“The show must go on”: essere musicisti ai tempi della pandemia

04.01.2021 – 09.50 – Se l’impatto del Covid ha avuto conseguenze in tutti i settori della nostra vita, per quanto riguarda l’ambito lavorativo il settore che ne sta risentendo -e ne risentirà- più di tutti è proprio quello della cultura. ‘Cultura’, però, è un termine vasto, all’interno del quale troviamo i lavoratori statali dei musei, le cooperative artistiche, i lavoratori privati come i fotografi o i pittori, fino ad arrivare agli attori, ai fonici e ai musicisti. In questo articolo approfondiremo la situazione dei musicisti, intervistando alcuni artisti del Friuli Venezia Giulia.

Incontriamo per l’occasione: Carlo Bonazza, batterista goriziano di professione, dal 1995 ha suonato live ed in studio con Elisa, Prozac+, Sick Tamburo, Tagliapietra-Pagliuca-Marton (Le Orme), Francesca Michielin e molti altri. Marco Fumis, batterista e chitarrista eclettico di Vermegliano (Ronchi dei Legionari), famoso per il suo progetto di musica visiva Alan Nettuno e per il gruppo folk-rock de I Salici, attualmente attivo con i Macromega. Claudio Marongiu, cantante di Turriaco leader del gruppo rock blues Marongiu & I Sporcaccioni che si esprime in dialetto bisiaco, arrivato secondo per due edizioni consecutive del Pordenone European Blues Contest.Cristiana Fusillo, danzatrice sperimentale da vent’anni, triestina, fa parte dell’avanguardia artistica Mitteleuropea “Free Forms” con il collettivo Tiamo Project (Trans International Artist Movement Organization).

Come stai vivendo la situazione attuale?

Bonazza: E’ un momento difficile per la musica live e in questo spero in una ripresa che prima o poi dovrà avvenire; non si potrà rimanere troppo a lungo senza tutte le forme di spettacolo e intrattenimento di cui abbiamo bisogno. Sarà sicuramente una ripartenza molto lenta, con meno fondi probabilmente e con molti più intralci burocratici sulla questione sicurezza per l’organizzazione futura dei concerti. Attualmente esistono i live streaming e altre possibilità online, ma ciò non sostituirà mai lo scambio di energia dal vivo tra pubblico ed artista che è qualcosa di magico. Nel frattempo comunque ho potuto fare lezioni e alcuni lavori in studio di registrazione.

Marongiu:  La situazione attuale a mio parere è disastrosa. Il 6 marzo 2020 dovevamo presentare dal vivo un disco il cui costo si aggira sui 7.000 euro, momento in cui è scattata l’emergenza Covid anche per il Friuli Venezia Giulia. Il nostro giro d’affari è trascurabile quanto il denaro che riceviamo ai concerti, sicché l’obiettivo di rientrare nelle spese del disco e farne dei pur modesti ricavi si è rivelato automaticamente impossibile, ergo ci abbiamo perso qualche migliaia di euro.

Fumis: Per quanto mi riguarda, mi sono in tutti i sensi ‘isolato’ dal mondo. Concerti non ne sono stati fatti, le prove sono state rimandate quindi in un certo senso ho avuto un momento in cui mi è sembrato che, senza pubblico, non ci fosse niente da raccontare…se non, poi, l’idea di creare un disco di ‘illusioni’.

Fusillo:  Ho scoperto la pittura e molta gente che vorrebbe comprare i miei quadri. C’è sempre la possibilità di creare qualcosa ed espandere la propria creatività, anche in queste situazioni. La bellezza e l’armonia sono fondamentali per la nostra sopravvivenza. Manca, però, il confronto, lo scambio, la condivisione con gli altri, faccia a faccia, vibrazione su vibrazione.

Hai ricevuto degli aiuti dallo stato?

Bonazza: Abbiamo ricevuto alcuni aiuti, in particolare dall’Imaie, l’istituto mutualistico per la tutela degli artisti interpreti ed esecutori, e dall’Inps per chi come me ha Partita Iva come lavoratore dello spettacolo. Inoltre c’è stata un’iniziativa di sostegno della cantante Elisa, che ha devoluto interamente il ricavato del suo tour a musicisti e crew. Mi associo al pensiero di dover regolarizzare le professioni del settore dello spettacolo, cosa chiesta più volte al Governo.

