7.7 C
Trieste
giovedì, 8 Dicembre 2022

Immigrazione e Rotta Balcanica, la situazione fra destra e sinistra. De Carlo (M5S): “Strutture inadeguate e trattati violati”

02.09.2020 – 08:12 – Abiti e scarpe abbandonati, segnalazioni, posti di controllo e retate della Forze dell’ordine basate su azioni di sorveglianza o sollecitazioni dei cittadini. È la realtà di ogni giorno a Trieste, sul Carso e sul confine orientale italiano fra Friuli e Slovenia: continuano senza sosta gli arrivi in Friuli Venezia Giulia di migranti provenienti dalla cosiddetta Nuova Rotta Balcanica. Se ne parla molto, e continuamente, eppure la situazione rimane d’allerta e il problema non trova una soluzione: solo nelle ultime tre settimane, infatti, sono stati più di 200 gli irregolari rintracciati nel solo territorio giuliano. Secondo Fratelli d’Italia e Lega, sarebbero almeno 10 volte tanti, perché su un fermato, molti altri passano. Dopo la visita a Trieste del Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, dello scorso 8 Settembre, è stato concordato l’invio sui confini della nostra regione, in particolare nell’area udinese, di un’ulteriore aliquota di militari, per intensificare i controlli sul territorio nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure”. Una decisione che secondo i rappresentanti delle istituzioni locali, quali i sindaci e lo stesso Governatore di Regione Massimiliano Fedriga, servirà a ben poco, se non a nulla. Nota la posizione della destra triestina e regionale sul tema Rotta Balcanica, e nota anche quella del Partito Democratico che a livello locale non ha nascosto una certa preoccupazione per come la situazione sia gestita, per cercare di capire meglio questa delicata questione ci siamo rivolti a Sabrina De Carlo, deputata del gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle, attualmente al governo assieme al PD; De Carlo di immigrazione si occupa attivamente da tempo, e il governo stesso, da Fratelli d’Italia, è stato chiamato fortemente in causa per ‘assenza’ nel merito della questione.

Lo scorso 18 Settembre abbiamo assistito ad un maxi rintraccio di migranti, 68 per la precisione: un numero molto alto in una volta sola. Vista anche l’attuale situazione sanitaria e il numero di posti letto già oltre il limite all’interno delle strutture d’accoglienza del Friuli Venezia Giulia, i nuovi ingressi rischiano di far diventare la situazione definitivamente insostenibile. Che opinione si è fatta a riguardo?

“Se andiamo a vedere i dati dello scorso anno, 2019, i numeri sono molto simili; certamente quello di cui risentiamo di più oggi è il fatto che in passato siano state fatte scelte sbagliate tanto a livello nazionale quanto a livello regionale. Su quest’ultime, per il Friuli Venezia Giulia, posso dire che un sistema molto complicato di gestione ha portato il nostro territorio a fare affidamento su delle strutture inadeguate, che a loro volta hanno accentuato i problemi invece di risolverli; penso in primis alla ex Caserma Cavarzerani di Udine, di cui si è parlato molto. In questi ultimi mesi si è vista una certa differenza di gestione del fenomeno migratorio tra le istituzioni friulane e quelle giuliane; ciò non è assolutamente una critica alle prime, in quanto sono sicura che si tratti di sbagli fatti per mancanza di esperienza. Le istituzioni triestine, infatti, hanno già a che fare con queste tematiche da decenni, quindi con molta probabilità utilizzano un sistema di gestione più organizzato e collaudato; credo sia così anche per Gorizia. Purtroppo non posso dire lo stesso per Udine”.

Qual è la ragione, secondo lei, di questa mancanza di uniformità nelle procedure?

“Tra le difficoltà che maggiormente mettono alla prova le istituzioni c’è sicuramente il fatto che ogniqualvolta a Roma vengono ideate delle soluzioni, poi si trovano anche degli escamotage per aggirare la nuova normativa. L’immigrazione irregolare sul nostro territorio, infatti, è gestita da organizzazioni illecite che hanno sistemi ben organizzati. Abbiamo deciso di riprendere in mano l’accordo del 3 Settembre 1996 in materia di riammissioni [implica la possibilità di poter respingere il migrante verso lo stato di provenienza entro le 24 ore della giornata o se individuato entro i 10 chilometri dal confine Ndr]. Su questo sto lavorando in contatto con il Ministro degli Esteri e i colleghi della vicina Slovenia, con il fine di migliorare l’accordo stesso. Se i migranti arrivano in maniera così consistente nel nostro territorio è soprattutto per colpe e mancanze degli altri stati attraversati. Che dovrebbero intervenire tempestivamente, e non chiudere un occhio come invece spesso accade”.

