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domenica, 7 Agosto 2022

ESOF 2022, Leiden vuole “imparare” da Trieste. Intervista con Michael Matlosz

29.12.2020 – 08.00 – La nomina di Trieste a “Città Europea della Scienza”, con la Convention di ESOF 2020, non andrebbe considerata come un evento a sé stante, ma come uno dei tanti tasselli di quel variegato mosaico che va componendo di anno in anno l’EuroScience Open Forum.
L’organizzazione, che data al 1997, si è sempre posta come obiettivo il dialogo nella scienza; non solo tra le sue diverse discipline, ma con il pubblico. In un’ottica divulgativa, ma anche come “arena”, un luogo aperto alla discussione. Una necessità avvertita come accessoria negli anni Novanta, ma la cui importanza è aumentata esponenzialmente, raggiungendo durante questo (pandemico) 2020 una delle sue vette. Sembra ormai evidente come la divulgazione scientifica sia una necessità imprescindibile di qualsiasi ente che faccia ricerca all’interno di un paese democratico.
In quest’ambito l’EuroScience Open Forum si presenta esplicitamente come un’organizzazione sovranazionale, il cui raggio d’azione si estende all’intera Unione Europea. ESOF stessa si descrive come “pan-europea”; e Trieste in quest’ambito è stata scelta, perchè riconosciuta come città di caratura internazionale, la cui cultura (e storia) supportano questa tesi.
Il modello di ESOF d’altronde attinge dall’esperienza nord americana di AAAS che da secoli persegue un modello di scienza fondato sul dibattito e la divulgazione. Il paragone con ESOF in quest’ambito non è casuale; anche l’EuroScience Open Forum propone – con il suo network di città scientifiche – una visione degli “Stati Uniti d’Europa”, dove più che la nazione, conta la singola identità cittadina. La capitale (della scienza), per l’appunto.

Per meglio approfondire la storia dell’EuroScience Open Forum, in relazione a Trieste, così come all’Europa nella quale nasce, Trieste All News ha intervistato il Prof. Michael Matlosz, presidente di ESOF. Un’occasione per avere uno sguardo internazionale sulla città e per riflettere a mente fredda sugli ESOF passati e su quelli futuri.

Come nacque l’idea di una Convention quale ESOF?
Qual è la storia dietro l’EuroScience Open Forum? Inizialmente l’idea era americana, con l’AAAS…

L’American Association for the Advancement of Science (AAAS) è ormai un ente “storico” negli Stati Uniti; può essere considerata a buon diritto un esempio di quanto l’EuroScience sta cercando di diventare. La nostra associazione, “EuroScience”, nacque nel 1997, quindi all’incirca un secolo e mezzo dopo gli americani (1848); il consiglio di amministrazione di EuroScience optò poi nel 2002 per organizzare un incontro annuale simile alle iniziative dell’AAAS. L’attuale tesoriere di EuroScience, il Prof. Carl Johan Sundberg, era a quei tempi il vicepresidente del Karolinska Institutet, a Stoccolma (Svezia). Ci aiutò a organizzare il primo, ufficiale, evento nel 2004. Niente di eccezionale: una “due giorni” con 40 incontri e 200 partecipanti. Fu così che “ESOF” come lo conosciamo ebbe inizio, con la sua ufficiale denominazione di EuroScience Open Forum.

Quali sono stati i cambiamenti a cui è andato incontro ESOF durante tutti questi anni?
È possibile individuare un evento che rappresentò un importante punto di passaggio o vi è stato piuttosto un cambiamento graduale?

Ritengo che le cose siano cambiate gradualmente negli anni; a seguito della prima edizione a Stoccolma (2004), se ne organizzò una seconda di simili dimensioni con 800 partecipanti a Monaco (2006); e a seguito degli ESOF rispettivamente di Barcellona (2008) e Torino (2010) l’evento crebbe in dimensioni e qualità; e dall’edizione spagnola in poi si scelse di aggiungere, oltre a ESOF in sé, il “Science in the City Festival” per avere un contatto diretto e un dialogo con i cittadini. Per l’edizione 2012 di ESOF, a Dublino (Irlanda), utilizzammo per la prima volta l’etichetta “Città Europea della Scienza”, proseguendo poi con Copenaghen nel 2014, Manchester nel 2016 e Tolosa nel 2018, con sempre maggiore successo.

