“Una strategia per Trieste” Il jihadismo chiude l’ultimo incontro del 2020

03.12.2020 – 11.49 – La gara mediatica a chi meglio terrorizza la popolazione attraverso tv e giornali è stata vinta quest’anno dal Covid-19; ma normalmente, da quel fatidico 11 settembre del 2001, è la galassia del terrorismo internazionale a dominare le classifiche; che sia attraverso la cronaca dell’insanguinato medio oriente o attraverso le cadenze annuali con le quali capitali e luoghi simbolo del mondo europeo vengono macchiati di stragi terroristiche nell’occasioni delle festività. L’attentato a Vienna rientra in questo contesto; ma l’emergenza sanitaria, al di là delle parole di prassi dei governi occidentali, si è velocemente riaffacciata mettendo in secondo piano il fenomeno della strage. Eppure la galassia jihadista rimane una realtà attiva che non è, contrariamente alla percezione occidentale, in declino negli ultimi anni; casomai in evoluzione, con tutte le (pericolose) conseguenze del caso.
L’argomento verrà discusso questo venerdì 4 dicembre 2020, ore 18.30, dal Limes Club con il Centro Culturale Veritas, nella cornice del corso “Una strategia per Trieste“.
La conferenza può essere seguita esclusivamente tramite la pagina Facebook dell’associazione in diretta streaming: LIMES CLUB TRIESTE.
Si segnala che non è necessario essere iscritti a Facebook per seguire l’evento, basta accedere alla pagina.
Il video sarà disponibile anche successivamente.
Si chiude pertanto con un tema “esplosivo” l’ultimo incontro del 2020.
A seguito della conferenza principale, una redattrice della rivista Sconfinare presenterà un breve approfondimento dal titolo: “I foreign fighter. La portata della minaccia in Europa e in Italia”.

“Negli ultimi vent’anni, – illustra il sito di Limes – in seguito agli attacchi dell’11 settembre 2001, il jihadismo è stato oggetto di notevole attenzione mediatica. Tuttavia, non sempre al pubblico sono state proposte chiavi di lettura in grado di catturare la complessità del fenomeno e il suo sviluppo storico-ideologico. Per comprendere il suo inquadramento nel panorama internazionale contemporaneo, nonché le sue più recenti incarnazioni, è di fatto necessario ricostruire la traiettoria che ha percorso negli scorsi decenni. Se le origini del fenomeno e le sue prime manifestazioni si fanno risalire agli anni Sessanta e Settanta, con l’emergere di ideologi come Sayyid Qutb nel contesto egiziano, è evidente che il conflitto afgano degli anni Ottanta ha avuto conseguenze di enorme portata per la sua evoluzione. Infatti, proprio qui – tra i foreign fighter giunti in Afghanistan in quegli anni – è germinato l’embrione di al-Qa‘ida, organizzazione che si è contraddistinta per l’adozione di una strategia orientata globalmente, e che tuttavia ha subito degli adattamenti strategici dopo il 2001. Più recentemente, con l’ascesa del sedicente Stato Islamico e la sua rivalità con al-Qa‘ida, la galassia jihadista ha sperimentato un’ulteriore metamorfosi. Tale processo rende necessaria una riflessione sui punti di continuità e di rottura della nebulosa jihadista contemporanea, al fine di delinearne i tanti possibili futuri”.

Silvia Carenzi è dottoranda in Transnational Governance presso la Scuola Normale Superiore e la Scuola Superiore Sant’Anna. Si occupa di gruppi islamisti militanti. È membro del network di ricerca Cosmos – The Centre on Social Movement Studies presso la Scuola Normale Superiore e della rete #100esperte (www.100esperte.it). Ha lavorato come ricercatrice all’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi).

[z.s.]