Fotografia, teatro, pittura: essere artisti ai tempi della pandemia

12.01.20201 – 10.00 – In questo secondo ‘appuntamento’ con la cultura ai tempi del Covid, si approfondirà la situazione attuale di alcuni fotografi, attori e pittori del panorama locale. 
Sono, Luca D’Agostino, fotografo di San Giorgio di Nogaro e pubblicista classe ‘68, ha collaborato alla nascita di JazzIt e pubblica su Musica Jazz, XL, Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, L’Espresso ecc. Coordina il settore fotografia del Rototom Sunsplash, socio fondatore di Phocus Agency ed assieme ad altri della AFIJ (Associazione Fotografi Italiani di Jazz). John Gubertini, fotografo con sede a Trieste, ritrattista specializzato nella fotografia sportiva. Loredana Riavini, pittrice triestina di quadri dal sapore nostalgico. Asya Gefter, artista e ricercatrice di narrativa fotografica originaria di Mosca, attualmente vive a Trieste. Špela Volčič, artista e fotografa slovena che utilizza vari media per la realizzazione dei suoi progetti. Lorenzo Acquaviva, attore triestino famoso per lo spettacolo “Un caffè con il barone al Museo Revoltella e direttore del festival “Approdi”.

Come affronta la situazione attuale un’artista?

Volcic: In questa situazione credo la cosa più difficile per tutti sia non poter programmare nulla, né spostarsi e viaggiare, come eravamo abituati prima. Personalmente sono molto legata all’Italia e all’estero in generale. Oltre a questo, il fatto di non poter attraversare il confine, non vedere amici a pochi metri da dove abito, è la cosa più difficile che sto affrontando. Tutti i lavori, progetti e residenze sono state spostate e dunque necessitano di riprogrammarsi. Il lavoro non manca e ora abbiamo più tempo per noi stessi. Ho scoperto alcune pratiche che prima non consideravo potessero portarmi i benefici (lo sport e lo yoga) che mi aiutano a mantenere la stabilità personale e lavorativa. Oltre a questo, sono un’artista che lavora molto nello studio, dunque proseguo avanti con i progetti, sebbene siano meno quelli commissionati e commerciali. Credo in ogni crisi ci siano anche opportunità per vedere e affrontare le cose in modo diverso, per scoprire e trovare modalità che magari prima non avremmo provato o considerato  e credo che questo è l’unico incoraggiamento che possiamo darci per affrontare questa sfida che c’è di fronte a noi.

Riavini: La situazione attuale mi fa molta tristezza..ho però trovato la possibilità di ‘re-inventarmi’, iniziando dei corsi di teatro (iniziativa valida per sopravvivere alla chiusura dei teatri). Sto comunque facendo piccoli quadri -in quanto ora come ora la gente non ha grandi possibilità- e troverò altri spazi espositivi (es. quadri con il pane da esporre nei panifici attrezzati a mostre, quadri con vele o mare per il periodo della Barcolana, ecc).

Gefter: Quello che ho capito negli ultimi anni è l’importanza della connessione con i luoghi. Trieste è arrivata da me quasi in modo ‘contorto’, la sua ‘dualità di confine’ combaciava con la mia personalità quindi, dopo aver vissuto tanti anni a Londra, ho deciso di fermarmi qui. Continuo a ricercare storie, iniziative, comunità portando avanti i miei progetti personali. Il mio sogno è trovare un luogo con una storia -in città o nel Carso- dove poter creare o ricreare una casa da materiale sostenibile, in modo che diventi un’area personale con uno spazio separato adibito ad effettuare buoni dialoghi e chiacchierate, workshop ma anche residenze in campo artistico e culturale.

Acquaviva: Da attore posso dire che, fortunatamente, il cinema non si è fermato, potendo tener conto delle varie limitazioni imposte. Stiamo facendo ‘auto-provini’ che vengono poi mandati ai registi on-line. Purtroppo gli spettacoli di teatro e la possibilità di vedere i film sul grande schermo, sebbene potrebbero essere considerati luoghi più sicuri perfino di un supermercato, sono stati chiusi. Ci tengo a sottolineare la sofferenza dei piccoli teatri indipendenti che sono i più bisognosi di sostegno. Importante è inoltre la volontà di far conoscere gli attori emergenti e di dar spazio alla nuova drammaturgia. Comunque, il potere dell’arte performativa, non dimentichiamolo, deriva proprio dal ‘prendere vita’ davanti al pubblico. ‘Mediata’ dal mezzo subisce per forza di cose un cambiamento irreversibile.

Com’è cambiato, invece, il lavoro del fotografo di professione?

D’Agostino: Il 2020 ha ‘sottolineato’ ancora di più quello che ormai è stato accertato già da molto tempo: un mondo lavorativo che non è compatto, unito, organizzato. Vi sono una quantità indescrivibile di figure professionali, di tipologie di attività, di inquadramenti fiscali, ecc. Dietro uno spettacolo c’è un mondo che lavora. Quello che fa ancora più rabbia è che messo insieme, questo mondo, muove un PIL nazionale! Per quanto riguarda me, mi sono dovuto rimboccare le maniche e trovare nuove soluzioni..la soddisfazione è che se sei un creativo alla fin fine qualcosa trovi.

Gubertini: Attualmente ho dovuto sospendere i corsi di psicofotografia ma ho iniziato i corsi individuali uno a uno. Posso azzardare che le richieste di fotografi di matrimoni in questi mesi siano calate di un buon 75%.

Hai ricevuto degli aiuti dallo stato? Riesci attualmente a sostenerti solo con il tuo mestiere?

 D’Agostino: In questo campo siamo in pieno ‘delirio’: pensa che, uno come me, libero professionista da trent’anni, con due casse previdenziali, una gestione fiscale che è un terno al lotto, non ha capito assolutamente nulla di quello che si sta mettendo in campo. Dopo mesi a provare i “click day”, a mandare domande e quant’altro, ho affidato tutto al mio commercialista e… si vedrà! Per quanto riguarda il sostentamento, non è una strada facile (soprattutto per uno come me che non ha il classico “negozio”, che comunque avrebbe lo stesso mille difficoltà). La crisi arriva da molto lontano, non è solo figlia di questa pandemia: è una crisi soprattutto culturale, dove non si comprende più la differenza fra fotografia e fotografia. Sottolineo spesso che io non mi considero un’artista ma un vero e proprio artigiano: la fotografia è artigianato!

 Come pensi cambierà la realtà artistica da quest’anno in poi?

D’Agostino: Nessuno lo sa. Per ora, abbiamo visto come tutto si sia spostato verso lo streaming e la fruizione “casalinga”. Certo, occorrerebbe iniziare -e qualcuno per fortuna lo sta già facendo- ad inserire dei metodi di pagamento: non è possibile far passare l’idea che lo spettacolo debba essere gratuito! Poi, sinceramente, non se ne può più di vedere online delle improvvisazioni totali: riprese casalinghe, streaming impossibili e dalla qualità scadente, vanno ridimensionati. Ci vuole grande attenzione se si vuole fare un bel lavoro. Sono per il ritorno alla normalità: la cultura e lo spettacolo sono l’esatto opposto del distanziamento sociale.

m.p