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sabato, 28 Maggio 2022

Il colle del Cacciatore: la locanda d’inizio ‘800 e le serre di Revoltella

02.01.2021 – 08.30 – Il colle del Cacciatore conserva ancora, durante l’erta salita che conduce al Ferdinandeo, tracce del suo passato di grande foresta, a un passo da centro urbano.
Fino alla metà dell’ottocento l’antico colle era pressoché disabitato; l’escursionista o il cacciatore saliva tramite sentieri tracciati nel bosco, incontrando sulla sommità battuta dai venti del Carso il profilo di una piccola locanda.
Il visitatore allora si avvicinava a quest’unica traccia di civiltà e leggeva, appesa alla porta della stamberga, quest’allegro cartello: “Al Cacciatore – Zum Jager“. Le cronache raccontano di una famosa insegna che raffigurava un aitante cacciatore intento a sparacchiare contro una (gustosa) lepre. Si trattava infatti della locanda ritrovo dei cacciatori dei dintorni e occasionale luogo di riposo per i turisti e gli escursionisti della zona, alla ricerca di un po’ di respiro dal caos della città.
Alla domenica l’oste ingaggiava quattro musicisti male in arnese che suonavano man mano che il pomeriggio cedeva il passo alla sera pezzi sempre più stonati per l’abitudine di bere un bicchiere alla fine di ogni esibizione; e per chi desiderasse c’era l’abitudine di lanciare in aria dalla sommità del Cacciatore palloni ad aria calda con le più fantasiose forme. I cosiddetti “palloni aerostatici” raffiguravano pesci, draghi, persino uomini che volavano giù per il colle nelle ultime ore prima del tramonto. Alla sera ci si divertiva con uno spettacolo di fuochi d’artificio a base di bengala, prima di scendere in città a lume di candela.

Verso il 1850 il colle del Cacciatore continuò a essere luogo di raduno di cacciatori ed escursionisti, ma iniziò a essere interessato dai primi sviluppi edilizi. Il Comune di Trieste, grazie ai fondi donati da Ferdinando I e sulla base dei progetti dell’architetto Friedrich Hitzig, edificò il “Ferdinandeo“. All’epoca era una caffetteria/albergo/ristorante che soppiantava la vecchia osteria.
Dopo il 1860 il barone Pasquale Revoltella costruì la sua omonima villa nello stile di uno chalet, affiancandola con un giardino (all’epoca, ahimé) assai curato, le cui serre erano il vanto del tempo.
Una bella descrizione della Villa, che cita lo stesso colle del Cacciatore del quale si loda il panorama, viene offerto dalle “Memorie per Luigi Cesare Dr. Pavissich” il cui estratto dedicato al Barone era stato ristampato nel 1993 per valorizzare nuovamente il Parco.
“Amatore intelligente e appassionato di Flora, il Baron Revoltella volle onorarla con culto speciale, erigendole un tempio nelle quattro magnifiche serre, ornamento e decoro della sua Villa“.
Destinate a ospitare piante rare e fiori esotici, le Serre erano quattro: l’Olandese (o de’ fiori), la Calda, l’Aranciera e quella degli Ananassi. Durante le quattro Esposizioni di fiori che si tennero dal 1861 a Trieste le “Serre Revoltella” vinsero dodici medaglie d’argento quasi tutte di prima classe.
Per chi, come il sottoscritto, ha sempre visto le Serre della Villa Revoltella abbandonate, vuote o al più luogo di qualche mostra d’arte contemporanea, è difficile immaginare quale florilegio di rampicanti, fiori e piante rare adornasse questo “tempio di Flora“, questo “deliziosissimo Eden”.
È ancora però presente, sebbene disseccata, la fontana con la “Statua di bronzo”, un tempo luogo di “bellissimi giochi d’acqua” con “un Acquario abitato da fiori vaghissimi, e da pesci aurati”.
Fiori all’occhiello delle Serre del Barone erano probabilmente gli “ananas” dell’omonima serra: “bella pianta originaria delle Indie”, annotano all’epoca, capace di fornire uno dei frutti “più deliziosi che si conoscano”, il cui profumo “corrisponde alla deliziosa frescura che lascia in bocca”.

Il Barone all’epoca aveva l’abitudine di tenere una grande festa annuale che coincideva con la festa liturgica di S. Pasquale. L’ispettore della piantagione, nell’occasione, distribuiva splendidi bouquet di fiori alle più belle dame della borghesia triestina, mentre alla fine della festa i migliori ballerini ricevevano dei doni dal Revoltella. Si trattava, alla fin fine, di una sagra di paese, ma dalla straordinaria popolarità.
Verso la fine dell’ottocento e i primi del novecento il Colle era ormai dotato di svariati caffè e locande lungo il percorso; dall’essere luogo i cacciatori e appassionati della natura, la foresta si avviava a diventare quel Parco Farneto che oggi conosciamo, prediletto luogo per le passeggiate domenicali.

Fonti: Trieste Romantica. Itinerari sentimentali d’altri tempi, Trieste, Edizioni Italo Svevo, 1972

[z.s.]
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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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