Maurizio Bolognetti, “Non mi vaccino”. E YouTube cancella il giornalista

21.01.2021 – 20.18 – Non è un “No-Vax”, né un polemista: rivolge solo domande in un video pacato e lucido, seguendo lo stile che da sempre contraddistingue le sue lotte per i diritti civili e la libertà di scelta di ciascun uomo e donna. Ma non fa niente: ha scritto, volutamente, la parola magica, “no” accanto a “vaccino” (in realtà “non mi vaccino”), e YouTube lo cancella. È quanto accade a Maurizio Bolognetti, giornalista, collaboratore di Radio Radicale (molte le sue attività a fianco dell’Associazione Luca Coscioni), che non ha potuto pubblicare i suoi interventi video sui vaccini attualmente in distribuzione da parte di Pfizer e Moderna in quanto ritenuti (i video, non i vaccini) in violazione della policy del Network riguardo alla prevenzione e contenimento della pandemia da Covid-19. E ci risiamo con la censura. “Il contesto”, denuncia Bolognetti proprio ai microfoni di Radio Radicale, “non è diverso da quello di paesi totalitari come la Turchia. Davvero non esiste il rischio di imporre, in un momento come questo, in cui le democrazie occidentali sono sempre più democrazie reali, nuove forme di totalitarismo? Qualcosa che cresce in seno alle nostre società, come un cancro?”
Il riferimento è ai giganti tecnologici della comunicazione su Internet e all’attività che, nell’indifferenza dei media e di buona parte della politica, sembrano portare avanti senza alcun timore di conseguenze e senza venir chiamati realmente a rispondere delle loro decisioni. Bolognetti pubblica sul suo canale YouTube un video dal titolo volutamente provocatorio: “Io non mi vaccino”; del resto è un giornalista, e la provocazione, in democrazia, ai giornalisti non solo è e deve essere consentita, ma spesso diventa la scintilla che scatena una discussione costruttiva, e della democrazia può essere il sale stesso. Si tratta di un video che segue altri video già pubblicati, la sua linea di pensiero e le cose che prova a raccontare mantenendo vivo un punto: la medicina non è infallibile, ed esistono precedenti storici molto rilevanti con conseguenze anche gravissime per la salute pubblica verificatisi a seguito di incomplete o errate sperimentazioni. “I documenti”, spiega Bolognetti, “riportano chiaramente come il vaccino Pfizer abbia ricevuto un’autorizzazione subordinata a condizioni, fra le quali l’obbligo di fornire i risultati dello studio principale che durerà due anni, corredato da altri studi aggiuntivi che daranno informazioni sulle domande tuttora aperte, come la durata effettiva della protezione offerta, la sua capacità di prevenire le forme gravi di Covid, su come possa o meno proteggere le persone già immunodeficienti, le fasce dei giovanissimi e i casi più delicati come quelli delle donne in gravidanza, oltre alla capacità di prevenire i casi asintomatici”. Tutte cose che, ad oggi e questo è un fatto, non si sanno; la mancanza di questi dati, dai produttori, non è stata nascosta. Essendo in condizioni d’emergenza, le sperimentazioni della cosiddetta ‘fase 3’ sono state ridotte e contenute in uno spazio di tempo minore di quello consueto: sono stati verificati solo alcuni parametri, quelli più immediati ed importanti, e solo sulla fascia dei giovani adulti e degli adulti, sulle quali i vaccini normalmente funzionano meglio.

“Abbiamo quindi”, continua Bolognetti, “una situazione nella quale esistono pochissimi dati su questioni fondamentali: durata della protezione, efficacia del vaccino negli anziani, efficacia nei casi asintomatici, percentuale dei vaccinati che vanno effettivamente incontro ad effetti avversi importanti”. I casi si sono verificati e la comunità scientifica è consapevole del fatto che altri effetti possano emergere anche dopo diversi mesi senza che prima ci siano avvisaglie, e lo si vedrà nel corso dei due anni. “Non sono medico, però penso. Sul British Medical Journal, a dicembre, vengono espressi dei dubbi e la necessità di fare chiarezza, in quanto l’efficacia reale del vaccino Pfizer potrebbe non essere del 90, 95 per cento ma, in base ai parametri che possono essere considerati, fra il 19 e il 29 per cento, ricordando che per poter ricevere l’autorizzazione i vaccini hanno bisogno di raggiungere almeno il 50 per cento. Non sono un terrapiattista. Ma non ci sto a ridurre il dibattito a etichette di comodo ‘no vax – si vax’, che eliminano qualsiasi possibilità di esprimere dubbi, fare delle domande ed esercitare uno spirito critico. Troppo comodo!”. Bolognetti denuncia la censura nei confronti di posizioni non mainstream e il venir meno della libertà di parola per chi vuole esprimere dubbi: eventualmente, e perché no, per sentirsi rassicurare dalla scienza stessa. Denuncia che non può che destare allarme.

YouTube, di fronte alla richiesta di spiegazioni e di valutazione degli elementi forniti, non risponde, se non, così racconta il giornalista, rimuovendo una seconda volta il video pubblicato, sospendendolo per una settimana e minacciando l’eliminazione completa del suo canale, inclusi tutti i contenuti pubblicati negli anni e giornalisticamente rilevanti. Potere del Network, in un momento storico in cui la libertà di pensiero e di parola, nel nome dell’emergenza, sembra venir meno con molta facilità e nell’indifferenza; e “Là dove si bruciano i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini”. Magari in un modo contemporaneo: cancellandoli.

[r.s.]