ESOF 2020, a Trieste, a causa della pandemia Covid-19, è stato il primo evento nella storia dell’EuroScience che ha sperimentato il formato “ibrido” con una partecipazione che fosse tanto fisica, quanto da remoto. In tal senso ESOF 2020 ha avuto un notevole successo con 2500 partecipanti di cui 1000 fisicamente presenti a Trieste e altri 1500 attivi online.
Quindi, sì, considerando anche le sperimentazioni, si può affermare che ESOF si sia evoluto gradualmente nel tempo.

Personalmente qual è stata la sua edizione preferita di ESOF?

Sono relativamente nuovo all’EuroScience; la mia prima esperienza è stata a Manchester nel 2016 e quale attivo partecipante nei preparativi per Tolosa nel 2018, quando venni eletto presidente dell’EuroScience. D’allora mi sono adoperato per l’edizione conclusasi quest’autunno, ESOF 2020, a Trieste.Nella mia esperienza ciascuna di queste edizioni – Manchester, Tolosa e Trieste – hanno avuto un notevole successo, ciascuna a suo modo. E questo è lo spirito di ESOF. Francamente non posso “scegliere” un ESOF a discapito di altri; avevano tutti un comune filo conduttore, ma ciascuno con un suo “sapore” particolare; tutti, con modalità differenti, hanno evidenziato eventi scientifici e il ruolo della scienza nella società, divulgando sviluppi interdisciplinari nelle professioni scientifiche che includano l’open science, la citizen science, la scienza responsabile e la tecnologia; e il dialogo ovviamente tra scienziati e investitori interessati nell’opinione pubblica; ma soltanto in un ambiente che fosse diverso e appropriato per ciascuna città europea. L’enfasi è differente a seconda del luogo e devo confessare che ho apprezzato tutte e tre le città, nella mia ridotta esperienza.

Foto di esof.eu

Perchè scegliere Trieste per quest’ultima edizione?
Dopotutto l’Italia era già presente con Torino, durante l’edizione del 2010…

Non c’è alcuna regola che vieti alla nuova città ospite di essere situata nella stessa nazione di precedenti ESOF; e ovviamente Trieste è molto differente da Torino. La principale ragione dietro la scelta era il desiderio di EuroScience di favorire apertura, visibilità e scambio di idee tra l’Europa occidentale e l’Europa centro-orientale. E quindi abbiamo guardato a Trieste come un’opportunità per realizzare un ESOF che fosse maggiormente in contatto e “attrattivo” per le nazioni del centro-est Europa; in special modo le azioni intraprese da Trieste in relazione a ESOF con la Slovenia e la Croazia, così come con i Balcani in generale, hanno giocato un ruolo chiave per EuroScience e per il futuro di ESOF stesso. Questo è stato senza dubbio un elemento importante nella scelta di Trieste.

L’idea di utilizzare il “Porto Vecchio” fu presente fin dai primi preparativi di ESOF 2020 o venne introdotta successivamente? Quale ruolo giocò nella preparazione della Convention?

L’idea di utilizzare il “Porto Vecchio” giocò un ruolo fondamentale nel progetto per ESOF 2020 fin dal suo concepimento; un elemento chiave nella decisione stessa dell’EuroScience di scegliere Trieste. Quale porto franco, quest’area era paradigmatica del motto scelto per ESOF 2020: “Freedom for science, science for freedom“. E come ho accennato nella risposta precedente, il Porto Vecchio era molto importante per il suo ruolo di crocevia dell’Europa centrale e orientale. D’altronde la storia di Trieste è radicalmente diversa da quella di Torino; entrambe le città sono in Italia, ma appartengono a tradizioni storiche molto diverse.

A livello personale, qual è stato il più bel momento di ESOF 2020 e cosa invece oggettivamente è mancato?

Cosa oggettivamente è mancato a Trieste, in comparazione con gli ultimi ESOF, ad esempio a Manchester o a Tolosa, sono state ovviamente le grandi folle di partecipanti e le connesse opportunità di lavoro e conoscenza; a causa, va da sé, dell’emergenza Covid-19 e delle restrizioni sugli incontri “in presenza” imposti dalle autorità sanitarie. Eppure devo rilevare che siamo stati molto fortunati ad aver ri-posizionato la data di ESOF 2020 a inizio settembre ovvero esattamente tra la prima e la seconda ondata Covid-19 in Italia. E nonostante l’impossibilità di avere così tanti partecipanti come nel passato, siamo stati comunque in grado di avere oltre mille visitatori in persona. Questo ha permesso un minimo di “networking”, sebbene meno di quanto sarebbe stato possibile negli anni precedenti. Oltre mille visitatori, personalmente, è un numero molto più alto di quanto le mie previsioni più ottimistiche avessero mai immaginato quando abbiamo dovuto posporre la data a primavera. Considerando l’importanza che avevamo conferito a Trieste quale città “ospite” e alle opportunità di networking abbiamo scelto di organizzare ESOF con la modalità “ibrida”, anziché preferire un evento totalmente virtuale.

