Porti, Nicoli (FI): Caso Monfalcone emblematico di svendita ruolo FVG

30.10.2020 – 13.05 – “Le istituzioni del Friuli Venezia Giulia stanno assistendo passivamente a una svendita delle nostre infrastrutture più importanti, come le aree portuali di Monfalcone, lasciando allo Stato ogni decisione: la Regione e i Comuni devono avere voce in capitolo sulle scelte strategiche di sviluppo di porti, ferrovie, strade e aeroporto. In questo pericoloso gioco di delegare tutto a Roma c’è in ballo la nostra autonomia”. Lo afferma il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Giuseppe Nicoli, commentando il trasferimento dei beni dell’Azienda speciale per il Porto di Monfalcone all’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale. “Nello specifico, come avevamo già sottolineato – continua Nicoli – il valore di vendita di 15 milioni di euro ci appare sottostimato, ma avremmo potuto farci un’idea migliore sui calcoli effettuati se avessimo potuto visionare una perizia di stima per la compravendita dei beni dell’Azienda, di cui ancora si ignorano i contenuti. A tal riguardo, era stata presentata anche un’interrogazione in consiglio regionale. Vorremmo capire anche le sorti del personale, considerando che sulla stampa era stata annunciata anche l’assorbimento dei dipendenti dell’Azienda speciale da parte dell’Autorità”.

Nicoli rinnova l’appello al territorio regionale a “respingere le pericolose manovre, che si profilano all’orizzonte, tese a depotenziare l’autonomia e la specialità della Regione Fvg”. Il riferimento è non solo all’acquisizione del porto monfalconese ma anche al destino della fusione tra i Consorzi di sviluppo economico di Gorizia e Monfalcone (“Positiva, ma va monirata”) e alle scelte strategiche sul porto di Trieste, tra le quali l’ingresso di Hhla in Piattaforma logistica Trieste, gli accordi sulla Via della seta cinese e in generale “tutte le questioni che vedono come primo decisore l’Autorità di sistema portuale, il che significa accentramento delle decisioni e non certo quell’autonomia regionale che dovrebbe vedere il Fvg protagonista del futuro del suo territorio e nell’Europa delle Regioni”.

“Il problema – puntualizza Nicoli – è come è stato pensato il sistema con la riforma Delrio, che ha consegnato le nostre infrastrutture portuali nelle mani dell’Autorità: dobbiamo modificarla, per dare a Regione e Comuni il ruolo di protagonisti che spetta loro, tanto nella pianificazione urbanistica del territorio quanto delle scelte sulle nostre infrastrutture”.

“Mettere a sistema gli scali portuali della nostra regione è di primaria importanza – osserva il forzista – e non sempre la concorrenza o la competizione intestina è funzionale alla crescita del nostro territorio. Ciò si sta profilando tra molo VII e VIII a Trieste, mentre lo scalo di Monfalcone sta morendo: tutto per la gioia di Capodistria. Continuiamo ad assistere al mancato completamento del molo VII, ma anche ai ritardi sull’approfondimento del canale di accesso al porto di Monfalcone. Ritardi imperdonabili, che testimoniano come anche dopo la creazione dell’Autorità la musica non sia cambiata, in quanto l’organismo sembra curare unicamente operazioni geopolitiche ed economiche invece di far decollare le opere. Inoltre, se Trieste dev’essere portata all’attenzione mondiale come eccellenza, per poi metterla in vendita al miglior offerente con dubbi sui vantaggi per il territorio, non perseguiamo sicuramente una politica a favore dei nostri figli e questo a Roma dobbiamo farlo capire. Intanto, è necessario che la Regione faccia partire con la sua regia un tavolo permanente con Rfi, sindaci e Autorità di sistema. Non possiamo svenderci a tedeschi, ungheresi o cinesi, dobbiamo invece essere noi a pianificare uno sviluppo sostenibile del territorio”.