“Mal’aria” Allarme smog, Trieste e Udine bocciate da Legambiente

02.10.2020 – 08.00 – Legambiente, all’approssimarsi dell’autunno, ha stilato un nuovo report, intitolato “Mal’aria“, che indaga i valori di inquinamento in ciascuna città italiana, comparandoli non con i livelli considerati accettabili dalle leggi italiane, ma direttamente con le prescrizioni dell’OMS, la quale nella qualità di Organizzazione mondiale della Sanità prescrive limiti molto più severi delle stesse prescrizioni europee.
Specificatamente Legambiente ha stilato una pagella, che va da 0 a 10, dando un voto a 97 città italiane sulla base degli ultimi 5 annidal 2014 al 2018 – confrontando le concentrazioni medie annue delle polveri sottili (Pm10, Pm2,5) e del biossido di azoto (NO2) con i rispettivi limiti medi annui suggeriti dall’OMS.
I limiti dell’OMS, va rilevato, considerano come valore assoluto la salute delle persone, rispetto a quelli europei e italiani che cercano di mediare con le esigenze industriali e di trasporto proprie di una città moderna. Ci si può chiedere, in tal senso, se siano limiti realisticamente raggiungibili specie considerando il caso di capoluoghi e metropoli.
Emerge così un quadro scoraggiante, laddove solo il 15% delle città analizzate ha la sufficienza contro l’85% sotto la sufficienza.

Delle 97 città di cui si hanno dati su tutto il quinquennio analizzato (2014 – 2018) solo l’15% (ossia 15) raggiungono un voto superiore alla sufficienza: Sassari (voto 9), Macerata (8), Enna, Campobasso, Catanzaro, Grosseto, Nuoro, Verbania e Viterbo (7), L’Aquila, Aosta, Belluno, Bolzano, Gorizia e Trapani (6). Sassari prima della classe con voto 9 in quanto dal 2014 al 2018 ha sempre rispettato i limiti previsti dall’OMS per le polveri sottili (Pm10 e Pm2,5) e per il biossido di azoto (NO2) ad eccezione degli ultimi 2 anni in cui solo per il Pm10 il valore medio annuo è stato di poco superiore al limite OMS; analoghe considerazioni con Macerata (voto 8), in quanto pur avendo sempre rispettato nei 5 anni i limiti, per il Pm2,5 non ci sono dati a supporto per gli anni 2014, 2015 e 2016 che quindi la penalizzano.

La maggior parte delle città – l’85% del totale – sono sotto la sufficienza e scontano il mancato rispetto negli anni soprattutto del limite suggerito per il Pm2,5 e in molti casi anche per il Pm10. Le città di Torino, Roma, Palermo, Milano e Como ricevono voto 0, perché nei cinque anni considerati non hanno mai rispettato nemmeno per uno solo dei parametri il limite di tutela della salute previsto dall’OMS.

Nel caso del Friuli Venezia Giulia tanto Trieste, quanto Udine appaiono collocate con un “3” sulla pagella in un quadro abbondantemente al di sotto della sufficienza che accomuna però la stragrande maggioranza dei centri urbani italiani. Sarà interessante, nel caso di Trieste, analizzare i dati anno per anno a partire dal 2020 in poi, considerando tanto i progressi nei trasporti sostenibili quanto e soprattutto la chiusura della zona a caldo della Ferriera di Servola, tradizionalmente anatema della qualità dell’aria cittadina.

Fonti: Mal’Aria di città, edizione speciale, Legambiente, 30 settembre 2020 [PDF]

[z.s.]