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martedì, 28 Giugno 2022

Coronavirus, vaccinazione nazionale. Tra primule e carenza di personale, esercizi di fantasia

18.12.2020 – 09.50 – In Italia la circolazione del virus è ancora elevata, abbiamo un’incidenza di casi alta che riguarda gran parte del Paese. Il virus sta circolando molto nelle famiglie. Le misure dei DPCM hanno rallentato i contagi fra i giovani, ma non possono eliminare i contatti in casa. Per questo la discesa della curva è così lenta. A Natale, mettere a contatto famiglie diverse potrebbe amplificare questo effetto e far risalire l’indice Rt.
Il rallentamento della crescita della pandemia nelle ultime settimane dopo una fase di crescita esponenziale, verificatasi a ottobre, è avvenuto grazie agli interventi di distanziamento e della riduzione della mobilità delle persone. I decessi continuano a essere alti, prevalentemente nelle fasce di età Over 70, per cui anche se la curva epidemica abbia cominciato a decrescere, la mortalità lo farà con molto ritardo.
Bisogna fare il possibile per ridurre ulteriormente l’incidenza di nuovi casi, perché se dopo le feste di Natale il virus tornerà a circolare in maniera consistente si potrebbe mettere a rischio anche la campagna vaccinale. Sarebbe, infatti, la cosa peggiore trovarsi con un nuovo incremento dei casi durante l’avvio della campagna di vaccinazione nazionale. Nelle Regioni che passano via via dalla zona rossa a quella arancione e gialla non si determina un fine pericolo: tornando ad aumentare il contatto tra le singole persone aumenta immediatamente la possibilità di infezione e quindi un ritorno al colore precedente.
Il Covid non è come l’influenza, che ha una modalità di trasmissione lineare. Il Coronavirus va a salti, soprattutto se trova occasioni per contagiare più persone nello stesso momento. È necessario evitare l’aggregazione di più persone insieme. Il virus riesce a diffondersi passando da un soggetto all’altro in occasioni particolari, come incontri di famiglia allargati, matrimoni, convivi o meeting di lavoro. La raccomandazione è quella di vivere, per quanto possibile, all’interno di una cerchia di contatti molto ristretti.
I dati dicono che gli anziani, la fascia più colpita dai decessi nelle ultime settimane, si contagiano in famiglia, e non fuori. Nella prima ondata ci sono voluti due mesi di lockdown totale per far abbassare la curva dei contagi: ritenere che pochi giorni di limitazioni degli spostamenti, durante il Natale e il Capodanno, ma non per la Befana, e lasciando di converso liberi tutti nella settimana precedente fino al 20 dicembre, nel nome dell’economia, possano essere efficaci come le misure di contenimento di primavera è fuorviante.
Le tre misure migliori, al momento uniche, sono: il distanziamento tra le persone, l’uso della mascherina e il lavaggio frequente delle mani.

Vaccino. Le vaccinazioni in arrivo, quelle con mRNA messaggero, Pfizer in primis, sono sicuramente un risultato eccezionale, soprattutto dopo che saranno stati autorizzati dall’EMA, ma non possiamo pensare che il loro impiego sortirà risultati immediati. Anzi, si potrebbe addirittura assistere a un “effetto paradosso”. Se la presunta immediata sicurezza del vaccino ci facesse abbandonare cautele, distanze e mascherine, i contagi potrebbero addirittura risalire durante una campagna vaccinale nazionale che si preannuncia lunga e complessa.
Un sondaggio Emg-Different e Adnkronos, realizzato il 14 dicembre 2020 con il metodo della rilevazione telematica su panel, su un campione di 1664, fa emergere che il 77 per cento del campione si dichiara disponibile a sottoporsi al vaccino: di questi, il 34 per cento lo farebbe subito senza esitazioni, mentre il 43 per cento aspetterebbe qualche mese prima di vaccinarsi. Il 4 per cento degli intervistati non risponde. Tra quanti dicono di voler fare il vaccino, l’82 per cento sono uomini e il 73 per cento donne. Per più della metà dei cittadini (53 per cento) comunque la somministrazione non deve essere obbligatoria ma una libera scelta dei singoli. Il 37 per cento ritiene invece che debba essere obbligatorio per tutti, mentre il 10 per cento non risponde.

