Sport e diritto all’uguaglianza. Diritto 4.0

15.02.2021 – 18.22 – Quando ero ragazzino facevo canottaggio. L’allenatore, dopo alcuni mesi, decise che ero pronto per gareggiare e iniziai a partecipare alle competizioni. Alla prima gara arrivai ultimo. Alla seconda gara arrivai ultimo. Il miglior risultato lo ottenni alla terza gara, alla quale arrivai quarto. Eravamo quattro partecipanti. Quella sensazione di mettercela tutta e di rimanere comunque indietro non mi ha mai abbandonato del tutto e, leggendo i fatti di cronaca, ogni tanto ritorna.
Torniamo a parlare di “diritto”. Tra i più importanti principi della società moderna c’è il “principio di uguaglianza”. Ne hai mai sentito parlare? Immagino di sì. Immagino anche che tu ne sia un convinto sostenitore. E lo conosci? Facciamo un test. Adesso ti chiedo di completare una frase. Io comincio a scrivere la definizione del “principio di uguaglianza” e tu la completi. Usiamo solo tre parole, quindi, dobbiamo sceglierle con attenzione. Sei pronto? Hai capito le regole? Io comincio a scrivere e tu completi la frase. Tre parole. Devi aggiungerne una sola. Dunque, il “principio di uguaglianza” in tre parole dice che “SIAMO TUTTI …”

Adesso tiro a indovinare: hai pensato alla parola “uguali”. È vero? Se è andata così, sappi che hai sbagliato. Non preoccuparti, non è colpa tua. Abbiamo smesso di insegnare educazione civica nelle scuole e agli studenti non vengono più spiegate nemmeno le basi. Eppoi, sei in buona compagnia. In giro per il mondo, anche tra i paesi più civilizzati ci sono cariche altissime che, nei loro discorsi, dimostrano di avere un’idea vaga ed errata di cosa significhi il “principio di uguaglianza”.
Ma adesso cambiamo argomento e parliamo di sport. La notizia è di pochi giorni fa ed è tutta italiana. L’atleta Valentina Petrillo ha stabilito un nuovo record assoluto nella corsa (400 metri T12 indoor), strappandolo a Elisabetta Stefanini. Si tratta di una competizione femminile tra le atlete ipovedenti. Questa vittoria porta a fare alcune riflessioni perché, secondo l’anagrafe, la neocampionessa Petrillo è nata uomo.
Per tenere alta l’attenzione, ti parlo di un’altra notizia sportiva. Lasciamo il mondo dell’atletica leggera ed entriamo nel mondo violento ed estremo della MMA, le arti marziali miste. Si tratta di un incontro datato che risale al 2014. Siamo nel circuito femminile. La combattente Fallon Fox sconfigge Tamikka Brents in due minuti e diciassette secondi fratturandole il cranio. Anche la Fox, secondo l’anagrafe, è nata uomo. L’atleta sconfitta poi dichiarerà: “Ho combattuto contro un sacco di donne e, in un combattimento, non ho mai sentito la potenza che ho provato ieri sera. Non so dire se ciò dipende dal fatto che lei (la Fox) è nata uomo, perché non sono un dottore. Posso solo dire che non mi sono mai sentita così sopraffatta in vita mia, e io stessa sono una donna eccezionalmente forte.”
Sempre in tema di sport, è di grande interesse uno dei primi ordini esecutivi del nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, del 20.01.2021, ove, alla Sezione 1 (https://www.whitehouse.gov/briefing-room/presidential-actions/2021/01/20/executive-order-preventing-and-combating-discrimination-on-basis-of-gender-identity-or-sexual-orientation/) si legge che “ogni persona dovrebbe essere trattata con rispetto e dignità e dovrebbe poter vivere la propria vita senza paura, non importa chi essa sia e chi ami”. “I bambini dovrebbero poter imparare senza preoccuparsi se gli sarà negato l’accesso al gabinetto, allo spogliatoio o agli sport scolastici”. In sintesi, l’ordine esecutivo viene interpretato nel senso che tutti gli studenti, inclusi gli studenti transgender, devono poter imparare senza dover subire alcuna discriminazione sessuale e, pertanto, le donne transgender (cioè gli studenti diventati ragazze) dovrebbero poter competere nelle squadre femminili. I detrattori di Biden ritengono che ciò sia un “attacco ai diritti delle donne”. Il tema è sicuramente delicato e complesso.
Ma torniamo alla nostra rubrica di diritto. Dovevamo completare una frase di tre parole ed ecco la risposta. Il “principio di uguaglianza” in tre parole deve essere riassunto così: “SIAMO TUTTI DIVERSI”. Non siamo uguali, siamo diversi. Chi calpesta la nostra diversità viola uno dei principi fondanti della società moderna, quella in cui tutti vorremmo vivere nel migliore dei modi possibili, magari tramandandola alle generazioni future. Negare le diversità che ci caratterizzano e ci identificano non è progresso, non significa procedere verso un futuro equo. Si chiama “ipocrisia”. Però, ve lo dice uno che non pagaia abbastanza velocemente.

[g.c.a.]