Si può quindi affermare che Slovenia e Croazia, e quindi anche Bulgaria e tutti i paesi attraversati dalla Rotta Balcanica, non osservino quanto riportato nel Trattato di Dublino del 15 Giugno 1990?

“Purtroppo questo è palese, lo dicono i numeri. Personalmente vorrei conoscere con maggior dettaglio i dati sull’immigrazione anche degli altri stati. A riguardo vorrei sottolineare che uno dei temi che porterò al vaglio del ministero è che venga fatta chiarezza completa, che si arrivi quindi a un atto corretto nei confronti dei cittadini che renda pubblici i dati sul fenomeno migratorio. Purtroppo i migranti non arrivano solo via mare con i barchini e le ONG. Il Friuli Venezia Giulia risente di una mancanza di attenzione che, per fortuna, da quando è al governo il Ministro Lamorgese, è stata colmata rispetto al passato. Tra l’aumento della presenza delle Forze Armate e la nascita dei pattugliamenti misti, sono state riservate al nostro territorio attenzioni che finora non erano mai state date da nessuno”.

Come mai c’è voluto tutto questo tempo, per una soluzione che non è comunque ancora completa?

“Il nostro territorio ha un problema d’immigrazione irregolare che, nonostante vada a periodi [i dati evidenziano l’intensificarsi nei mesi estivi e il rallentamento nei mesi invernali Ndr], comunque continua ad esistere lungo tutto l’arco di un anno, e che prosegue da diversi anni. Vista anche l’attuale situazione in Turchia e Grecia, tutto porta a pensare che questo fenomeno migratorio sia tutt’altro che destinato a finire in breve tempo. Spesso le persone credono che alzare un muro sia la soluzione a tutto: in realtà abbiamo 232 chilometri di confine che realisticamente parlando non possono essere difesi da una parete di cemento, e che sono difficili da presidiare già dalle Forze dell’ordine attualmente schierate”.

Il Ministro Lamorgese, durante la sua visita, ha dichiarato che chiudere i confini minori non è la soluzione al passaggio dei migranti dalla Slovenia al nostro territorio. Lei cosa ne pensa di questa affermazione?

“Su questo tema è stata fatta un po’ di confusione. La proposta di chiudere i confini minori non è nata da un partito politico ma è formulata dai prefetti e dai questori del nostro territorio, che su queste cose lavorano quotidianamente; e poi è stata raccolta da alcuni. Io non faccio il tifo né per le proposte di destra né per quelle di sinistra, ma semplicemente per le buone idee; come Movimento 5 Stelle abbiamo portato questa proposta a Roma. Il Ministro Lamorgese non si è mai dichiarata contraria alla chiusura dei valichi minori ma ha preferito adottare ulteriori misure concordate con prefetti e istituzioni locali. In ogni caso, ci tengo a sottolineare che la chiusura dei valichi non sarebbe stata integrale come durante il periodo del lockdown causato dal Covid-19, ma bensì temporanea, nelle sole ore notturne [quelle documentatamente di maggior transito dei migranti Ndr]. Qualora le ultime misure adottate dovessero risultare inutili, si procederà con una eventuale chiusura, ma non prima di aver messo in atto le decisioni già prese. Si sta tuttavia pensando di installare sui confini minori impianti di sorveglianza dotati di termoscanner, in grado di poter individuare anche la presenza di eventuali persone racchiuse nei vani di camion e furgoni; non ‘fototrappole’, quelle servono per gli animali, ma sistemi ad alta tecnologia. In ogni caso questa è una decisione che sarà valutata nei prossimi mesi dalle istituzioni territoriali”.

Nel corso dell’estate, nei mesi di luglio e agosto, la macchina dell’ accoglienza presso l’ex Caserma Cavarzerani di Udine è andata letteralmente in crisi, tra sovrannumero di ricoverati, 600 in uno spazio per 300, e migranti messi in quarantena. Come state agendo per migliorare la situazione?

“A seguito dell’incontro con il Ministro Lamorgese l’ex caserma verrà ristrutturata dalla Croce Rossa ed utilizzata come locale per la gestione delle quarantene; di spazi come questo, infatti, il territorio udinese è carente. Personalmente avrei convenuto per la chiusura di quella struttura: se oggi è in quelle condizioni, è colpa del Governo precedente il quale ha prestato poca attenzione al tema ricovero dei migranti, sottovalutandolo e creando una condizione molto difficile tanto per i cittadini quanto per i limitrofi esercizi commerciali, i titolari dei quali si sono visti danneggiati e con loro anche i residenti di quella zona. La nostra sfida attuale è quella di portare le istituzioni a mettere in atto una gestione più sicura e controllabile dell’accoglienza e del ricovero dei migranti; possibilmente in strutture più piccole, e di più facile gestione, dove il problema del sovrannumero dovrebbe venire decisamente meno”.

