“Sicuri solo se lontani”. Bambini e distanziamento: quali conseguenze? Telemaco risponde

02.02.2021 – 10.10 – Con l’arrivo del Coronavirus il mondo è cambiato e, con esso, anche noi. Catapultati da un giorno all’altro nell’emergenza, abbiamo dovuto forzatamente rimettere in discussione le nostre vite e le nostre certezze. Per cercare di dare risposta a quelle che sono le preoccupazioni, i dubbi e le domande dei lettori, Trieste.news ha deciso di ospitare una nuova rubrica a cura dell’équipe dell’associazione Telemaco di Trieste: l’obiettivo è quello di creare un luogo di accoglimento delle paure, delle incertezze e delle angosce. Un modo, in questo tempo di fatica e incognite, per essere vicini alla cittadinanza, per poter dare ascolto alle difficoltà e articolare delle risposte non normative ma che possano stimolare nuove domande.

Domanda: Sono un’insegnante di scuola primaria e vorrei condividere dubbi e questioni che mi si presentano ogni giorno in classe; premetto che insegno in una classe prima ed in una classe quarta e quindi ho a che fare sia con i “piccoli” che con i ragazzi più grandi.
A partire da settembre le norme anti contagio costringono i ragazzi e gli insegnanti in una gabbia di norme irta di negazioni: NON avvicinarsi, NON toccarsi, NON dimenticare di igienizzarsi le mani, NON cantare, NON togliere la mascherina e così via; i NON più preoccupanti sono quelli che impediscono i comportamenti che fino allo scorso anno noi insegnanti incoraggiavamo: il compagno di classe non ha la matita? Si troverà qualcuno che gliela presta, e chi non vuole prestare viene invitato a comportarsi in modo più attento ai bisogni del compagno. Bene, proprio ciò che adesso bisogna impedire che accada: il passaggio di materiale tra bambini è uno degli eventi che dobbiamo impedire, come pure il raccogliere qualcosa che ad un altro è caduto, il condividere la merenda con qualcuno che l’ha dimenticata oppure il lavorare in gruppo per una ricerca o la soluzione di problemi.
E’ chiaro che in questa fase “fare attenzione all’altro” significa mettere in pratica tutti questi comportamenti NON, esattamente come nel tempo pre covid significava condividere, toccare, avvicinarsi… quindi, anche con queste modalità, il messaggio che noi insegnanti diamo, o dovremmo dare, è sostanzialmente lo stesso.
Però, però… spesso mi chiedo quanta attenzione educativa si metta nel comunicare ai bambini questa parte importantissima di cura per l’altro… e quanto non passi invece, vuoi per abitudine, vuoi per pressione delle famiglie, vuoi perché siamo tutti spaventati, il concetto che si sta sicuri solo “lontani” dall’altro: l’abitudine, la routine, sono meccanismi potenti nel fissare i comportamenti e i sentimenti degli anni a venire. Nei bambini piccoli, che iniziano il loro cammino di scuola con questo fardello, cosa accadrà? Quali “conti” dovremo, come comunità umana, affrontare in futuro, con bambini che si formano in questo clima emotivo?
Quali i risvolti, anche dal punto di vista degli apprendimenti, di questo lavorare separati, senza poter “toccare” la materia, che sia scienze, musica, arte o qualsiasi altra?
Il mio non è un discorso nostalgico, so bene che nel “pre”non era tutto rose e fiori; tuttavia, sono sempre stata fiduciosa nelle potenzialità del “fare per imparare” e soprattutto nel “fare insieme”. Ho sempre pensato che la carezza, l’abbraccio, il contatto fossero elementi imprescindibili nel creare quel clima emotivamente caldo che permette e sostiene l’apprendimento. Ed ora mi sento nell’incertezza e nell’ansia, anche se spero che ai miei alunni le carezze arrivino almeno con la voce. Attraverso la mascherina.

Risponde Stefania Pertoldi per Telemaco Trieste: Cara insegnante, grazie per la sua preziosa riflessione che rimanda a un tema a noi molto caro e che mai come in questo momento si è reso evidente. L’insegnamento, o meglio l’insegnante, non è solo una funzione, l’insegnante ha un corpo, è incarnato. Voce, tocco, vicinanza o lontananza, sguardo, gestualità, … L’insegnamento non può passare, soprattutto in tenera età, solo attraverso la nozione. La DAD per prima ce lo ha dimostrato: la lezione fatica ad arrivare agli studenti quando non c’è il corpo, quando non c’è quel potersi avvicinare all’alunno che ha bisogno di essere incoraggiato, quello sguardo a quell’altro alunno che è distratto, quando banalmente non ci si può spostare tra i banchi. Abbiamo ascoltato la frustrazione di diversi insegnanti per questa impossibilità, per l’assenza di uno strumento importante come il corpo. Non solo la DAD, dove l’assenza si rende evidente, ma anche il distanziamento e le norme anti contagio, come lei ben descrive, hanno un impatto sul modo di vivere la scuola, sul modo di vivere i legami che la scuola offre. In quanto insegnante della primaria sa certamente quanto i bambini, soprattutto i più piccoli, abbiano bisogno di quella vicinanza, di quella mano sulla spalla, di quella carezza. Il legame tra bambino e insegnante è uno dei canali principali attraverso cui passa l’apprendimento.
Rispetto al suo timore da un lato direi che probabilmente il distanziamento un impatto lo avrà, non per forza negativo e certamente non irreversibile, ma mi sento di rassicurarla: i bambini sono molto abili a intuire e interpretare lo sguardo, la voce, il tono dell’adulto. Sì, dunque, la sua carezza passa anche attraverso gli occhi e la voce. Per la teoria psicoanalitica sono proprio lo sguardo e la voce ad essere fondamentali nella costituzione del soggetto.
Il rischio è quello di applicare in modo anonimo, freddo, o ancor peggio, ansioso, le norme anti-covid che in realtà sono un gesto di cura per sé e per l’altro. È importante che gli insegnanti non si facciano schiacciare dalla norma e dal terrore che venga trasgredita. Si può invece trasmettere ai bambini la mancanza che gli adulti stessi sentono, di quei gesti quotidiani tanto cari e tanto significativi come dividere una merenda, e spiegare come queste nuove abitudini siano in funzione di un futuro in cui si potrà ritornare alla “normalità”.
Porsi queste domande, mettersi in questione, è già un presupposto fondamentale, soprattutto quando si lavora coi bambini. Indica un ottimo punto di partenza.
Sono sicura che la sua rara sensibilità saprà guidarla nel trovare il modo più adatto e affine a lei e ai suoi alunni per affrontare questo momento particolare.