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martedì, 28 Giugno 2022

La storia di Lustig Piacezzi, medico triestino che studiò i gas tossici

24.10.2020 – 08.00 – Qual era il profilo “tipo” di un medico della Trieste ottocentesca?
La città-porto aveva vissuto, nella prima metà del diciannovesimo secolo, una crescita industriale e mercantile che non aveva accompagnato un’eguale sviluppo dell’apparato sanitario. Permanevano vaste zone di povertà e degrado, specie per il ri-allocamento della nuova classe operaia dapprima in Cittavecchia e in seguito a San Giacomo e nelle zone della periferia. In questo campo, specie a seguito delle epidemie di colera che si susseguirono fino agli anni Ottanta dell’ottocento e in campo legislativo grazie alle riforme liberali del 1859, venne a formarsi una classe di medici ben preparata che guardava alla Germania come modello scientifico. In questo contesto ebbe un ruolo determinante la costruzione del Civico Ospedale di Trieste, considerato per tutto il diciannovesimo secolo il miglior “nosocomio” austriaco dopo quelli di Vienna, Budapest e Praga.

Il medico triestino proveniva solitamente da una famiglia medio borghese; spesso con origini ebraiche, ma di convinzioni laiche, acculturata alle ultime novità scientifiche.
La formazione avveniva dapprima a Trieste, a stretto contatto con una cultura umanistica che guardava all’Italia, affiancata però a un insegnamento in lingua tedesca per le materie scientifiche.
Lo studente aspirante medico si faceva poi le ossa all’Università di Vienna; o in minor misura di Graz o Praga; ed era di solito negli impetuosi anni universitari che lo studente acquisiva, specialmente nei decenni a cavallo del secolo, forti convinzioni nazionali.
Lo scenario medico triestino presentava così, pressapoco a partire dal 1870 in poi, uno schieramento di dottori che si consideravano liberal-nazionali, guardando con favore a una Trieste di cultura italiana, contrapposti ai “legittimisti”, cattolici o sloveni. Sarebbe però un errore esacerbare questo presunto conflitto nazionale, com’è invece stato fatto dalla storiografia degli anni Venti e Trenta. Prevaleva piuttosto l’entusiasmo positivista per le nuove scoperte, per i nuovi progressi in campo medico.
In quest’intersezione tra conflitto nazionale e progresso scientifico ricordiamo Carlo Antonio Lorenzutti che introdusse l’uso dell’italiano al posto del tedesco nei documenti e nelle cartelle cliniche del Civico Ospedale del 1846. Ma ricordiamo con altrettanta forza il confluire a Trieste, città di passaggio, di innumerevoli lumi della scienza medica del tempo.
Tra la fine del settecento e i primi dell’ottocento annoveriamo ad esempio il medico Benedetto Frizzi (Ben Zion Rafael Ha-Coen Frizzi) tra i fondatori dell’Ospedale israelitico dove curava gratuitamente gli indigenti (1816); Lorenzo Rondolini, medico che tradusse importanti trattati medici dal tedesco e che a Trieste si batté contro un’epidemia di tifo (1794); Giovanni Vordoni, un medico greco che diresse il Civico Ospedale durante la terza occupazione napoleonica di Trieste.
E fu a Trieste che Amedeo de Mulon anticipò il possibile utilizzo dello stetoscopio, prima che venisse inventato da Lannec; mentre sempre nella città-porto nasceva Johann von Dumreicher che dal 1849 diresse la I clinica chirurgica dell’Università di Vienna.
Procedendo nell’ottocento Trieste diventò presto per l’Austria il crocevia dove si formarono tanti maestri delle grandi scuole continentali di medicina, con riferimenti alle diverse specializzazioni: si va dalla dermatologia, all’oftalmologia, all’otologia, alla chirurgia.

