adattamenti storici che fanno capolino nella cinematografia, nei filoni letterari e nelle serie televisive.
Un mondo, quello contemporaneo, che abbraccia in realtà una visione molto antiquata, a tratti anacronistica della conoscenza, che trascura spesso il mondo umanistico e le sue manifestazioni.
In questa rubrica viene affrontato il problema della percezione del Medioevo ai giorni nostri – oltre alla prima parte dedicata alla visione dell’Età di Mezzo nel corso dei secoli scorsi – ma un’analisi simile non convoglia unicamente nei falsi miti, o verità travisate, che spesso emergono sul Medioevo, ma può benissimo riproporsi per altri periodi storici, correnti artistiche, scuole filosofiche e via dicendo.

In un 2020 complesso, e nei decenni che lo hanno preceduto, ha preso sempre più piede la divisione tra Scienze dello Spirito e Scienze Naturali, che oggi diventano discipline umanistiche e scientifiche: due mondi che dovrebbero intrecciarsi e che invece, ad oggi, vengono sempre più forzosamente separati, facendoli vivere in veste di binari paralleli e non comunicanti.
Una tendenza che si specchia anche nella scuola di oggi: ci si muove sempre più verso
lo studio del singolo avvenimento, della mnemonica conoscenza dell’anno e della
guerra intercorsa a quel tempo, trascurando così la complessità del periodo, di una
visione globale di ciò che è accaduto e delle meravigliose sfumature che un’epoca
possiede, tra scienza, arte, politica e filosofia: discipline che danzano sulle note della
stessa melodia e che, purtroppo, vengono spesso apprese quali compartimenti stagni.

Ovviamente non è l’unico problema che emerge: spesso ci sono difficoltà nella
comunicazione, specialmente con l’avvento di Internet e dei Social Media.
La rete è uno strumento meraviglioso che ha rivoluzionato il modo di vivere e
comunicare della società, ma, come è visibile fin dal primo acchito, diventa ben presto
un canale abusato o adoperato con poca cognizione di causa.
E proprio a partire da questo contesto che si torna a parlare di istruzione: è necessario,
in un mondo iperconnesso e basato sulla tecnologia e la rete, educare gli individui
all’uso di Internet in maniera consapevole: districarsi dalle Fake News, uscire dalla Echo Chamber creata su misura per il singolo e, soprattutto, superare la pigrizia e l’annichilimento del ‘tutto e subito’.

Il cittadino del mondo, quello che attraverso Internet è in grado di viaggiare lungo tutto l’emisfero, deve essere un utente consapevole e non un viandante sperduto in una
macchina vorticosa. Ecco allora che il Medioevo, pregno di stereotipi radicati nel tempo
e appurate verità spesso date per scontate, diventa il modello perfetto per dimostrare
un’azione che tende a ripetersi, dalla scuola fino al progredire della formazione di un
individuo. Metodologie di comunicazione e, soprattutto diffusione, che dovrebbero
vivere, proprio in questi anni di fermento e di richiesta di cittadini dalla forte elasticità – sia lavorativa ma, soprattutto, mentale – una rivoluzione che parta proprio dall’istruzione scolastica, raggiungendo poi la propagazione della conoscenza e l’educazione all’apprendimento.

[La rubrica “La leggenda nera del Medioevo” è frutto dell’adattamento della tesi di laurea “La leggenda nera del Medioevo. Un viaggio tra retrograde falsificazioni e verità sorprendenti” di Chiara D’Incà e, in veste di relatore, la prof. Miriam Davide, nell’ambito del corso triennale in ‘Discipline Storiche e Filosofiche’ dell’Università degli Studi di Trieste]