Il migliore momento per me, a livello personale, è stata la cerimonia di apertura; e per la ragione che ero lì, fisicamente presente, e non avrei mai pensato che ciò sarebbe stato possibile, fino a tre, quattro settimane prima dell’evento. Personalmente è stato il punto culminante di ESOF poter essere lì presente, dopo tutti i preparativi; estremamente fiero di tutti quelli che avevano lavorato così duramente per trasformare in tempo record l’iniziale evento “in presenza” in un formato ibrido che si è rivelato di grande successo. Il feedback da parte dei partecipanti è stato eccezionalmente positivo; alcuni erano presenti fisicamente, altri hanno partecipato da remoto, ma tutti hanno apprezzato i nostri sforzi per rendere l’evento quanto più accessibile, specie considerando la pandemia.

ESOF è stato alcune volte criticato un’eccessiva enfasi sulle “hard science” a discapito di altri settori; c’è un elemento di verità in ciò? O si tratta solo di un’impressione?

Penso che qualsiasi critica di un’eccessiva enfasi sulle scienze “dure” sia falsa; l’obiettivo di ESOF è di essere un evento multidisciplinare che coinvolga tutti i settori, incluse le scienze fisiche, le scienze della vita, le scienze sociali, le sinergie. E quando il programma di ESOF viene preparato, spendiamo parecchio tempo e sforzi per assicurarci che fornisca un buon equilibrio multidisciplinare tra le diverse parti degli eventi. Oltre a ciò ci assicuriamo che non vengano solo presentati gli sviluppi nei diversi campi scientifici, ma anche che l’EuroScience tratti tematiche interdisciplinari che siano trasversali. Inoltre ci assicuriamo che il programma sia un riflesso autentico delle nostre pratiche scientifiche su cosa gli scienziati fanno e come interagiscono con la società in ogni sua disciplina. Un esempio di ciò è il “careeer program” che è presente a ogni singolo ESOF e offre opportunità per giovani ricercatori all’inizio del proprio percorso.
E abbiamo avuto, durante ESOF 2020, tante sessioni dedicate alla comunicazione nella scienza, alle open science challenges e ad altre tematiche trasversali che non dipendono da una singola disciplina scientifica.

La comunicazione scientifica è stata una tra i più importanti argomenti dell’ultimo ESOF; ma a suo giudizio è sempre possibile spiegare ogni argomento scientifico?
O vi sono casi dove la complessità è tale che la scienza non può venire divulgata a chi non dispone di sufficienti conoscenze pregresse?

Oggettivamente divulgare alcuni, specifici, sviluppi scientifici è più difficile di altri per la loro natura altamente “tecnica”, ma nella maggior parte dei casi è possibile presentare al pubblico generale le idee “di base” dietro lo sviluppo in questione e spiegare come i più recenti progressi hanno contribuito ad aumentare il sapere e in molti casi contribuire al progresso e al benessere nella società.
In quest’ambito il giornalismo scientifico può facilitare la comprensione per il pubblico generale degli ultimi sviluppi scientifici. Ma la sfiducia della gente a proposito delle scienze e di altre discipline è una sfida molto più difficile d’affrontare. Si tratta di quel fenomeno tipico della società contemporanea per cui un’autorità elitaria viene accusata dalla popolazione di aver perso il contatto con la realtà. Molte istituzioni hanno affrontato sfide e un senso di disconnessione pur essendo istituzioni “fondamenta” della democrazia rappresentativa. Questa è una forte preoccupazione anche per la scienza, il metodo scientifico e per i ricercatori. Qui a EuroScience riteniamo che la comunicazione in questo contesto non possa essere un’operazione unidirezionale, con scienziati che dicano al pubblico generale cosa è giusto e cosa no. Questa non è reale comunicazione. Una comunicazione autentica dev’essere dialogica e bi-direzionale. Per questa ragione abbiamo percepito così impellente la necessità che proprio durante quest’emergenza Covid-19 ESOF 2020 non venisse cancellato o rinviato a un altro anno, ma abbiamo pensato a una modalità ibrida che mantenga quell’essenziale dialogo tra scienza e società. Trieste è stata inoltre in grado di mantenere il Festival della Scienza; ed è un altro esempio di quel genere di dialogo – con due interlocutori, non calato dall’alto – che è l’unico modo per rendere rilevanti e comprensibili i progressi scientifici, facendo apprezzare quanto la scienza fa e offre alla società.

