La leggenda nera del Medioevo: l’intervista a Fabio Cavalli

01.03.2020 – 08.00 – Quando la poliedricità si incarna in un uomo il risultato non può esser altro che eccezionale.
Questa la definizione perfetta per la figura di Fabio Cavalli: studioso al quale risulta impossibile dare una collocazione statica. Il dinamico Cavalli si laurea in Medicina a Siena nel 1978, specializzandosi poi in radiologia generale. Emigrato in Friuli Venezia Giulia nel 1981, ricopre l’incarico di Dirigente ospedaliero e medico. Già da studente
però Cavalli nutre una forte passione per la musica, che convoglierà a nozze con il
fervente interesse per il Medioevo. Nel 1974 crea infatti uno dei primi gruppi musicali
interessati esclusivamente all’Età di Mezzo.
Una figura eclettica che, tra corsie e palchi, dà alla luce nel 1988, insieme ad altri colleghi, un’accademia di studi medievali, di cui è tutt’ora presidente.
Unendo le proprie conoscenze in un vero e proprio Melting Pot a dir poco proficuo,
Fabio Cavalli incomincia ad interessarsi sia di storia della medicina sia di antropologia
fisica, ovvero lo studio dei resti ossei. Porta avanti da quel momento la professione di
Professore di Storia della Medicina per il Dipartimento di Scienze Mediche Chirurgiche
e della Salute dell’Università degli Studi di Trieste, insegnando anche, per lo stesso
Ateneo, Antropologia Forense.
Ma non finisce qui: Cavalli si occupa anche di radiologia applicata ai resti ossei umani, fondando un’unità di ricerca di paleo radiologia incardinata nell’Azienda Sanitaria Regionale, con i quali persegue vari studi da molti anni, che hanno inoltre portato a interessanti ricadute anche sull’attualità.

Secondo Lei, perché il Medioevo viene collegato ad un periodo buio?
Il problema è che il Medioevo ricopre mille, settecento o seicento anni, a seconda dei
punti di vista. Esistono quindi almeno due tipi di medioevo – Alto e Basso – che
possiedono spesso problemi diametralmente opposti, o comunque molto diversi tra loro,
non potendo il più delle volte essere confrontati. Dicendo invece che tutto questo lasso
di tempo chiamato Medioevo sia stato preso come esempio negativo dagli umanisti, per sottolineare il loro ‘essere diversi’, è invece un altro discorso; e che poi questo esempio
degradante dell’epoca si sia perpetuato a lungo, creando una sorta di leggenda nera sul
Medioevo è un dato di fatto: se pensiamo come si è insegnato a scuola questo periodo
storico durante lo scorso secolo, ci rendiamo conto di quanto anche l’istruzione abbia
contribuito a questo falso mito. La società medievale è cristiana, con tutto quello che ha
comportato, dal monachesimo ai tentativi di teocrazia: nell’Ottocento in Italia, ma anche altrove, ci sono dei movimenti fortemente anticlericali che utilizzano il Medioevo quale esempio negativo, poiché si parla appunto di una società profondamente cristiana.
Questo è stato un altro forte svantaggio per l’Età di Mezzo, che ha portato questa specie di leggenda a radicarsi fino ad oggi, nonostante la storiografia accreditata dimostri come nel Medioevo non ci sono solamente eventi negativi ma anche cose straordinarie.

Perché spesso non c’è alcuna volontà nel voler approfondire l’argomento, dando per
assodato credenze spesso superficiali, o addirittura erronee, del periodo?
Purtroppo gli stereotipi sono duri a morire: ad esempio l’anticlericalismo ottocentesco
non è mai morto. Noi abbiamo imposto una scolarizzazione diffusa, che per certi versi
ha portato buoni frutti, ma ha trascinato con sé anche poca coscienza generale,
soprattutto storica.
Ma ovviamente c’è anche da tenere conto quanto il Medioevo sia un periodo veramente
complesso.

Perché esistono così tanti pregiudizi sul Medioevo e perché sono così diffusi?
Gli altri periodi storici, soprattutto quelli più vicini a noi, sono più facilmente
analizzabili.
Non è certamente facile avere una buona coscienza storica e il Medioevo è talmente
multiforme da possiede tante sfaccettature quanti possibili approcci di analisi.
A mio parere molti fattori legati a questo periodo storico vanno rivalutati: per fare un
esempio, sarebbe necessario ricalibrare la visione del Medioevo quale momento storico
di violenza diffusa, perché non era così. Ho studiato molto questo argomento ed è
emerso che sono veramente pochi i casi di brutalità interpersonale in periodo medievale, certamente minore rispetto ad altre epoche. Un altro esempio può essere la scienza medievale quale pura superstizione: questa è un’eredità molto pesante che non rispecchia assolutamente la verità dei fatti.

