Trieste Airport, Marano: “Ripresa 2024 ipotesi: tutto dipende da epidemia e vaccinazioni”

26.02.2021 – 11.40 – A circa un anno dall’inizio della pandemia globale che ha stravolto molti ambiti della nostra vita, il settore dei viaggi è uno di quelli che, più di tutti, ha accusato il colpo dell’emergenza e delle restrizioni messe in campo negli ultimi mesi, con una, purtroppo prevista e significativa, contrazione: in Italia, infatti, nel 2020, rispetto al 2019, il traffico passeggeri è sceso del 73 per cento.
Nella giornata di mercoledì 24 febbraio, anche Trieste Airport ha tirato le somme dell’ultimo anno in occasione dell’audizione in IV commissione del Consiglio regionale.
Dei progetti e delle prospettive future dell’aeroporto del Friuli Venezia Giulia e dell’esperienza pandemica tra valige, voli e restrizioni, ne parliamo con il presidente Antonio Marano.

Come ha reagito Trieste Airport, ovviamente per quanto possibile, all’emergenza sanitaria?

“Diciamo che sono i numeri a dirlo: il primo obiettivo è stato quello di ridurre i costi al minimo, cercando di lasciare l’aeroporto aperto solo quando ci sono i voli, mentre, dal punto di vista organizzativo, abbiamo cercato appunto di mettere in campo il personale solo quando necessario, utilizzando tutti gli ammortizzatori sociali disponibili”.

Guardando addietro, ai numeri del 2019, si pensa di poter tornare a quel regime nel 2024: si aspettava questo tipo di proiezione?

“A dir la verità penso che queste siano, appunto, solo proiezioni: quindi semplicemente delle ipotesi e come tali vanno prese.
Tutto dipenderà dal’andamento dell’epidemia e delle vaccinazioni; tanto prima si riapre tanto prima riprenderanno i voli.
Con lo smart working si sono consolidate le riunioni virtuali, quindi probabilmente soffrirà di più il traffico business, mentre, per quanto riguarda il traffico leisure, penso ci sarà invece una domanda che partirà a razzo, nel momento in cui sarà possibile muoversi.
C’è un gran desiderio di viaggiare”.

Voi, nonostante tutto, avete chiuso l’anno con un margine operativo lordo positivo, ma una perdita di 1 milione e mezzo e -73% di traffico. Visto il periodo, e la situazione complessiva degli aeroporti in italia, è un bilancio positivo o negativo?

“Anche questo è relativo: per la gestione dell’emergenza siamo soddisfatti.
Innanzitutto perché siamo riusciti a non licenziare, questo per noi è un risultato importantissimo; poi l’azienda, oggi, da un punto di vista di efficienza operativa, ha raggiunto dei veri livelli di eccellenza e, questo suo dinamismo, le consente di avere sufficiente fieno in cascina per affrontare anche un periodo critico come questo”.

Quali sono state le scelte che, durante la pandemia, vi hanno differenziato dagli altri aeroporti italiani?

“Un’attenzione massima ai costi e alle esigenze operative, oltre alla flessibilità nel lavoro.
Un grande momento di discontinuità dalla gestione precedente è stato proprio quello di avere le persone in aeroporto quando c’era il lavoro e non a prescindere: e, siccome un aeroporto regionale ha le cosiddette ‘onde’, quindi voli del mattino che partono e della sera che rientrano, il carico di lavoro principale lo si ha in queste fasce della giornata.
Nelle altre ore del giorno non c’era di conseguenza la necessità di avere tutto il personale in turno”.

Il 2021, dopo una timida apertura natalizia, si è aperto in realtà con misure più stringenti. Quali sono le prospettive per i prossimi mesi? Da maggio ripartirà anche Ryanair…

“Parlando di compagnie aeree e aeroporti si ragiona in termini di business di mercato: quindi, se c’è domanda, il business riparte.
Si tratta dunque, ancora una volta, di proiezioni create sulla base di quelle che si ritiene essere le stime dell’andamento epidemiologico e delle eventuali restrizioni al viaggio.
Il 2021 ha un grosso punto interrogativo, che dipenderà dall’andamento dell’epidemia, dalle misure che verranno messe in campo e dal piano vaccinale.
In Inghilterra, ad esempio, con ogni probabilità in estate saranno pronti a riaprire tutto, noi molto meno.
Per ora si discute quindi di una materia molto fluida: si parla addirittura di un passaporto sanitario che, secondo alcuni, potrebbe limitare ancora di più la possibilità di movimento”.

E cosa ne pensa lei di un possibile passaporto sanitario?

“Penso che sia quel genere di misura che o viene adottata da tutti, e può funzionare, o viene messa in campo a macchia di leopardo, rischiando di complicare ancor più la situazione.
In realtà, a parte inglesi e greci, sono pochi coloro che lo vorrebbero”.

Quali saranno le tratte attive? Si parla della riapertura di Lufthansa su Francoforte…

“L’obiettivo principale per un aeroporto regionale è quello di garantire, per quanto riguarda il traffico internazionale, i collegamenti con gli hub.
Prima della pandemia avevamo Fiumicino, dove c’erano 3/4 voli al giorno, Monaco con 3 voli al giorno e Francoforte con 2 voli giornalieri: ora, e durante la pandemia, abbiamo solo Roma.
Con la riapertura sarà molto importante questo collegamento con Francoforte, perché, ad oggi, è il principale hub europeo e, quindi, siamo molto contenti di questa riapertura di Lufthansa; sarà infatti l’unico hub in Germania, con Monaco ancora in stand-by.
Per quanto riguarda invece il traffico domestico, ci saranno più operatori in pista e, i collegamenti principali, saranno nord-sud: quindi con la Puglia, Sicilia e Sardegna, con 13 destinazioni nazionali, che ci sembra già un buon risultato”.

A livello regionale, si è detto che il Friuli Venezia Giulia rientra nei parametri comunitari per la continuità territoriale: di cosa si tratta, perché vi rientriamo e quali sono gli step necessari per attivarla e renderla funzionale?

“C’è un regolamento europeo che prevede che i territori che non hanno collegamenti efficaci possano avere un contributo per garantire, appunto, la continuità con i principali centri economici del Paese.
Nel nostro caso, noi abbiamo dei tempi di percorrenza, sia verso Milano sia verso Roma, che superano le tre ore, quindi questo ci darebbe la possibilità di accedere, in linea teorica, a un programma di continuità territoriale; cosa che peraltro è garantita, in Italia, anche alle isole: quindi Sicilia, Sardegna, ma anche Calabria.
Il nostro messaggio ha l’obiettivo di far comprendere che la connettività di un territorio è un fattore competitivo e noi, per ora, siamo totalmente sconnessi.
Nell’attesa che si velocizzi la linea ferroviaria Mestre-Trieste/Mestre-Udine, bisogna dare la possibilità alle persone di muoversi da e per il Friuli Venezia Giulia in maniera agevole, con mezzi come l’aereo, però a tariffe calmierate.
Questo consentirebbe di rendere lo scalo molto più attrattivo per le compagnie aeree, che si vedrebbero poi riconosciuto un quid a biglietto venduto”.

[c.c]