Coronavirus, medici contro Riccardi: “Non firmiamo l’accordo regionale”

20.11.2020 – 10.14 – “Abbiamo detto all’assessore alla salute, dottor Riccardi, che dopo mesi di lunghe riunioni si è condiviso un documento molto ridotto rispetto alle attese ed alle proposte che si sono fatte in sede di comitato tecnico”. Secondo il Sindacato Medici Italiani (SMI), spiega Domenico Montalbano, segretario regionale per il Friuli Venezia Giulia, l’obiettivo di un fattivo rinnovo della medicina di base e della medicina generale nel suo insieme non è stato raggiunto, e ancora una volta nonostante le dichiarazioni, la medicina del territorio non sarebbe stata rinnovata nel suo insieme. “In un periodo di crisi sanitaria dovute anche alle scelte del passato”, spiega il sindacato dei medici nella sua nota alla stampa, “si è voluto adattare un impianto vecchio e non all’altezza ad un evento imprevisto come questa pandemia che richiederebbe una profonda innovazione. Si sarebbe potuto, se voluto, investire sulla medicina del territorio in tutte le sue rappresentazioni, assistenza primaria, emergenza sanitaria territoriale, continuità assistenziale, medicina penitenziaria e perché no rilanciare la medicina dei servizi, visto il grande bisogno ad esempio a livello scolastico. Si sarebbe potuto investire sul collaboratore di studio, infermiere professionale. Facciamo notare come adesso, in piena pandemia, l’apporto di queste figure è fondamentale per poter affrontare il sovraccarico burocratico e clinico del lavoro sul territorio del medico di medicina generale”. Segnalazioni negative da parte del sindacato, nella nota alla stampa, anche nei confronti della gestione della campagna di vaccinazione antinfluenzale: “La campagna vaccinale, anche se partita con anticipo, ha creato molti malumori e proteste per i quantitativi ridotti che sono stati forniti ai medici di assistenza primaria. Questi ultimi hanno dovuto sconvolgere la propria agenda e richiamare telefonicamente i loro pazienti per disdire gli appuntamenti. I pazienti hanno dato la colpa ai medici creando un’incrinatura nel rapporto di fiducia fra medico e paziente. Siamo in attesa ancora dei vaccini sia tetravalenti che trivalenti”.

Il governo regionale secondo il sindacato ha però in sostanza rifiutato il confronto; da qui la forte contrarietà di SMI al verbale d’intesa fra la Regione Friuli Venezia Giulia e le organizzazioni sindacali dei medici di medicina generale per il rafforzamento delle attività territoriali di diagnostica di primo livello e di prevenzione della trasmissione di Sars-Cov-2, che obbliga il medico ad eseguire i tamponi rapidi. Il sindacato SMI, chiedendo l’estensione delle tutele INAIL ai medici di medicina generale e pediatri di libera scelta e un riconoscimento economico alle famiglie dei medici che hanno perso la vita nel corso dell’epidemia di Covid-19, ha proclamato lo stato di agitazione. “Crediamo che l’Assessorato possa indirizzare in maniera decisa la politica sanitaria di questo governo regionale verso una riforma regionale territoriale di tutta la medicina generale, e che possa questo modello guida per le altre regioni. La pandemia ha messo a nudo impietosamente le carenze di tutti i sistemi sanitari regionali: l’ospedale da solo non può e non deve farsi carico dei pazienti che spesso inappropriamente giungono alle porte del pronto soccorso. A questo proposito chiediamo l’aumento dei medici USCA, unità speciali di continuità assistenziale, per l’assistenza a domicilio dei pazienti Covid positivi paucisintomatici”.

[c.s.]