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sabato, 28 Maggio 2022

Scontro tra auto e cervo. Chi paga? Diritto 4.0

19.10.2020 – 16.52 – Te lo ricordi il test dell’alce? La Mercedes, nel lanciare la vettura “Classe A”, nel lontano 1997 si era scontrata con un “alce”. Si chiama così un test di guida che prevede delle rapide sterzate e che aveva causato il ribaltamento del veicolo proprio durante il suo lancio sul mercato. Allargati gli pneumatici e installato l’E.S.P. (Electronic Stability Program), il problema è stato brillantemente risolto. Ma i grossi animali ungulati hanno continuato ad attraversare la strada alle autovetture e, questa volta, a farne le spese è stata una Opel, che si è scontrata con cervo.

Sono le 21.30 di una sera d’agosto. La visibilità è scarsa, è buio, piove e c’è la nebbia. In queste condizioni, un cervo adulto invade la carreggiata ed investe un’auto che stava sopraggiungendo. Si tratta di una Opel Insignia, che subisce ingenti danni. Scoppiano tutti gli air-bag e la parte anteriore del veicolo viene distrutta. Il guidatore, non potendo chiedere il risarcimento del danno al mammifero, fa causa alla Regione Veneto chiedendo il pagamento di 13.600,00 euro.
Quale sarebbe la colpa della Regione? Avrebbe dovuto predisporre “tutte le misure idonee ad evitare che gli animali selvatici arrecassero danni a persone o a cose” e, dati alla mano, non l’avrebbe fatto. Infatti, nella zona erano accaduti 71 incidenti simili, di cui ben 41 proprio su quella strada statale. La Regione si era limitata a mettere un cartello di pericolo, che secondo l’automobilista non era sufficiente. Del resto, si difende la Regione, non è mica possibile recintare tutti i boschi… la Corte di Cassazione, chiamata a decidere la vicenda, chiarisce che:

  • gli animali vaganti non hanno un proprietario e chi viene danneggiato da un loro comportamento può chiedere il risarcimento solo se dimostra che chi è obbligato alla loro cattura e alla loro custodia è stato negligente;
  • per individuare un responsabile, non basta individuare l’ente che si deve occupare della fauna; chi si lamenta di un danno deve dimostrare (o, almeno, spiegare) in base a quale ragionamento il comportamento della Regione avrebbe causato il danno.

Il comportamento della Regione deve essere valutato secondo criteri di ragionevolezza. In particolare, per ritenere la Regione responsabile dell’incidente, non basta che l’incidente sia “prevedibile”; rappresenta, infatti, un fenomeno del tutto naturale che animali selvatici possano attraversare le strade. In una situazione di scarsa visibilità a causa del buio, della pioggia e della nebbia, ed in presenza del cartello di pericolo vicino al luogo dell’incidente, l’automobilista avrebbe dovuto guidare in modo particolarmente prudente. E, ragiona la Corte di Cassazione, se avesse guidato in modo particolarmente prudente, avrebbe evitato l’impatto. La domanda di risarcimento viene pertanto respinta. (Cassazione, ord.n. 32775/19)

[g.c.a.]

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