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domenica, 25 Settembre 2022

Lavorare in sicurezza: la sanificazione, tutto quello che c’è da sapere

01.12.2020 – 11.00 – Con la sigla, il 24 aprile 2020, del “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus covid-19 negli ambienti di lavoro” da parte del Governo e delle parti sociali, che integra il precedente Protocollo d’Intesa risalente al 14 marzo 2020, l’obiettivo è quello di agevolare le imprese nell’adozione di procedure di sicurezza anti-contagio, con misure di sanificazione ambientale in aggiunta alle misure di distanziamento sociale e di igiene personale.
Cosa viene dunque previsto e cosa è necessario un’azienda faccia su questo fronte? Ne parliamo con Edoardo Fabiani che con la sua impresa, Omniservice, opera da molti anni nel campo della pulizia e della disinfezione.

In primo luogo, guardando al contenuto del protocollo, esso prevede:

  • Una sanificazione degli ambienti alla riapertura comprensiva di tutte le postazioni di lavoro, le aree comuni, i pavimenti e le superfici, ovvero una sanificazione iniziale straordinaria;
  • l’obbligo di assicurare la pulizia e igienizzazione giornaliera di pavimenti e superfici;
  • la sanificazione periodica di tutti gli ambienti.

Ma quali sono gli step da fare e da dove partire?
Innanzitutto, va fatta una precisazione: quando si parla di sanificazione, all’interno del Protocollo essa viene intesa come “un complesso di procedimenti e di operazioni che comprende attività di pulizia e o attività di disinfezione interconnesse tra di loro”.
Sarà perciò necessario, come prima cosa, eliminare qualunque tipologia di sporco presente tanto sulle superfici quanto sui pavimenti: non avrebbe infatti alcun senso disinfettare su vecchi strati di sporcizia.

Conclusa questa fase, si potrà allora procedere con la vera e propria sanificazione, atta all’eliminazione di virus e batteri su tutte le superfici di contatto (come ad esempio scrivanie, tastiere, mouse), nonché periferiche (ad esempio ante dell’armadio, elementi decorativi o climatizzatori). Su questo punto, inoltre, va specificato che ad effettuare l’operazione dovrà essere un’impresa in possesso dei requisiti tecnici idonei e afferenti a determinati codici Ateco (01.21.00 pulizia generale non specializzata di edifici; 81.22.02 altre attività di pulizia specializzata di edifici; 81.29.10 servizi di disinfestazione).

Per quanto riguarda poi la pulizia giornaliera e la pulizia periodica, nel primo caso, lo stesso protocollo prevede il mantenimento delle tradizionali pulizie giornaliere, su questo punto, spiega Fabiani, i prodotti da utilizzare sono a discrezione del cliente: “l’importante di base è farla, anche solo con l’acqua”. Nel secondo caso, invece, con cui vengono previste delle “sanificazioni periodiche dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro, spogliatoi e delle aree comuni di svago”, la frequenza dovrebbe essere fissata da una volta ogni due settimane a una ogni due mesi, sulla base del numero di utenti, della “sporcabilità” delle superfici e della presenza di soggetti a rischio. Per quanto riguarda la pulizia periodica e se sia meglio appoggiarsi o meno ad una ditta specializzata, Fabiani a tal proposito spiega: “Consiglio sempre ai clienti almeno una pulizia fatta da professionisti. Molti sono convinti di saper pulire ma la realtà è ben diversa”, la mentalità, continua, è spesso quella del “pulisco io così risparmio, che equivale al ‘fai da te’ sui motori delle automobili”.

Ma quali sono le attività che richiedono una pulizia più approfondita? Decisamente tutte quelle sottoposte all’HACCP il cui protocollo prevede delle specifiche sul controllo della sicurezza igienica degli alimenti, continua Fabiani. Va tenuto presente, infatti, che “per lavorare nell’industria alimentare la legge impone il conseguimento del certificato HACCP. Si tratta di un attestato, conseguibile attraverso la frequentazione di un corso, che dimostra il possesso delle conoscenze relative alla microbiologia, alla conservazione degli alimenti, all’igienizzazione delle strutture/attrezzature e in generale a tutti gli aspetti inerenti alla materia ‘igiene alimentare’, sia per quanto riguarda le leggi nazionali che quelle europee”; perciò “molte delle misure introdotte con l’arrivo del Coronavirus, in realtà, dovevano già essere effettuate in precedenza, con l’HACCP”.

Infine, per quanto riguarda i prodotti da utilizzare, viene consigliato l’utilizzo di disinfettanti PMC con certificazione virucida en 14476 (Alcor) oppure PMC contenenti cloro attivo oltre lo 0,1 per cento (vichlor al 3 % adatto ai pavimenti ( o perossido di idrogeno allo 0,5 per cento o alcol 75 per cento).

[n.t.w]

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