Bambini, incubi e risvegli notturni: come affrontarli? Telemaco risponde

04.03.2021 – 09.40 – Con l’arrivo del Coronavirus il mondo è cambiato e, con esso, anche noi. Catapultati da un giorno all’altro nell’emergenza, abbiamo dovuto forzatamente rimettere in discussione le nostre vite e le nostre certezze. Per cercare di dare risposta a quelle che sono le preoccupazioni, i dubbi e le domande dei lettori, Trieste.news ha deciso di ospitare una nuova rubrica a cura dell’équipe dell’associazione Telemaco di Trieste: l’obiettivo è quello di creare un luogo di accoglimento delle paure, delle incertezze e delle angosce. Un modo, in questo tempo di fatica e incognite, per essere vicini alla cittadinanza, per poter dare ascolto alle difficoltà e articolare delle risposte non normative ma che possano stimolare nuove domande.

Domanda: Buongiorno, sono la mamma di una bambina di 3 anni. Improvvisamente la nostra piccola ha iniziato a svegliarsi spesso di notte, ci racconta dei “mostri e degli animali cattivi” che probabilmente sogna e adesso fa molta fatica ad addormentarsi, si agita quando è il momento di andare a letto e non vuole stare da sola nella sua stanza. Come possiamo aiutarla? Come sarebbe meglio comportarsi? Vi ringrazio, mamma Rossella.

Risponde Benedetta Moras di Telemaco Trieste: Buongiorno Rossella, intanto la ringrazio molto per questa sua domanda che apre una serie di questioni che interessano molti genitori: il sonno, i risvegli notturni e le paure.
Partirei da questa premessa: il sonno è un bisogno fondamentale del bambino, si tratta di un fenomeno complesso, che si evolve e si modifica durante la crescita. Il ritmo e la durata del sonno saranno quindi diversi a seconda delle età, delle fasi di sviluppo e delle caratteristiche di ogni singolo bambino.
L’addormentamento è spesso un momento cruciale nella giornata di un bimbo che si prepara ad affrontare l’intensa avventura della notte: lasciar andare il giorno e tutto ciò che questo comporta. Il passaggio dal giorno alla notte è infatti un’esperienza di transizione, di separazione, di perdita di controllo sulla realtà esterna; segna un distacco da mamma e papà ma anche dal mondo esterno, dalla vita con gli altri, dai giochi e da tutti quei nuovi interessi che il bambino sta scoprendo. Ecco che spesso i genitori assistono a delle vere e proprie lotte contro il sonno: nonostante la stanchezza evidente, i bambini sono così eccitati per tutto quello che stanno vivendo che fanno fatica ad addormentarsi.
Ma questa fatica nasconde spesso una paura profonda, radicata nell’immaginario infantile: il timore che abbandonando il mondo – per dormire – tutto ciò che esiste attorno al bambino, svanisca nel nulla. Che cosa succederà mentre io dormirò? Mamma e papà saranno ancora qui quando mi sveglierò? Qualcuno poterà via i miei preziosissimi giochi? Ecco quali pensieri possono apparire nella mente del bambino prima di coricarsi.

Nel rifiuto di andare a letto o nel posticipare il più possibile questo momento possiamo leggere dunque una domanda di presenza ed un bisogno di sicurezza. Ecco allora che già una luce lieve, una musica delicata, l’inseparabile peluches sono dei buoni compagni di viaggio in questa avventura, mentre invece la voce della mamma o del papà restano sicuramente i migliori alleati. Sarebbe importante riuscire a trovare un tempo da dedicare alla ”buona notte”, creando un rituale che aiuti il bambino ad addormentarsi serenamente: ripetendosi sempre allo stesso modo, i rituali diventano rassicuranti proprio perché il bambino li conosce e dunque li può controllare.
Rispetto alla qualità del sonno, possiamo osservare come questa sia sensibile allo stato di tranquillità oppure di tensione che circola in famiglia. I bambini sono abilissimi nel captare le sensazioni e le emozioni nell’ambiente che li circonda: se questo è minaccioso oppure troppo carico di sollecitazioni può essere difficile per il bambino lasciarsi andare nel sonno.
Inoltre, va segnalato che tutto ciò che modifica la vita del bambino crea scompiglio e richiede un adattamento che può riflettersi anche nel sonno, andando a modificare il ritmo sonno-veglia o rendendo più complicato il momento dell’addormentamento: ne sono un esempio la dentizione o lo svezzamento, i passaggi importanti come i primi passi, l’inserimento all’asilo o un trasloco, eventi con forti risvolti emotivi come la nascita di un fratellino, la separazione dei genitori, un lutto.

Infine, tra i due e tre anni i bambini attraversano spesso una fase di paure, che l’inconscio esprime attraverso i sogni trasformandoli in brutti incubi. In questo periodo del loro sviluppo, il passaggio dalla dipendenza alle prime autonomie comporta diverse sfide, ricche di rischi e pericoli, che portano il bambino a confrontarsi con i propri limiti, facendoli sentire a volte fragili ed insicuri. Nascono così le prime paure e insicurezze, alle quali si aggiungono quelle che riflettono i primi conflitti edipici (i forti sentimenti di amore esclusivo, gelosia e rivalità), che vengono espresse in modo simbolico attraverso il gioco di giorno ed il sogno (o l’incubo) di notte.
Possono dunque comparire mostri, lupi e animali feroci nelle notti dei bambini di questa età: questi personaggi diventano il simbolo dei primi sentimenti aggressivi con cui il bambino inizia a confrontarsi. In questo modo, ad esempio, il lupo assume il ruolo di “cattivo” che compie quelle cose che il bambino inconsciamente fantastica di fare (ad esempio far sparire il fratellino di cui è geloso, o i genitori che lo hanno sgridato).

Quando il bambino si sveglia terrorizzato da un brutto sogno nel cuore della notte, la prima cosa di cui ha bisogno è qualcuno che risponda al suo richiamo: la presenza del genitore, la sua mano, il suo abbraccio, le sue carezze offrono un contenimento fisico che limita anche le angosce più profonde. L’indomani mattina poi, quando il bambino sarà più sereno, sarà possibile tornare sull’argomento e affrontarlo anche verbalmente: farsi raccontare, disegnare, mettere in scena il cattivo sono dei possibili modi per limitare l’angoscia, per intrappolarla e renderla così meno inquietante.