Magazzino 26, svelati gli spazi museali per le masserizie degli esuli

16.02.2021 – 12.34 – “Il Magazzino 26 è più lungo della Chiesa del Vaticano: ha 38mila metri quadrati […] È già un Museo di per sé stesso”. Le tragiche vicende dell’esodo istriano, così come il naturale gigantismo del Magazzino 26, hanno oggi dominato i discorsi nell’occasione dell’inaugurazione degli spazi museali destinati all’esposizione delle masserizie degli esuli, attualmente conservate al Magazzino 18. Uno spostamento ormai imminente; già nei prossimi giorni l’immenso patrimonio di mobilia e oggettistica verrà lentamente trasferito nella nuova destinazione. Un ritorno a casa, in realtà; proprio verso la fine degli anni Novanta era originariamente il “26” a essere deposito e custode di quella dolorosa eredità. Gli spazi, situati al secondo piano, sono stati oggetto di un restauro che ne ha conservato l’essenza brutalista: pareti di mattoni, colonne di ghisa, finestre incardinate col ferro. Non serviva altro per inserire le masserizie, le quali, per la loro stessa natura, si prestano più a un’esperienza visiva che a un’esposizione museale in senso classico.

L’assessore ai Lavori Pubblici Elisa Lodi ha esordito ricordando come siano stati riqualificati due quinti degli spazi interni del Magazzino 26, equivalenti nel caso in questione ai duemila metri quadri destinati alle masserizie degli esodati; un “lavoro straordinariamente rapido” considerando i mesi di blocco connessi al lockdown, eseguito con “risorse proprie” del Comune di Trieste, slegate dai fondi del Governo. L’attenzione dunque “va a investire sul Porto Vecchio, su questo polo scientifico-culturale che avrà un largo impatto sulla città”.

L’assessore alla Cultura Giorgio Rossi ha sottolineato nuovamente come si tratti di un “ritorno alle origini” per il Magazzino 26; le sale restaurate si trasformeranno così in un “nuovo museo comunale”, a tutti gli effetti il “Civico Museo della Civiltà Istriana Fiumana e Dalmata”, mentre la sede in via Torino continuerà la conversione a Istituto di ricerca incentrato sull'”Adriatico orientale“, per raccontare non solo questo dramma, ma gli “esodi di tante, altre realtà europee“. L’inaugurazione consente pertanto di “coronare un sogno”, con un nuovo spazio attrattivo che attirerà, post Covid, “200mila visitatori annui”.

Il Presidente dell’IRCI Franco Degrassi ha delineato l’iter che ha portato all’individuazione del Magazzino 26, “questo grande contenitore culturale”; il Museo, quando sarà stato completato, permetterà di avere una “lettura complessa di queste terre”, dalle origini preistoriche, all’età greco-romana, ai Comuni medievali, “fino all’esodo”.
In particolare “cercheremo di dare la stessa sensazione di chi visita il magazzino 18” ovvero che questo “non è un museo, ma un santuario“. Negli anni ha infatti osservato che l’esposizione delle masserizie ha un potente impatto, “stringe il cuore a tanta gente comune, quando lo vede per la prima volta”.

Con viva commozione il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza ha rievocato quando, per la prima volta, visitò il Magazzino 18, agli inizi duemila: “Non ho problemi a dirlo, mi erano scappate delle lacrime, perché nessuno ancora conosceva questa storia”. Il sindaco ha osservato come nelle città italiane spesso manchi “un luogo della memoria del novecento” mentre “in ogni angolo di Trieste c’è una storia della nostra città”. Con un’anticipazione: quando il Museo sarà pronto “voglio che venga il Presidente della Repubblica all’inaugurazione” onde completare quel percorso iniziato a suo tempo con il “Concerto dei Tre Popoli“.

Si tratta dunque di un altro tassello nella storia della città e un altro passo nella “musealizzazione” del Magazzino 26, ormai avviata, tra ritardi e sperimentazioni, da mezzo decennio.

[z.s.]