Marongiu: Non sono a conoscenza di alcuna modalità di rimborso e arrivato a questo punto, l’entusiasmo è scemato in modo tale che non sento più interesse ad informarmi a riguardo. Per lo meno non siamo in debito e quest’estate siamo riusciti a recuperare un po’ di denaro in quanto sia io che il nostro chitarrista Giovanni siamo dei buoni organizzatori di eventi locali.

Riesci attualmente a sostenerti solo con il tuo mestiere?

Bonazza: Già da parecchi anni, parallelamente all’attività dei concerti, ho sempre insegnato presso delle scuole di musica, e nonostante il periodo difficile con i live ho continuato a fare lezioni sia online che in presenza.

Marongiu: Sono riuscito a trovare un lavoro dignitoso ma non come musicista in quanto attualmente non mi sembra né di avere la spinta motivazionale, né le capacità sufficienti per farlo. A quanto ho capito, invece, Giovanni (ndr. chitarrista de ‘I Sporcaccioni’) ci sta provando.

Fusillo: Ho dovuto annullare tutte le performance e workshop in programma. Durante questo periodo abbiamo deciso con il nostro collettivo di creare una campagna crowdfunding per sostenere le serate di “Free Forms”. Con esse sarà possibile assistere a performance di ballerini e musicisti provenienti dall’estero, potendo così dare lavoro a tecnici ed artisti chiedendo aiuto dal ‘basso’, partendo dal popolo stesso. Mancano molto le serate in libertà, i suoni dal vivo. Gli artisti come tutti gli altri investono con studi e workshop per il proprio lavoro, impegnandosi ogni giorno ed è giusto che per questo siano riconosciuti e rispettati.

Fumis: Purtroppo no. Già prima non era una situazione facile per i musicisti in Italia, ora è drammatico. Oso dire che molti di noi in questo periodo soffrono di una specie di ‘depressione artistica’, dovuta dalla mancanza di empatia, dal bisogno di contatto e scambio che attualmente esiste solo sotto forma di ‘pseudo-contatti’ on-line, connotati per lo più da frivolezze.

Com’ è cambiato il tuo modo di lavorare nel frattempo? Hai dei progetti che ti piacerebbe realizzare a breve?

Bonazza: Mi sono adattato come molti altri colleghi ad usare i canali online per poter fare le lezioni, in questo modo ho potuto continuare l’attività di insegnamento. Riguardo le prove ci sono state pochissime possibilità di incontrarci con gli altri componenti della band, anche perchè viviamo in città e regioni diverse e con tutte le limitazioni sugli spostamenti non è stato facile. Abbiamo avuto l’occasione di fare alcuni concerti questa estate ed è stato emozionante e strano al tempo stesso dopo quasi quattro mesi di stop.Per quanto riguarda i progetti futuri, sono molto vicino ad altri colleghi non solo musicisti ma anche fonici e tecnici dello spettacolo e alle loro iniziative come ad esempio “Bauli In Piazza”; sto organizzando una cosa simile a livello locale ma molto più ridotta; portando dei bauli in piazza. E’ un gesto simbolico per dire che esistiamo anche noi musicisti del Friuli Venezia Giulia ed è un modo per sentirci più uniti e per far capire che la musica è un lavoro per molte persone. Una realtà che al giorno d’oggi non è ancora ben capita.

Marongiu: Suggerimenti ne avrei avuti parecchi da dare prima del Covid, primo fra tutti di amare le proprie canzoni e non sottovalutare l’importanza di farsi seguire nella produzione di queste da professionisti del settore (ma con un cuore umano). Adesso come adesso fare il web, a mio parere, non solo non dà denaro ma non fa crescere neppure come artisti.

Fusillo: Credo che l’arte sia un grande fiume che dà il permesso di accedere alle sfere più alte del mondo, altrimenti surclassato da quotidianità e routine. Per quanto riguarda l’ambito della sperimentazione artistica, però, per le istituzioni essa purtroppo non è praticamente mai esistita. Credo che gli artisti meritino più considerazione nel mondo del lavoro perché, nel piccolo, penso che un po’ della parte felice del mondo sia anche nelle nostre mani.

Michela Porta