Shaine Soni, e l’India ha la sua regina Trans. Il momento delle transessuali donna

Amanda Lear negli anni Ottanta

19.12.2020 – 15.30 – Di anni, da quando Amanda Lear, amante e musa di Salvador Dalì popolarissima in Italia, dava scandalo per la sua supposta transessualità pubblicamente smentita (per davvero?) attraverso le pagine di Playboy (apparve però poi la foto del suo passaporto originale, con il nome maschile Tap), ne sono trascorsi una quarantina, e la scelta di trasformarsi da uomo a donna non solo di scandalo non ne dà più neanche un poco, ma è anzi diventata una strada per l’affermazione della libera scelta e di pari diritti anche in paesi dove i diritti uguali per tutti non sono scontati (non lo sono neppure da noi: qualche sforzo in più, negli ultimi anni, però si è fatto, anche se l’orrore mediatico del caso Marrazzo non è così lontano).

Il personaggio di Kuina in “Alice in Borderland” (l’attrice Aya Asahina)

È la volta dell’India di avere una ‘Miss Regina Trans’ ufficiale: il paese, attraverso un concorso di bellezza dedicato, ha scelto Shaine Soni, designer di moda, e rappresenterà la sua nazione al concorso internazionale per le donne transessuali.
La comunità transessuale, in India, è fortemente marginalizzata, e la legislazione nazionale non difendeva, fino a pochi anni fa, un transessuale dalla violenza, non attribuendogli identità; l’inserimento in una vita normale era ed è difficile, l’accettazione in un istituto scolastico superiore quasi impossibile. Il primo concorso per le donne ‘trans’ indiane, che non ha nulla di diverso dai concorsi di bellezza tradizionali incluse foto e passaggi televisivi, è stato organizzato solo tre anni fa: in quest’anno 2020, naturalmente, la pandemia Covid-19 ha imposto modalità diverse e Shaine Soni più che attraverso la competizione è stata scelta come testimonial con il consenso unanime degli organizzatori.

Shaine Soni

Stilista ben conosciuta anche dalle altre concorrenti, Shaine ha mantenuto per anni il riserbo sulla propria transessualità. scegliendo poi di farsi avanti. Già da bambina, anche se biologicamente maschio, Soni si sentiva e identificava come femmina, e ha vissuto, nella sua stessa testimonianza, il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza in uno stato di forte confusione d’identità. Un po’ come accade a Kuina di Alice in Borderland”, un Manga molto amato e un ‘top’ di Netflix in questo periodo, crescendo Soni ha vissuto forti pressioni da parte della sua famiglia e dei suoi amici, che l’hanno scoraggiata e combattuto la sua intenzione di sentirsi donna, di parlare e muoversi come una ragazza e di lasciarsi i capelli lunghi, fino a convincersi che il problema fosse lei e non il mondo che la circondava: a 17 anni se ne andò da casa e pochi anni dopo iniziò la terapia ormonale. “Gran parte dei miei amici se ne sono andati via, mi hanno lasciata sola”, ha dichiarato Soni; “non riuscivano a capire. Ma ero determinata, e sono andati avanti, facendo tutto da sola”, rimanendo in contatto con la famiglia e laureandosi proprio in tecnologia della moda. Poi, l’inizio dell’impegno anche nelle comunità LGBTQ, con ruoli sempre più importanti: e gli ultimi anni, in tutto il mondo, sembrano un po’ il momento del ‘coming out’ proprio per i transessuali, primo fra tutti il mondo del cinema con protagoniste come Jaymie Clayton e protagonisti come Elliot Page.

Jaimie Clayton

Ecco, proprio su questo ci si potrebbe forse soffermare: la transessualità, in gran parte, è vissuta in India (e già da prima negli Stati Uniti), e comunicata, in termini di uomo che diventa donna. Viene in maggioranza offerta (nel caso di Soni, si è parlato di un vero e proprio ‘sistema Bollywood’ che trasmette un messaggio sbagliato) a mo’ di stereotipo: una donna di solito molto bella (da un punto di vista estetico, riesce meglio agli orientali o ai sudamericani, grazie alle loro caratteristiche fisiche, ma non solo), che ha ‘qualcosa in più’ e che diventa un nuovo ideale sessuale. Il sogno erotico proibito del Nuovo Millennio, sia per gli uomini che decidono di restare tali che per le donne che vogliono indipendenza e identità. E in più, i transessuali non completi possono anche indossare il ruolo del maschio, se si decide di aver figli: una sorta di ‘sesso di mezzo’, insomma, un passo verso un’unificazione sempre più sfruttato e abusato dai media e dalla moda che in fondo di modelli in più da proporre ha sempre bisogno. E l’androgino, tutto sommato, è multiruolo, e se ‘funziona’ in tutti e due i versi, meglio per tutti: si veste di colori neutri e di grigio e nero perché produrli (e soprattutto gestirli in promozione e distribuzione) costa meno. Delle donne che scelgono di diventare uomo, si parla molto poco; dei diritti veri di entrambi, di donne e uomini, tranne qualche caso d’eccezione praticamente mai. Negli anni Settanta, il denaro sdoganò il porno, dando vita a un mercato fiorente e a fatturati miliardari: con l’erotismo, la libertà di disporre del proprio corpo come diritto umano fondamentale, e la sessualità matura e consapevole, si fece qualche tentativo, contrassegnato da rapidi passi indietro e dopo cinquant’anni da questo si è ancora lontani. Questione d’immagine: questione di business.

[r.s.]