Le dosi di vaccino arriveranno frazionate nel tempo e non certo in grande numero. All’inizio si potrà vaccinare forse un milione di persone, ma non ci sarà un magico appuntamento di massa in cui 60 milioni di italiani verranno immunizzati dall’oggi al domani. Inoltre sia Pfizer che Moderna che Astrazeneca richiedono due dosi, da somministrare a 3-4 settimane di distanza una dall’altra. A questo periodo, inoltre, si devono aggiungere almeno 8 giorni prima che il sistema immunitario si attivi, e quindi che il vaccino sia efficace. Si ricorda che l’efficacia stimata, in base agli studi effettuati, è del 95 per cento.
Inoltre, non è ancora chiaro, a differenza di quanto avviene con gli altri vaccini conosciuti, se sia efficace solo a evitare i quadri clinici gravi oppure a interrompere la circolazione virale. In tutti i casi il vaccino andrà supportato con comportamenti responsabili. La campagna sarà lunga e richiederà di vaccinare almeno 42 milioni di italiani (il 70 per cento) per ottenere un effetto gregge ed interrompere le catene dei contagi. È probabile che fino a primavera 2021 inoltrata non cambi nulla, a maggior ragione in corso di epidemia influenzale.

Primule. Un’ultima considerazione: già i banchetti scolastici con le rotelle avevano sfiorato il ridicolo, ma le primule come gazebo vaccinali sono veramente un bell’esercizio di fantasia. Si ricorda che la vaccinazione non è una semplice “puntura” che si può fare dove capita. Per essere eseguita richiede la registrazione del vaccinato, l’acquisizione del consenso informato, un’anamnesi pre-vaccinale, delle dotazioni sanitarie di emergenza (ossigeno, adrenalina, cortisone e via dicendo), delle condizioni di disinfezione ambientale, il rispetto di precise procedure standardizzate. La vaccinazione è eseguita da personale medico specializzato in Igiene e Medicina Preventiva e da assistenti sanitari formati in modo specifico, che sappiano valutare eventuali allergie note e riferite e riconoscere e trattare eventuali reazioni allergiche post vaccinali acute. Per inciso la seconda dose è quella che potrebbe dare più problemi da questo punto di vista. Inoltre le persone devono essere messe in grado di comunicare ad un recapito preciso, nelle giornate successive, eventuali reazioni tardive, sempre rare, che dovessero presentarsi. Per capirsi, dopo la vaccinazione, per tutte le vaccinazioni, bisogna permanere in loco in osservazione sanitaria, per almeno 20 minuti, nel caso dei rarissimi ma sempre possibili eventi allergici.

Per ancora maggiore chiarezza un centro vaccinale deve essere accreditato dal punto di vista organizzativo, strutturale e strumentale. La vaccinazione andrebbe effettuata quindi in un ambiente esclusivamente sanitario ed invece si vanno ad impiegare imponenti risorse finanziarie per 1500 (millecinquecento) strutture a forma di “primula” giallo rossa. Ciascuna di queste dovrebbe servire circa 40mila italiani, considerata la popolazione di circa 60 milioni, e costruite con materiali biodegradabili, legni e tessuti, ed energeticamente autosufficienti da inserire nelle varie piazze italiane come segno di “rinascita”.
A parte il fatto il fatto che tra realizzazioni ed appalti ci vorranno molti mesi per la loro effettiva disponibilità operativa, e che c’è un forte allarme per la carenza di personale specializzato, non saranno certamente sufficienti alcune ore di formazione preventiva sul campo per poter divenire vaccinatori. Il reclutamento tramite bandi inoltre è notoriamente lungo e farraginoso. Non si parla affatto di dove far permanere i vaccinandi in attesa, pre e post vaccinale, durante i mesi freddi e della frequenza dei cicli di ricambio d’aria garantiti all’interno di tali ambienti.
Il Covid-19 è a trasmissione aerea e andrebbero evitati i luoghi di assembramento caldo-umidi, per non realizzare un effetto contagio da ‘pollaio’, a causa delle droplets ma anche per le goccioline aerodisperse (airborne) che senza i raggi ultravioletti solari possono sopravvivere nell’ambiente diverse ore. È evidente che a gennaio, febbraio, marzo attendere all’aperto sarà improponibile, soprattutto in considerazione della tipologia delle persone a cui il vaccino sarà destinato prioritariamente, per non dire del problema legato alla effettiva disponibilità quantitativa delle dosi dei vaccini autorizzati anti coronavirus. Purtroppo l’inedita carenza anche del consueto vaccino antinfluenzale è una pessima anticipazione, molto significativa e preoccupante.

Fulvio Zorzut

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