Scuola, la parola ai giovani: la didattica a distanza raccontata dagli studenti

26.12.2020 – 08.00 – È il 23 dicembre del 2020. Questo anno solare totalmente anomalo si appresta a finire e, con esso, anche il primo quadrimestre scolastico. Ma, tirando le somme, come hanno vissuto gli studenti questi due pesanti mesi di didattica a distanza, giunti all’improvviso dopo i precedenti quattro mesi in primavera? Ne parliamo con Pietro e Sofia, due studenti di quinta superiore del liceo musicale “G. Carducci”.

Come state vivendo la DAD da un punto di vista psicologico?

“Essenzialmente, questo periodo è molto stressante, in particolare per noi studenti di quinta, che ci apprestiamo a svolgere l’esame di maturità: il sistema scolastico sembra essere stato un po’ lasciato a se stesso e ciò porta i docenti ad essere particolarmente nervosi e, di conseguenza, anche noi ragazzi. Ognuno cerca di fare del suo meglio, ma è difficile equilibrarsi, con il risultato che tutti soffriamo il clima che si è, inevitabilmente, venuto a creare.” dice Sofia. Anche Pietro è della stessa opinione: “Strutturare una “scuola a distanza” è molto più complesso: le ore di fronte ad uno schermo sono pesanti, il carico di lavoro è diverso, molte volte arrivano voti e compiti anche al di fuori dell’orario. Non c’è uno stacco preciso tra il momento scolastico e il resto della giornata e ciò diventa molto pesante psicologicamente. Inoltre, trovo frustrante come tutta la parte musicale che caratterizza il nostro corso sia venuta fortemente a mancare”.

Come sono cambiate le vostre giornate?

Pietro cerca di trovare il lato positivo: “Nonostante la mia routine sia stata totalmente scombussolata, ritengo di avere molto più tempo a disposizione per me stesso, arrivando anche, nel tempo libero, a rilassarmi con hobby che prima non concepivo nemmeno di poter svolgere, come il disegno.” “Considerato che non devo impiegare ore preziose negli spostamenti o nei buchi che talvolta si vengono a creare in presenza, posso dire di avere più tempo” concorda Sofia, che, però, aggiunge: “Contemporaneamente, tuttavia, soffro fisicamente il dover stare al computer tutto il giorno, arrivando alla sera molto stanca. “

Analizzando questa inusuale esperienza, quali sono secondo voi i pro e contro?

Qui la risposta è unanime, un po’ amara: “I pro sono sicuramente che, se un ragazzo sa organizzare ed impiegare bene il suo tempo, può dedicarsi anche a delle passioni esterne o prendersi comunque più tempo per studiare e approfondire; di contro, invece, c’è la fatica psicologica e fisica derivante dai pesanti carichi di lavoro che abbiamo, dallo stare diverse ore davanti al computer e dalla riduzione del contatto umano.”

Se doveste dare un giudizio franco, cosa direste riguardo la gestione da parte delle istituzioni?

Sorrido a vedere come i miei due amici siano estremamente diversi tra loro, con due analisi tanto azzeccate quanto differenti. Pietro cerca di pensare in modo pacato: “Poteva andare meglio e poteva andare peggio: si è cercato di dare un po’ il contentino che la società si aspettava per tutta Italia, senza però essere davvero pronti a ricominciare.” Sofia, invece, è più dura: “Purtroppo noi studenti l’abbiamo vissuta come se fossimo l’ultima ruota del carro a cui pensare: sicuramente la situazione è nuova per tutti, ma si poteva cercare di dilazionare le entrate, aumentare la frequenza dei mezzi di trasporto scolastici o risolvere alcuni problemi della didattica a distanza in modo più efficace già a settembre, a livello nazionale e regionale. Il corso della pandemia non si può cambiare, ma ci si può organizzare in modo più ragionato.”

Io aggiungo che possiamo ritenerci fortunati, perché il nostro istituto ha saputo adeguarsi in fretta, ma la coordinazione ai piani alti doveva essere più efficace.

Tutto ciò vi ha fatto capire a cosa non potete rinunciare nel vostro quotidiano?

“Ci siamo resi conto di quanto sia importante la relazione umana, l’affetto e l’intensità del contatto, cosa che, in presenza, davamo molto per scontata, purtroppo. Quindi di certo possiamo dire che, nel male, abbiamo imparato a valorizzare questo aspetto: speriamo di poter presto riabbracciare la nostra vita, scolastica e non, molto presto, sapendo di riuscire ad apprezzarla di più.”

Un pensiero finale che scalda il cuore e a cui, con un po’ di amarezza, sento di volermi accodare anche io.

i.m