“Blackout Challenge”: su TikTok l’inquietante sfida. Un campanello d’allarme?

23.01.2021- 08.00 – È di pochi giorni fa la tragica notizia di una bambina di dieci anni, a Palermo, rimasta vittima (secondo la prima ricostruzione dei fatti; le indagini sono in corso) dell’ultima sfida messa in circolo su Tiktok: la “Blackout Challenge”, il “gioco del soffocamento” in cui si cerca di resistere all’asfissia autoinflitta.
Un dramma, quello di Antonella – questo il nome della bambina – che ha visto la reazione immediata da parte del Garante della Privacy, con il blocco parziale di TikTok, disponendo, fino al 15 febbraio, il divieto d’uso dei dati di utenti la cui età anagrafica non sia già stata accertata con sicurezza e verificata.

Una sfida alla morte, quella in circolo sul popolare social network, particolarmente pericolosa e il cui esito, come un campanello d’allarme, pone al contempo l’attenzione sulla fragile condizione di giovani e giovanissimi: la perdita della socialità e del divertimento, conseguenti alle restrizioni anti-Covid, con un mondo che diviene sempre un po’ più virtuale e un po’ meno reale, sembrano trasparire come un grido esasperato fatto di folli sfide e atti trasgressivi.

La piattaforma cinese nota come “Tiktok”, da subito particolarmente apprezzata, è quella che nell’ultimo periodo ha avuto il maggior tasso di crescita tra i social, quadruplicando, nel marzo del 2020, i suoi utenti e raggiungendo la modica cifra di 7 milioni tra quelli italiani.
Se da un lato, nella fase di lockdown, tutte le piattaforme di questo tipo, assieme a quelle di messaggistica hanno subito un incremento, permettendo di mantenere le connessioni personali e il rapporto col mondo esterno, dall’altro sembra che Tiktok le abbia superate di gran lunga tutte.
Con una varietà di video dalla durata che oscilla tra i 15 e i 60 secondi, infatti, Tiktok combina e offre agli utenti tutte le caratteristiche principali delle piattaforme concorrenti: l’approccio audiovisivo tipico di YouTube; lo scorrimento tra brevi post tipico di Facebook e Twitter; l’algoritmo basato su raccomandazioni di Netflix.

Un flusso informativo che sembra senza fine: niente più “amicizie” o “follower”, solo contenuti che vengono proposti agli utenti. Dalla cucina al giardinaggio, dal ballo al canto, dalla filosofia alla politica. Tiktok, grazie proprio a questa sua varietà, ha attirato persone di tutte le fasce d’età, soprattutto i più giovani. Si è presentato, infatti, come un linguaggio innovativo, un mezzo di comunicazione che permette di esprimere la propria creatività, di provare quel brio ed entusiasmo che a molti sembra ora un sogno, di alleggerire le giornate e riempire il tempo che non sembra passare più, nella propria stanza.

Ma basta un attimo, scorrendo sulla pagina principale, per passare dalle sfide più divertenti, come sfilarsi la felpa con mosse acrobatiche o mantenersi in equilibrio in posizioni improbabili, a quelle più inquietanti, come ad esempio tuffarsi in piscina saltando dal tetto di un palazzo fino a trattenere il fiato più a lungo possibile con una cintura stretta attorno al collo.
Un mondo virtuale, quello di TikTok, che se da un lato ha permesso di sentirsi meno soli e più connessi in un periodo in cui il distanziamento sociale è ormai divenuto la parola d’ordine, dall’altro, al pari degli altri Social Network, non manca di insidie e pericoli. Una tragedia, quella accaduta a Palermo, che apre la strada a una riflessione su quello che è il ruolo sociale delle nuove tecnologie e, al contempo, su quali potrebbero essere le conseguenze della mancanza di socialità, ricercata alternativamente sui Social, per giovani e giovanissimi.

J.A