Foto di esof.eu

Come stanno procedendo i preparativi per il prossimo ESOF?
Come Leiden (Paesi Bassi) vuole differenziarsi dai suoi predecessori e in special modo da Trieste?

I preparativi per ESOF 2022 stanno andando molto bene; in aggiunta al formato ibrido che non ci aspettavamo di dover “testare” a Trieste, è stato in un certo qual modo “imposto” dalla pandemia, per Leiden invece questa modalità è stata inserita fin dall’inizio.
Stavolta inoltre faremo un passo in più aggiungendo quali “Città Europee della Scienza” e località per ESOF 2022 altre due “Leiden”, ancora da definire. Si tratterà di altri due siti regionali, situati in altre parti d’Europa, volti a creare un’esperienza autenticamente pan-europea, rafforzando il “network” delle “Città Europee della Scienza”. Non possiamo ancora annunciarle, perchè siamo ancora in negoziato con un certo numero di possibili candidati in Europa, ma l’idea è che ci sarà un hub centrale a Leiden e dopo vi saranno altri eventi organizzati in altre parti d’Europa che verranno associati a ESOF 2022.

A causa delle necessità di distanziamento sociale il “Science in the City Festival” di Trieste era stato esteso dalle iniziali 4 settimane a (quasi) 3 mesi; e Leiden andrà anche oltre, mettendo assieme quale Città Europea della Scienza un intero programma di 365 giorni per la popolazione della città. Senza dubbio sarà un aspetto centrale di quel “dialogo” della scienza con la società. Il motto scelto da Leiden è semplice, ma molto potente: “Chi lo sa?” (Who knows?).
“Chi lo sa?” è un termine altamente connettivo che può avere tanti significati; “Chi lo sa?” nel senso “Ha davvero importanza? Chi lo sa?”. Ma ci sono altri modi in inglese per pensare un motto del genere, a seconda che si metta il punto interrogativo o meno. Ad esempio “Chi lo sa?” nel senso di chi ha l’autorità per sapere, per avere quella data conoscenza scientifica. In effetti è un motto che apre completamente la questione di cos’è la scienza, com’è interpretata e com’è presentata nei dibattiti nella sfera pubblica. Un motto, insomma, molto vicino alla questione della comunicazione nella scienza e al dialogo con il pubblico.
L’altra principale caratteristica di ESOF 2022 sarà che, essendo un’operazione spalmata per un intero anno, permetterà di offrire anche nelle città “sorelle” più opportunità di eventi e incontri; senza dimenticare che il tutto sarà disponibile anche per via digitale.

Potremmo dire che ci sarà un ESOF multipolare, con più centri…

Certamente! Ci sarà un hub centrale a Leiden, ma non mancheranno eventi nei siti regionali associati con ESOF 2022. L’idea, nuovamente, è di renderlo maggiormente pan-europeo, perchè gli altri siti saranno in diverse parti d’Europa, differenziando ESOF e aprendo la possibilità di partecipare a un numero maggiore di persone. Allo stesso tempo il tutto sarà per via ibrida, disponibile tanto online quanto in presenza. Potremmo quasi dire che Trieste ha iniziato tutto questo, sperimentando questa nuova modalità; noi andremo oltre creando un network che funzioni con questo (doppio) formato per ogni evento in modo da garantire il massimo coinvolgimento.

[Il Prof. Michael Matlosz ha conseguito il suo PhD in ingegneria elettrochimica all’Università di California a Berkeley negli USA. Nel 1985, si è unito al dipartimento delle scienze materiali dello Swiss Federal Institute of Technology (Svizzera) e nel 1993 all’Università di Lorraine (Francia), dove attualmente lavora come Professore. È anche Presidente della Fondazione UNIT ed è stato eletto membro della National Academy of Technologies di Francia. Dal 2014 al 2017, è stato Presidente e amministratore delegato della French National Research Agency a Parigi.
Dal 2015 al 2017 è stato Presidente di Science Europe, un’associazione che riunisce le maggiori organizzazioni impegnate nella ricerca scientifica e nel reperimento di fondi in Europa. Nel 2018, il Prof. Matlosz è stato eletto Presidente per la sua carica quadriennale alla guida di EuroScience]

[z.s.]
[Riproduzione riservata]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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