Per quanto concerne la gestione delle quarantene in strutture mobili ed accampamenti, qual è il suo pensiero? Crede sia una soluzione migliore rispetto all’utilizzo di edifici riconvertiti?

“Assolutamente no. Sul territorio friulano in alcuni casi i migranti hanno trascorso la quarantena a bordo di pullman: l’unico modo per lavarsi era un rubinetto installato provvisoriamente dalla Caritas. Sul Carso triestino sono state allestite delle tende, una soluzione migliore rispetto al pullman; ma queste tende non devono in alcun modo diventare un accampamento permanente, servono solo ed esclusivamente in questo periodo di estrema necessità. Il caso dell’ex Caserma Cavarzerani si è verificato perlopiù proprio in questa maniera: prima sono state collocate le tende e poi si sono riempiti tutti i suoi ambienti. Questo è anche uno dei motivi per i quali i sindaci sono restii e timorosi quando si tratta di dedicare spazi cittadini all’accoglienza”.

Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia: sono i paesi firmatari del Trattato di Visegrad. Hanno dichiarato di non voler accogliere i migranti in quanto il loro sistema di collocamento è scarso e mal funzionante, e si vuole evitare il sorgere problematiche di natura civile e sociale. Che ne pensa di questo comportamento?

“Credo che l’Unione Europea debba dare linee guida generali in materia d’immigrazione da far seguire a tutti gli stati membri, affinché il fenomeno venga gestito in maniera uniforme, senza differenze; basti vedere nel nostro piccolo quanto sia diverso il modus operandi tra Italia e Slovenia. Le dichiarazioni dei paesi Visegrad credo siano solo un modo per mettere le mani avanti: la decisione finale spetterà all’Unione Europea, e arriverà nel mese di novembre. Pensando all’Italia, sono contenta che negli ultimi mesi l’Europa si sia accorta del problema migratorio che coinvolge il nostro territorio e che abbia accolto la richiesta fatta dal nostro paese già dai tempi del governo con la Lega, ossia quella di creare un sistema per la distribuzione automatica dei migranti in tutti gli stati membri, superando così il Trattato di Dublino. Al momento, tuttavia, abbiamo ascoltato solo parole; auspico che alcune di queste possano tramutarsi in fatti concreti”.

Un altro tema caldo del momento è quello dei migranti minori stranieri non accompagnati: molto spesso individui maggiorenni si dichiarano minorenni per ottenere d’ufficio il diritto di rimanere sul suolo italiano. Quale pensa sia il modo migliore per debellare questo fenomeno, che il governatore Fedriga ha definito una vera e propria presa in giro nei confronti dei cittadini e delle istituzioni italiane?

“Questo è proprio uno dei casi celebri in cui vale il detto ‘fatta la legge, trovato l’inganno’. Da quando si è deciso di riammettere solo le persone bloccate nel raggio di 10 chilometri dal confine, sono comparsi i ‘transporter’, gli autisti che fanno scendere i migranti in località lontane dal confine. Ma non è finita qui: tanti migranti, soprattutto adulti, vengono portati addirittura davanti alle Questure, in modo che possano poi entrare al loro interno e dichiararsi minorenni con il fine di farsi accogliere obbligatoriamente nel nostro paese. Il Prefetto, tuttavia, nonostante quello che si dice, mi ha confermato che il tema dei minori stranieri non accompagnati non è al momento eclatante: in ogni caso capisco i sindaci che si trovano ad affrontare questa ulteriore problematica in un periodo già di per sé complesso come quello attuale”.

Si è fatto qualcosa?

“La Prefettura, assieme alla Procura, è intervenute per dare un ulteriore strumento d’azione alle nostre Forze dell’ordine, ossia una direttiva che consente loro di agire senza alcun problema e procedere con i respingimenti qualora si dovessero trovare dinanzi a un cittadino straniero visibilmente maggiorenne. Sulle richieste d’aiuto dei piccoli comuni del nostro territorio, voglio ricordare che i problemi economici sono superabili grazie alla richiesta d’accesso a fondi nazionali già pronti per essere utilizzati, come ad esempio il Fondo Fami’. Credo ci sia una scarsa conoscenza da parte dei sindaci e delle amministrazioni comunali circa gli strumenti a loro disposizione: le soluzioni ci sono. Scaricare l’intera responsabilità sullo Stato non ha alcun senso, soprattutto perché in certi casi i municipi hanno maggiori strumenti per gestire temi delicati come questo, uno fra tutti il lavoro degli assistenti sociali. Una soluzione ottimale credo stia nel ritrovarsi a metà strada e trovare assieme una soluzione congiunta”.

[g.t.][r.s.]

spot_img

Ultime notizie

spot_img

Dello stesso autore