“Dai figli non si divorzia”: separazione e bambini, come gestirla? Telemaco risponde

18.02.2021 – 10.02 – Con l’arrivo del Coronavirus il mondo è cambiato e, con esso, anche noi. Catapultati da un giorno all’altro nell’emergenza, abbiamo dovuto forzatamente rimettere in discussione le nostre vite e le nostre certezze. Per cercare di dare risposta a quelle che sono le preoccupazioni, i dubbi e le domande dei lettori, Trieste.news ha deciso di ospitare una nuova rubrica a cura dell’équipe dell’associazione Telemaco di Trieste: l’obiettivo è quello di creare un luogo di accoglimento delle paure, delle incertezze e delle angosce. Un modo, in questo tempo di fatica e incognite, per essere vicini alla cittadinanza, per poter dare ascolto alle difficoltà e articolare delle risposte non normative ma che possano stimolare nuove domande.

Domanda: Buongiorno, sono una mamma di un bambino di 4 anni. Di recente ho scoperto che mio marito mi tradiva. Da lì sono iniziati litigi e incomprensioni, finché non ci siamo separati.
Ora vivo nella nostra casa, lui è tornato dai suoi genitori e siamo in attesa di decidere come gestire la situazione, con l’aiuto degli avvocati. Mio figlio spesso non vuole andare a mangiare dal papà, piange, si nasconde, anche se il padre poi dice che quando è con lui è tranquillo…è obbligato ad andarci? Come posso fare? Grazie, Carla.

Risponde Chiara Manzato per Telemaco Trieste: Cara Carla, la ringrazio molto per questa domanda attraverso la quale lei si interroga sull’essere genitore in una situazione tanto difficile quanto dolorosa quale è la separazione. Si cessa di essere marito e moglie, ma non si cessa di essere genitori e come scrive Anna Oliverio Ferraris: dai figli non si divorzia. Se nel matrimonio ci si sposa assieme, nella separazione si è da soli. Chi prende l’iniziativa è uno, lasciando all’altro il difficile compito di subire le conseguenze della sua decisione.
Un figlio respira l’atmosfera familiare e avverte, seppur inconsapevolmente, tutti i problemi che incombono e il silenzio diviene come nei migliori film di suspence la peggiore delle minacce.
Prima di capire le parole siamo in grado di intendere anche ciò che passa tra le parole, la musica del detto e del non detto. I bambini si preoccupano quando i genitori si comportano in modo insolito anche se può sembrare che non si siano accorti di nulla.
La separazione va comunicata, ovviamente moderata in base all’età del figlio, e dopo tale comunicazione occorre, però, comportarsi di conseguenza. Non si chiede ai genitori di essere perfetti, ma di essere abbastanza buoni, o “sufficientemente buoni” come sosteneva Winnicott.
Spesso nella fase del distacco i figli possono assumere comportamenti insoliti (sonno agitato, sogni tormentosi, ecc.), perché avvertono le tensioni familiari e non sanno darsene una ragione. Noi adulti abbiamo così paura che si facciano male, che soffrano, che si sentano abbandonati e trascurati che, salvo rare eccezioni, li proteggiamo da tutto e da tutti. Le emozioni dei genitori, tuttavia, provocano nei figli reazioni diverse. Come lei evidenzia nella domanda suo figlio mette in atto dei comportamenti anomali proprio nel momento in cui il papà viene a prenderlo, o nel momento dei preparativi dove si nasconde e inizia a piangere. È difficile stabilire perché suo figlio si comporti in questo modo e quindi se è una coincidenza, o è una tappa dello sviluppo, oppure se c’è un disagio, o se il rifiuto del padre possa essere provocato da delle reazioni inconsce; tuttavia, se questi comportamenti dovessero ripetersi possono essere messe in atto delle strategie che possano accompagnare, aiutare e rassicurare vostro figlio in un momento così delicato per poter affrontare al meglio questo passaggio: ad esempio parlandone con lui prima, o può essere utilizzato un piano settimanale scrivendo gli impegni tra i quali la cena col papà, o altro.
Non dobbiamo dimenticare che, per i figli, i genitori sono fondamentali figure di riferimento esterno ma anche presenze interne, che occupano la mente e il cuore. Per cui l’allontanamento del papà o della mamma può essere vissuto come perdita di una parte di sé, che può confondere. La ricomposizione della famiglia separata è quindi un compito fondamentale. Non si tratta di incollare i cocci di un vaso rotto, ma di riprendere a comunicare, di ritrovare la fiducia nelle parole e nelle intenzioni che il linguaggio veicola. I figli non devono essere lasciati all’oscuro della crisi della famiglia col pretesto di proteggerli, di fare “il loro bene”. I bambini, anche i più piccoli, sanno e patiscono tutto. Persino quando sembrano distratti e lontani hanno antenne finissime per captare le emozioni che turbano gli adulti e, se non capiscono quanto sta avvenendo, si sentono più che mai soli e abbandonati.
Tuttavia come dice F. Dolto, anche la salute è un discorso riuscito e se il bambino cresce bene vuol dire che stiamo facendo le cose giuste.