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martedì, 5 Luglio 2022

“Ne abbiamo abbastanza”. Le donne polacche contro Kaczynski, nel silenzio della stampa

10.11.2020 – 12.41 – “Ne abbiamo abbastanza” e “Preghiamo per il diritto all’aborto”. Esponendo questi cartelli, e concentrando la loro azione nelle giornate domenicali, migliaia di manifestanti hanno bloccato per diversi giorni consecutivi i servizi religiosi di molte chiese cattoliche in tutta la Polonia, nel corso di una serie di dimostrazioni seguite all’annuncio, fatto quindici giorni fa, di un blocco quasi totale della possibilità di aborto dato dalla Corte suprema polacca.
Gli episodi più accesi di protesta, che hanno richiesto in diverse occasioni l’intervento della polizia, e che proseguono, si sono verificati nelle città più importanti come la capitale Varsavia e i capoluoghi di Poznan, Danzica, Breslavia e Cracovia, a dispetto della proibizione di riunione attualmente vigente a seguito della pandemia. Il tutto, di fronte a un insolito silenzio stampa; poche testate hanno riportato l’accaduto, e l’informazione arriva perlopiù via social.

Quali le ragioni della protesta? La Corte suprema polacco ha sancito che l’aborto, anche nel caso di un feto che presenti malformazioni, è incostituzionale; le uniche circostanze nelle quali l’interruzione di gravidanza è ammessa in Polonia rimangono quindi quelli di incesto, violenza sessuale o pericolo diretto per la vita della madre. Il partito populista “Diritto e giustizia” (PiS) di Jaroslaw Kaczynski, però, principale ispiratore della controriforma in materia di diritti delle donne, è ritenuto di fatto il decisore unico in Polonia, più forte quindi dello stesso Parlamento. L’accusa da parte dei manifestanti nei confronti di Kaczynski è quella di sostenere una concezione totalmente patriarcale della famiglia e di aver spinto la Corte alle restrizioni ai fini di ottenere la compiacenza del partito e della Chiesa cattolica polacca su altre questioni. Chiesa che ha finora, per voce dell’arcivescovo Stanisław Gadecki, respinto con forza al mittente le accuse ribadendo che non è compito della religione occuparsi delle questioni della Repubblica di Polonia. “Da parte sua”, ha dichiarato l’arcivescovo, “la Chiesa non può naturalmente smettere di difendere la vita. Ciascun essere umano dev’essere protetto dal concepimento fino alla morte naturale”. Eppure, la decisione della Corte polacca ha tolto in pratica il terreno alla possibilità di interruzione anticipata della gravidanza, riportando la situazione della donna al secolo scorso e cancellando con un colpo di spugna le conquiste fatte finora nel paese membro dell’Unione Europea che aveva già una delle legislazioni più rigide del mondo occidentale in materia.

[f.f.][foto: Associated Press Czarek Sokolowski]

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