Esclusa dalla scuola calcio perchè femmina, la Nazionale la invita a Coverciano. Mauro: “Lasciatele giocare!”

29.12.2020 – 08:00 – Quella che vi andiamo a raccontare oggi è una storia vera, una storia di sopprusi e pregiudizi, una storia verificatasi il mese scorso, a Roma, la capitale d’Italia, non un periferico e arretrato paesino di provincia. Questa storia ha come protagonista Olivia, una bimba di 7 anni; lei frequenta la seconda elementare e tra le sue passioni nel doposcuola c’è quella per lo sport. Cosa c’è di strano direte voi. Olivia non ama la Danza Classica, la Ginnastica Artistica o la Pallavolo, Olivia ama il calcio. Un giorno, assieme ai suoi genitori, si è recata presso la società calcistica già frequentata dal suo fratellino più grande ma, una volta giunta alla scrivania per formalizzare l’iscrizione, la piccola si è vista negare il tesseramento. Motivazioni? Olivia sarebbe stata l’unica bambina della rosa, circondata da un gruppo di soli maschietti; per tanto, all’interno della formazione sarebbe risultata come un peso; una sorta di “handicap” (lo statuto FIGC indica che il regolamento deve incentivare la pratica del calcio femminile e, in particolare, ammette la possibilità di creare squadre miste fino all’età di 12-14 anni, ndr).

Delusa ed amareggiata e con le lacrime agli occhi, la piccola Olivia è tornata a casa, ma qui, una volta raggiunta la sua cameretta, non si è persa d’animo e ha deciso di scrivere una lettera, accompagnandola da un disegno. Il tutto, postato sui social con l’aiuto dei propri genitori, nel giro di qualche giorno ha incominciato a rimbalzare sul web, diventando virale, fino a raggiungere le più importanti personalità del mondo del calcio e le principali testate sportive giornalistiche italiane.

La lettera:

“Ciao sono Olivia e ho 7 anni, adoro molto il calcio e sono pure forte, ma non capisco perché la scuola di calcio sotto casa fa giocare i maschi e non le femmine. Io non voglio fare la fine della mia amica Maddalena che giocava all’asilo, ma poi tutti le dicevano che il calcio era da maschi e smise di giocare. So che il calcio è un gioco da fare tutti insieme e giustamente ho il diritto di farlo anch’io”.

L’appello della bambina non è rimasto inascoltato ed è stato immediatamente accolto dalle giocatrici della Nazionale Italiana Femminile di Calcio, le quali, attraverso i loro canali social, hanno iniziato a sensibilizzare la causa promuovendo la lettera e attuando piccole ma significative iniziative. Nei giorni successivi, infatti, Olivia è stata invitata dal difensore Alia Guagni al Centro Sportivo Federale di Coverciano, quartier generale azzurro, per incontrare sul campo di allenamento tutta la formazione. Le ragazze della Fiorentina Women, hanno quindi inviato ad Olivia un pallone da calcio ufficiale, autografato da tutta la squadra. Ultimo, ma non meno importante, il dono dell’A.S. Roma Femminile, la quale, nel giorno di Natale, ha recapitato alla piccola una maglia giallorossa con il suo nome stampato sulle spalle.

Dopo il caos mediatico scatenatosi con la lettera, la scuola calcio capitolina dove Olivia aveva fatto domanda di iscrizione ha deciso di ritornare sui suoi passi, accogliendola tra i suoi tesserati e ufficializzando la nascita di una formazione mista. Olivia ora potrà inseguire il suo sogno e provare a diventare una calciatrice.

Le dichiarazioni di Ilaria Mauro:

A riguardo, negli scorsi giorni, la rivista francese femminile Marie Claire” ha intervistato la calciatrice friulana Ilaria Mauro, attaccante dell’Inter Women e della Nazionale, la quale ha toccato a 360° la situazione del calcio in rosa italiano, sottolineando come le differenze di considerazione tra calciatori e calciatrici siano ancora persistenti.

“La disparità fra uomo e donna è sempre molto marcata nel mondo del lavoro, figuriamoci nel calcio. Quelli passati, sono stati decenni difficili per le squadre femminili, non è stato semplice tagliare i traguardi che sono stati raggiunti negli ultimi anni. E se è stato così è grazie a noi, donne, calciatrici, sognatrici, sportive che non abbiamo mollato e non molleremo. Difenderemo il nostro status di professioniste anche a gomitate”.

In Italia il calcio è maschile per antonomasia, vuoi per un pubblico infinitamente più vasto, vuoi per un giro di sponsor, pubblicità, accordi commerciali infinitamente più elevato. Ci sono più interessi, ecco. È per questo motivo che il calcio femminile fa e farà ancora fatica ad avere un suo cantuccio nel professionismo sportivo se non ci impegniamo a far cambiare le cose”.

Infine, la trentaduenne di Reana del Rojale (UD) ha voluto lanciare un messaggio alle famiglie delle bambine che vogliono diventare calciatrici: “Lasciamole fare quello che vogliono! Lasciamole esprimere, lasciamole vivere a pieno la loro passione, senza paletti, senza freni“.