Next generation EU: quale futuro ci attende dopo la crisi?

23.11.2020 – 08.55 – Il 19 settembre si è svolta a Pordenone la conferenza organizzata dall’Istituto Regionale Studi Europei, intitolata: “Creare valore condiviso per tutti: la sfida del Green Deal europeo” dove si è discusso di Europe Next Generation, il piano per uscire dalla crisi attuale ideato dall’Unione Europea, più comunemente noto come Recovery fund. Durante la conferenza sono intervenuti: l’europarlamentare tedesca Alexandra Geese, del gruppo dei Verdi/Alleanza Libera Europea, l’economista Chiara Mio, presidente di Credit Agricole Friuladria e Professore ordinario del Dipartimento di Management all’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ha dialogato con il giornalista e docente Roberto Reale.

L’evento si è aperto con l’intervento di Alexandra Geese, che ha parlato di come lei ed alcuni altri europarlamentari sia italiani sia tedeschi, siano stati protagonisti dell’iniziativa di solidarietà italo-tedesca, che nelle prime settimane della crisi del covid ha invocato aiuto per i paesi più colpiti. Sottolineando che, già allora, era apparso evidente che le nazioni più indebitate avrebbero faticato maggiormente ad uscire dalla crisi, perché incapaci di sostenere grandi programmi di stimolo economico, con il rischio che rapidamente sarebbero aumentati sia gli squilibri economici sia le diffidenze reciproche.

Inoltre, l’europarlamentare ha illustrato il suo pensiero in merito al piano per la ripresa europea. Per quanto riguarda i pregi di Europe Next Generation, Geese ha spiegato che si tratta di una strategia per aiutare tutti i paesi e investire sul futuro, rimarcando inoltre fortemente che, trattandosi di un sistema di imposte e debito comune, non solo è un enorme passo avanti, ma rappresenta anche la rottura di un enorme tabù tedesco.
Oltretutto, è stato evidenziato il fatto che il 37% dei fondi saranno destinati alla transizione verde e paesi come il nostro riceveranno la fetta maggiore degli stanziamenti donandoci così un’enorme occasione per rinnovare la nostra economia e amministrazione.
Mentre, come lati negativi, ha enumerato il taglio dei fondi alla ricerca, alla digitalizzazione e all’Erasmus, oltre che la mancanza pressoché totale di fondi per gli ambiti dove si concentra l’occupazione femminile, ovvero i settori “Relazionali”, come salute ed educazione, ad esempio, che sono stati tra quelli che hanno manifestato maggiore sofferenza. E’ fondamentale utilizzare i fondi non riservati ad energia e digitalizzazione, a settori come cura ed istruzione, ha continuato, sottolineando in particolare l’importanza degli asili nido per sviluppare un paese di cittadini ricchi e istruiti. Inoltre, Geese ha suggerito di usare parte di quanto riservato per il digitale non solo per le infrastrutture ma anche per far entrare più donne nel settore.

Quanto enumerato dell’europarlamentare è poi servito come traccia per il resto della discussione. La professoressa Mio ha iniziato convenendo con Geese sul fatto che si tratta di un’enorme opportunità, specialmente per il nostro paese che riceverà 80 miliardi in formato di sussidi e 130 miliardi a debito da pagare in decenni. Inoltre, Mio ha approfondito alcuni punti sui tre pilastri del piano: digitalizzazione, sostenibilità e inclusione sociale. Per quanto riguarda il primo è stato spiegato come esso riguardi non solo l’ambito delle cosiddette professioni digitali, ma anche tutta la vita quotidiana, enfatizzando come la pandemia in corso sia stata un enorme acceleratore di cambiamenti già in nuce come la didattica a distanza o il fascicolo sanitario elettronico, mettendo così in evidenza la differenza in termini di qualità della vita tra le zone coperte dall’alta velocità e le zone con segnale carente o nullo. Per quanto concerne la sostenibilità invece, ha sottolineato che bisogna parlare di economia circolare, ovvero un’economia dove si eviti quanto più possibile l’utilizzo delle energie non rinnovabili e gli sprechi, e, dove quest’ultimi fossero inevitabili, il riciclo di materiali usati.

Per quanto riguarda infine l’inclusione sociale, la professoressa Mio ha portato l’esempio di come di questi fondi potrà beneficiare la nostra regione, purché si massimizzi l’interscambio tra persone, merci e dati migliorando le infrastrutture e, sottolineando, inoltre, l’inaccettabilità ai giorni nostri della durata dei viaggi Trieste-Verona che al momento richiedono un tempo maggiore di Bologna-Roma. In sintesi, è stato spiegato, dobbiamo utilizzare questa opportunità per riprogettare il nostro territorio, migliorando la digitalizzazione, sfruttando così la spinta verso il lavoro da remoto e per attrarre talenti da città come Milano.

Poi la professoressa Mio e il dottor Reale hanno parlato dei risvolti più politici dell’accordo. Dal punto di vista interno, sul piano nazionale, hanno sottolineato come serva una strategia completa e lungimirante, e che i cinquecento progetti sul tavolo del governo sono semplicemente troppi – e troppo vecchi – con il rischio che, di fatto, alla fine non ve ne sia nessuno. Dal punto di vista internazionale, e quindi europeo, i due professori hanno concordato sul fatto che, avendo colpito prima i paesi del sud Europa, il braccio di ferro sui fondi con l’Olanda sia stato dovuto in parte a ragioni di umore popolare da entrambi i lati, sottolineando però, in ogni caso, che la richiesta di garanzie di riforme non è nulla di stupefacente, in quanto è comune anche nel settore privato tra banche e imprese. Inoltre, sono risultati entrambi d’accordo sul fatto che sia necessario riformare la struttura dell’Unione in direzione di un modello più maggioritario, riducendo l’utilizzo dell’unanimità. Su quest’ultimo punto la dottoressa Mio ha sottolineato: “Non ci possiamo più permettere questi tempi [di reazione ndr] […] e i veti di paesi francamente marginali […] perché economia, vita e salute hanno tempi più veloci”. Menzionando così anche il braccio di ferro sul bilancio dell’Unione attualmente in corso fra Ungheria e Polonia (con in parte il sostegno sloveno) e tutti gli altri paesi, perché i tre paesi centro-europei sono scontenti della clausola nei fondi per la ripresa, che impone il rispetto dello stato di diritto al fine di ottenerne l’erogazione.

Infine, per quanto concerne i rapporti con il resto del mondo i due relatori hanno concordato sul fatto che un grosso fattore nella decisione tedesca di superare il tabù sul debito comune sia stata la necessità di avere un’Europa unita politicamente che consenta al continente di avere un ruolo futuro nel mondo. Entrambi, hanno qui fatto riferimento al recente accordo RECP, che segnala la nascita della più grande area di libero scambio al mondo tra quindici paesi asiatici, tra cui due storici avversari, Cina e Giappone.
In generale, si tratta di una conferenza molto esaustiva in merito ad un accordo che, se non verrà affondato da meschine diatribe politiche a livello europeo e noi sapremo sfruttare a dovere come Paese, è destinato ad avere un impatto trasformativo sul nostro futuro.

[Per chi fosse interessato il video della conferenza è stato in seguito rilasciato sul canale youtube: Cultura Pordenone].

a.z