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sabato, 2 Luglio 2022

I porti italiani come le Repubbliche Marinare? Il ruolo di Trieste

16.11.2020 – 13.30 – Trieste contro Venezia, La Spezia contro Livorno. Le rivalità tra i porti italiani, in alcuni casi “storiche”, in altri ancora connesse alla “guerra” per la ripartizione dei fondi, sono state oggetto di una conferenza del Festival di Limes, “L’Italia è il mare“, per la quale inizialmente Trieste doveva essere la sede “in presenza”.
Intitolata non a caso “I porti italiani: come non farsi la guerra“, la conferenza è stato oggetto di molteplici interventi, tra cui si segnala un breve dialogo del Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Orientale Zeno D’Agostino che ha così completato un discorso iniziato sabato 14 novembre 2020, con riferimento alla Via della Seta.

Tra gli altri relatori presenti si segnala Paolo Signorini, presidente Autorità di Sistema portuale del Mar Ligure Occidentale (Genova); Sergio Prete, presidente Autorità di Sistema portuale del Mar Ionio (Taranto) e Giovanni Pettorino, ammiraglio ispettore capo, comandante generale del Corpo delle capitanerie di porto. L’intervento è stato moderato dal direttore di Limes, Lucio Caracciolo.
In linea generale, considerando la conferenza nel suo complesso, si avvertiva un disallineamento tra le tesi di Caracciolo e la realtà portuale, almeno per quanto concerne le rivalità interne: le “guerre” del titolo, per come le hanno presentate i diversi Presidenti dell’Authority, sono parse molto meno feroci di come le descrivesse Limes.

Il porto di Trieste tra climate change e sviluppo del “ferro”

Zeno D’Agostino ha ribadito il ruolo dei fattoriendogeni” ed “esogeni” nel Porto, “interni” ed “esterni“, sottolineando nuovamente la necessità di non esagerare il ruolo degli attori internazionali.
Un esempio di fattore esogeno, ha ricordato D’Agostino, “è la nuova economia europea, nata dalla caduta del muro di Berlino, che ha modificato profondamente gli orientamenti economici, spingendoli sempre più ad est”.
Un altro fattore esterno è il cambiamento climatico che ormai intacca profondamente la supremazia dei porti dell’Europa del nord; dai problemi dei canali olandesi, alla scarsa accessibilità nautica di molti porti “fluviali” tedeschi.
La stessa Amburgo ha scelto d’investire pesantemente a Trieste, perchè consapevole di come la propria “competitività” stia venendo drammaticamente intaccata dal climate change. Si cerca “una sponda a sud“.
L’importanza di questi fattori “esogeni” non possono però detrarre dal continuo lavoro dei porti italiani; si è fatto un gran lavoro in relazione “con il mercato inland“; a Trieste c’è stato uno sviluppo ferroviario che ha consentito nel 2019 il record assoluto dell’utilizzo del 56% dei trasporti via ferro. Proprio ieri, ha raccontato D’Agostino, il Porto ha ricevuto una serie di container refrigerati dalla Polonia che fino a pochi anni fa avrebbero preferito i porti del Nord europa a Trieste. Le rotte, in tal senso, si stanno modificando profondamente.

Sull’inserimento di CCCC nella blacklist americana, D’Agostino ha ribadito che dev’essere il “governo a dettare la linea su quanto viene sviluppato nei porti; il dialogo non è Trieste-Cina, è Roma-Cina. L’Italia non ha ancora accettato i boicottaggi americani, pertanto noi proseguiamo coi progetti concordati. C’è ormai un’equazione fortissima tra mondo dei trasporti e geopolitica”.
“In quest’ambito – ha proseguito il Presidente – ci dev’essere una maggiore capacità di coordinamento tra i porti, legata anche all’allargamento dei ruoli. Fino a pochi anni fa dialogavamo solo col Ministero dei trasporti; oggigiorno c’è bisogno di una strategia che coinvolga Presidenza del Consiglio, analisti e così via”.

Il dinamismo del “piccolo” porto

Sulla rivalità interna nazionale, D’Agostino ha sottolineato che “Corriamo senza dubbio il rischio di diventare Repubbliche Marinare; per quanto vada detto che questo era un modello vincente. Chiaramente la dinamicità legata all’essere una Repubblica si scontra col tempo con la realtà di grandi potenze, quale era stato il caso di Venezia e Genova quando fronteggiarono i grandi stati”.

Tuttavia c’è un’alternativa a un ruolo italiano “solitario” e “isolato”: “Per questo da tempo propongo unaterza via“: esiste un’Europa, un’Unione, usiamola. Rigettiamo le visioni che arrivano da est e da ovest, onde non fare la fine delle Repubbliche Marinare. I porti mediterranei in quest’ambito sono ormai molto “appetibili”, hanno dimostrato di saper crescere non solo grazie agli influssi esterni, ma in virtù delle proprie forze. Ora hanno bisogno di spalle più larghe; probabilmente anche più di quanto possa garantire la stessa Italia. Ma non buttiamo via nel processo il dinamismo proprio del “piccolo”, della singola città portuale; restiamo però consapevoli che certe scelte possono essere risolte solo a livello nazionale e in alcuni casi europeo”.

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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