Quali pensa siano le pecche dell’istruzione contemporanea sulla spiegazione del
Medioevo, e di altri concetti spesso travisati, in classe?
Se il Medioevo non viene insegnato bene da molti anni, com’è possibile che
improvvisamente si possano istruire correttamente gli studenti?
C’è anche chi trasmette bene la conoscenza, ma lo scorretto insegnamento di questo
periodo storico è un problema purtroppo diffuso.
Inoltre la scuola è un po’ scoordinata: separa discipline che dovrebbero essere insegnate di pari passo, come storia, letteratura e storia dell’arte.
La scuola insegna quindi quello che può, purtroppo, ma bisognerebbe decidere una volta per tutte che la cultura è fondamentale per la formazione di un individuo, quindi la
storia medievale, come l’insegnamento di tutte le altre epoche, andrebbe insegnata in
modo decoroso, specialmente per comprendere al meglio la società attuale.
In Italia non abbiamo una cattiva scuola, abbiamo un’istruzione discreta: essa però è
modellata dalla società che la forma e, a oggi, si notano tutte le manchevolezze della
realtà attuale.

Come vede il rapporto tra falsa informazione e rete?
Difficile dirlo in realtà. Certamente le falsità dilagano in rete, sia a bassi sia ad alti
livelli: ovviamente diventa complesso quando le menzogne vengono diffuse da persone
istituzionali, o comunque di alta carica. Immaginiamo quindi quanto sia facile
modellare una notizia storica, visto che la storia è comunque una disciplina sempre stata soggetta a manipolazione. Oggigiorno viene data la possibilità a chiunque di esplicare la propria opinione, che spesso però appare quale un mero rigurgito privo di forma.
Questo aumenta quindi il rumore: c’è falsa informazione, ma quella c’è sempre stata,
anche prima della rete, solo che oggi si aggiunge anche il frastuono di chi ha la
possibilità di dire la sua ma non ha in realtà un’idea propria, oppure cova all’interno delle sue dichiarazioni altri fini. I giornalisti, parte fondante di questo processo,
risentono invece della scarsa istruzione scolastica, riportando sempre più notizie povere
di sostanza, che tendono a prestarsi ancor più alla manipolazione. Rumore e falsità sono quindi le componenti che formano la disinformazione online. Nel Medioevo le
comunicazioni erano certamente diverse, molto più lente. C’era però una
scolarizzazione, spesso anche di grande portata. Proprio in questo cosiddetto periodo
‘buio’ si era infatti realizzato il fatto che la scuola portasse ricchezza. L’educazione
diventa quindi sinonimo di prosperità, con una sempre maggiore alfabetizzazione.

Nelle società del passato, con forme di comunicazioni simili, o uguali, a quelle
odierne si sarebbero innescate le stesse dinamiche?
Non sarebbe stata un’età medievale. Anche perché noi, ad oggi, possediamo
un’economia ‘post post industriale’, mentre nel Medioevo ne avevano una
preindustriale: quindi vengono a confrontarsi modelli totalmente diversi, che implicano
anche stili di vita assolutamente differenti. Quindi le esigenze di comunicazione sono a
loro volta fondamentalmente divergenti.

Qual è l’importanza del conoscere la storia oggi?
Conoscere la storia, o perlomeno essere a conoscenza degli aspetti culturali delle nostre
origini, serve per comprendere meglio la società. Se un individuo avesse presente il
nostro passato avrebbe molta più cognizione nelle sue scelte.
Si può ricevere molto dall’esperienza storica: insegnare e analizzare i cambiamenti
sociali è un compito improrogabile della storia. Spesso però sembra risulti comodo, in
alcune circostanze, mantenere un livello di conoscenza storica generale basso: perché
nel momento in cui tutti conoscessero bene le dinamiche del passato si rischierebbe di
mettere in crisi molte cose del nostro presente. Le persone, ad oggi, non hanno gli
strumenti per mettere in pratica un’analisi simile, perché spesso non gli si è mai stata
data la possibilità di farvi accesso.
Per poter migliorare questa situazione sarebbe necessario individuare una volta per tutte il ruolo della cultura nella società attuale. Una conoscenza omnicomprensiva, alla base di un sistema, dalla quale fioriscono poi tutte le altre cose.
Il Medioevo, chiudendo, potrebbe certamente essere molto utile per la formazione di questi nuovi modelli sociali.

[La rubrica “La leggenda nera del Medioevo” è frutto dell’adattamento della tesi di laurea “La leggenda nera del Medioevo. Un viaggio tra retrograde falsificazioni e verità sorprendenti” di Chiara D’Incà e, in veste di relatore, la prof. Miriam Davide, nell’ambito del corso triennale in ‘Discipline Storiche e Filosofiche’ dell’Università degli Studi di Trieste]