Bora vs Scirocco: l’asse Trieste-Palermo di Giulia Crimaldi

La Città del Sogno di Giulia Crimaldi

09.03.2021 – 08.30 – Nemmeno con il covid si ferma l’entusiasmo delle mostre a Trieste: è firmata Giulia Crimaldi la mostra “Bora vs Scirocco” che si è tenuta dal 1 marzo in Sala Veruda. Un connubio di colori, tematiche e soggetti energici che hanno portato una sferzata di positività in questo periodo in cui a farne le spese è stata anche l’arte. Nonostante l’interruzione forzata, avvenuta questo venerdì a causa delle nuove restrizioni imposte, l’esposizione ha riscosso diversi pareri positivi ed è proprio l’autrice stessa a spiegare il perché, grazie ai commenti ricevuti: “coloro che hanno fatto in tempo a presenziare mi hanno parlato molto dei colori, delle tematiche e dei soggetti energici, che in questo periodo complesso per tutti, hanno regalato un momento di contentezza”.

Le tematiche sono legate alle mie origini, divise a metà tra il Friuli Venezia Giulia e la Sicilia (dove sto già pensando di esporre, in futuro): lo si capisce già dal titolo della mostra, che unisce il nome dei due venti che soffiano rispettivamente a Palermo e a Trieste. I legami che queste due città hanno sono tanti, motivo per cui non ho voluto soffermarmi su un soggetto in particolare, ma presentarne diversi: a partire dai pesci, con i loro colori e riflessi, simbolo dei due mari, alle botteghe triestine, spaccato peculiare di una tradizione che, ora più che mai, è necessario rappresentare.”
Un’occasione, infatti, per tornare a respirare, attraverso la pittura, degli spaccati di quotidianità che ci sembrano lontani, quasi irraggiungibili: a partire dalla pescheria del Salone degli Incanti, forse emblema più vivido dell’affollamento in era pre pandemia, alla libreria di Saba, passando per la Drogheria Toso, l’antico in Largo Rigattieri, ed ancora la “Bomboniera”. Un bisogno di rivivere il tempo che si è fermato, grazie allo straordinario potere comunicativo dell’arte: “La pittura dà potere alla mente, riuscendo a creare un pensiero, con soggetti, colori e immagini, più di quanto la parola delle volte non possa fare.

It’s probably me di Giulia Crimaldi

Uno dei miei quadri rappresenta me stessa con una tela in mano, che me ne vado da un luogo indefinito: nella mente degli osservatori ciò ha suscitato la curiosità e l’interesse di attribuire un nome a quel luogo che, in realtà, propriamente non esiste. Questo è il potere dell’arte”. Idea che è piaciuta anche ai titolari delle botteghe storiche, che sono riusciti a presenziare all’esposizione – e ad apprezzarla.
Proprio per questo motivo, Giulia Crimaldi ha iniziato a dipingere: “L’arte mi è sempre interessata, ma ho deciso di prendere in mano questa passione in età un po’ più matura, per poterle dedicare il tempo necessario. Ho frequentato corsi e scuole, trovando nel mio cammino persone che mi hanno insegnato e trasmesso sì la tecnica, ma anche un concetto più profondo di cosa voglia dire dipingere. Per me, ciò che faccio è volontà di esprimere con entusiasmo e con impegno le cose per come sono realmente. Partecipo a mostre collettive per dare il mio contributo, anche solo con alcuni quadri e basta, all’interno del panorama artistico, che specialmente adesso sta soffrendo molto”.

Adesso la Crimaldi pensa già ad un catalogo da realizzare dopo il 12, data ipotetica in cui la mostra avrebbe dovuto concludersi, per poter dare l’opportunità di “visitare” la mostra anche a chi non ha potuto fisicamente, in attesa di poter ridare all’arte lo spazio necessario, perché essa possa creare nuovi ricordi e non solo farne rivivere di vecchi.

i.m