Città vecchia, tra le zone più colpite dal colera

In questo quadro molti dei medici della Trieste imperiale che passeranno poi a insegnare in Italia mantengono atteggiamenti ambivalenti: irredentisti, certo, ma ciascuno a suo modo. Gioca un ruolo curioso la discendenza famigliare, spesso tutt’altro che italiana; e i luoghi di aggregazione, a partire dalle palestre della Società Ginnastica Triestina, passando ai caffè e alle tante associazioni culturali.
Giuseppe Brettauer (1835-1905) nasce ad esempio ad Ancona, ma la famiglia è tedesca: sceglie di laurearsi all’Università di Vienna, prima di trasferirsi a Trieste dove farà carriera quale oculista. Fondatore nel 1875 dell’Associazione Medica Triestina, convinto irredentista, manterrà però nella pronuncia italiana un marcato accento tedesco.
La capitale Vienna nuovamente è fucina di talenti con Gino Stock (1875-1937): nato a Spalato, laureato a Vienna, fu dermatologo rinomato a Trieste, dove però s’impegnò con la Società Ginnastica Triestina e fu attivo irredentista. Richiamato dall’Austria al servizio militare in Galizia, verrà perseguitato negli ultimi anni di vita post Prima Guerra Mondiale per le origini ebraiche.
Attilio Cofleri (1877-1951) è un altro medico che milita in molteplici organizzazioni che corrono incerte sul fil del rasoio tra cultura e dissidenza: dapprima aderisce al Circolo Accademico Italiano a Vienna, poi a Trieste è presidente della sezione triestina della Lega Nazionale (1913), membro della Società Ginnastica Triestina e della Società Dante Alighieri.

Lustig

Alessandro Lustig Piacezzi nasce in realtà come “Leon Elissen”; un nome che suona assai poco italianeggiante e guardando infatti ai genitori non si rimane sorpresi. Il padre era Moritz Lustig, un commerciante ebreo di gramaglie proveniente dall’Ungheria; la madre era una Segrè, detta anche “Nina”. Nato il 5 maggio 1857 “Leon” frequentò nella giovinezza “gli irredentisti della Ginnastica Triestina”; e fu nella palestra sociale probabilmente che si convertì alla causa italiana.
Dopo aver frequentato gli studi superiori, si iscrisse alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Vienna. La minoranza italiana nella capitale austro-ungarica era piuttosto nutrita; si respirava un clima culturale vivace che non risparmiava tra gli studenti contrapposizioni politiche e nazionali piuttosto violente. Si ricordi a questo proposito che i pangermanisti – unico gruppo nazionale all’interno dell’impero a volerne la disgregazione a favore di una “grande Germania” – avevano la propria base proprio tra gli studenti universitari tedeschi. In questo quadro di grande tensione “Leon”, ormai “Alessandro”, fonda il Circolo Accademico Italiano (1881) che vedrà tra le sue principali figure intellettuali di grande spessore come Filippo Zamboni. I contatti con Trieste rimangono forti, perché viene intanto eletto membro del Consiglio Direttivo della Ginnastica Triestina. Gli studi proseguono con profitto, perchè lavora come istruttore nell’Istituto di Fisiologia diretto da E. von Brucke. Dopo la laurea (14 marzo 1883) si trasferisce all’Università di Innsbruck dove lavora come assistente dell’Istituto di Fisiologia. Si sposta poi a fare ricerca presso diversi istituti biologici di Vienna dal 1884-1886, dedicandosi a studi approfonditi del sistema nervoso, muscolare e sullo sviluppo del senso del gusto.

Quest’interesse verso la biologia lo indirizzò presto verso un settore della medicina in forte sviluppo: la batteriologia. Rientrò a Trieste appena in tempo per un battesimo del fuoco: nella città imperversava una delle ultime ondate di colera. Alessandro inizialmente operò come medico secondario nella II divisione medica del Civico Ospedale, prima di venire nominato direttore dell’ospedale di S. Maria Maddalena Superiore (1886). In quest’occasione ebbe modo di studiare i casi di colera in collaborazione con Vincenzo De Giaxa il quale diverrà poi Professore di Igiene a Napoli. I buoni servigi resi alla popolazione triestina combattendo contro il colera incontrarono però l’ostacolo di un irredentismo che lo vedeva amico di Giovanni Sabbatini, a sua volta in relazione con un “certo” Guglielmo Oberdan. A seguito delle investigazioni della Polizia Austriaca, Lustig abbandonò la città, riparando presso la “sabauda” Torino (1887). Qui si ambientò rapidamente, organizzando il laboratorio di analisi dell’Ospedale Mauriziano “Umberto I” di Torino dietro incarico del chirurgo prof. Antonio Carle. La carriera medica, a partire dalla capitale piemontese, conosce una volta decisiva con una serie di cattedre, dapprima a Cagliari e infine a Firenze dove rimarrà in pianta stabile. La “passione” di Lustig rimangono le malattie infettive; e in questa veste viaggia nei teatri più pericolosi del globo. Inizialmente in India, colonia britannica, dove sperimenta un nuovo vaccino sperimentale contro la peste bubbonica; trasferendosi poi in Manciuria, un altro “calderone” batteriologico, e infine in Turchia, all’epoca Impero Ottomano, e nelle Americhe del Sud, tra Brasile e Argentina. Il Regno d’Italia, dal suo canto, gli affida il compito di organizzare una campagna antimalarica nelle irrespirabili terre della Sardegna.

