L’architetto e la cassaforte. Diritto 4.0

23.02.2021 – 08.58 – Grossi guai per l’architetto che ha curato la progettazione di un appartamento in Milano. Conclusi i lavori, che aveva diretto, arrivano i ladri. E questo non è colpa sua. I ladri trovano la cassaforte. E anche questo non è colpa sua. Non riuscendo ad aprirla, la staccano dal muro e se la portano via. E qui nasce qualche problema. Non perché l’architetto sia coinvolta nel furto, ma perché, avendo progettato e diretto i lavori, forse la cassaforte non avrebbe dovuto essere asportabile dai malintenzionati.
I padroni di casa, accortisi del furto, non hanno dubbi e chiedono il risarcimento del danno al tecnico. Cosa c’era nella cassaforte sottratta? Beni preziosi per 132.750,00 euro di valore! L’architetto corre dal proprio legale per difendersi e la questione finisce davanti al Tribunale.

Il più consistente inadempimento di cui l’architetto è accusata è rappresentato dalla non corretta installazione della cassaforte, che avrebbe reso possibile la sua sottrazione da parte di ignoti: essa è stata, infatti, “sfilata” dal vano in cui era stata collocata, e ciò pochissimi mesi dopo la fine dei lavori di ristrutturazione. A sostegno della scorrettezza dell’installazione, la derubata deposita le indicazioni di installazione reperite su un forum presente in internet in quanto “i manuali dei produttori visionati dicono poco o nulla in merito all’ancoraggio delle cassette da incasso”.
Proprio sull’assenza delle istruzioni si difende il tecnico: se nemmeno i produttori di cassette di sicurezza forniscono elementi che possano guidare nel procedimento di incasso delle stesse, come si può affermare che l’installazione fosse scorretta? Inoltre, il totale sradicamento della cassetta di sicurezza impedisce di accertare quale sia stata, effettivamente, la tecnica utilizzata per la sua installazione.
Il giudice è chiamato a decidere sulla responsabilità dell’architetto. Quali sono gli elementi a sua disposizione? Non c’è alcuna prova che, anche se la cassetta di sicurezza fosse stata incassata seguendo tecniche alternative a quella concretamente utilizzata (che, peraltro, non si sa quali siano, poiché è visibile solo una voragine nel muro) il furto non si sarebbe verificato. Pertanto, non può ritenersi che, in presenza di una diversa installazione della cassaforte, i danni lamentati (cioè, il furto del contenuto della cassetta di sicurezza) non si sarebbero, con elevata probabilità, verificati. Pertanto, il danno non supera l’esame del “più probabile che non” e l’architetto evita la condanna. (Tribunale Milano, sentenza n. 1780/2020).

[g.c.a.]