I successi medici si accompagnavano di pari passo a quelli politici: dapprima venne naturalizzato, acquistando la cittadinanza italiana con il giuramento nel Campidoglio il 3 giugno 1891; ricevendo poi il titolo di senatore del regno nel 1911.
Lo sposalizio con Linda Piacezzi (1872-1911) gli permise quello sradicamento fanaticamente perseguito dalla gioventù, adottando come ulteriore cognome l’italiano Piacezzi. Quest’italianizzazione non avvenne a caso, ma nei mesi susseguenti all’entrata in guerra dell’Italia con l’Austria. Ormai cinquantottenne Lustig parte infatti come volontario, dapprima col grado di maggiore, poi tenente e infine colonnello medico, ricevendo tre medaglie di bronzo durante i quattro anni di guerra. In quest’occasione Lustig svolse un ruolo fondamentale nell’organizzare (o meglio: tentare di farlo) i servizi sanitari al fronte, con speciale riferimento alle misure di profilassi per combattere la diffusione di malattie infettive. Gli ardori nazionalisti si spensero quando morì in trincea il figlio primogenito Renzo. Durante gli anni di conflitto Lustig istituì e fu attivo insegnante presso l’Università Castrense di San Giorgio di Nogaro (Udine), fondata appositamente il 13 febbraio 1916 per istruire i medici e gli studenti del V e VI anno di medicina che non avevano ancora avuto esperienza di chirurgia di guerra.

E fu durante l’esperienza della guerra di trincea in Carso che Lustig ebbe per la prima volta modo di osservare gli effetti dei gas tossicifosgene, yprite, gas starnutenti, lacrimogeni – sui fantaccini in prima linea. L’impegno a contrastarne gli effetti lo impegnò per tutta la vita, portandolo a pubblicare un volume divenuto cardine di questi studi in Europa: “Gli effetti dei gas asfissianti e lagrimogeni studiati durante la guerra: 1916-1918: provvedimenti e cura”. Pubblicato nel 1921, goderà di 4 edizioni. Si segnala tra le traduzioni quella della Croce Rossa Polacca. Lo studio delle cure per i danni dei gas tossici lo convinsero inoltre a fondare nel 1920 un Centro di Patologia Clinica all’Università di Firenze sotto la guida del Ministero della Guerra.
Come ricorda lo studioso Luigi Massimino Sena, il centro di Patologia clinica fiorentino costituirà poi un passaggio obbligato per l’80% dei Patologi generali italiani nell’intero corso del Novecento. Un frammento importante della storia medica italiana.

Fonti:
Euro Ponte, Medici della Trieste asburgica: dai liberal-nazionali agli irredentisti, in Biografie Mediche – Rivista del centro per lo studio e la promozione delle professioni mediche, numero 2, 2013
Luigi Massimino Sena, Nel Centenario della Guerra 1915-1918. Ricordo di Alessandro Lustig: un Patologo generale e un Clinico che ha illustrato l’Italia, in Biografie Mediche – Rivista del centro per lo studio e la promozione delle professioni mediche, numero 5, 2015.
Davide Ludovisi e Federica Sgorbissa, Trieste e la scienza. Storia e personaggi, C. Giovanella, 2018

[z.s.]
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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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