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martedì, 29 Novembre 2022

Taglio dei parlamentari, mattinata in rosa a Cinque Stelle. A Trieste il Movimento incontra i cittadini

12.09.2020 – 17.21 – Mattinata in rosa, accanto al proprio simbolo dove domina il giallo, per le donne del Movimento 5 Stelle di Trieste, impegnate per tutta la giornata del 12 settembre in Piazza della Borsa nella raccolta di sostegno nella campagna referendaria per il taglio del numero dei parlamentari. Non solo donne, naturalmente, nel pomeriggio proseguono gli attivisti uomini, ma la rappresentanza rosa del Movimento triestino è nutrita e molto attiva. Il 20 e 21 settembre 2020 si vota, e la riduzione di un terzo dei parlamentari di Camera e Senato è, assieme al reddito di cittadinanza, proprio una delle bandiere del Movimento a livello nazionale. Si potrebbe dire: ‘prima si e dopo no’, perché il Movimento, sulla questione, aveva già ottenuto una prima vittoria, rimessa poi in discussione non dalla volontà popolare (poco successo avevano avuto le iniziative di raccolta firme contro la proposta a cinque stelle come quella dei Radicali) ma dai parlamentari stessi, che non ci stanno e hanno fatto saltare il banco. E ora, con il referendum, tutto rischia di tornare come prima, e il Movimento 5 Stelle trova come principale avversario proprio l’alleato di governo, il Partito Democratico, che ha già espresso in maniera diffusa la sua contrarietà al taglio. Proprio dal rischio di riduzione della rappresentanza e dal PD partiamo con domande a Cristina Bertoni e a Rossana Venier.

Bertoni, in merito al rischio di riduzione della rappresentanza territoriale: meno parlamentari uguale meno rappresentanza per i cittadini?

“Questo referendum è un primo passo verso una riforma più generale, che comprende quella elettorale. Non è qualcosa di a sé stante. Un passo compiuto nella direzione del sì e del taglio rende inevitabile allargare la base territoriale rispetto alla quale vengono eletti i rappresentanti in Parlamento.

Venier, perché le altre forze politiche la vostra proposta di taglio non la condividono più?

“Siamo una forza emergente che ha cambiato le cose; il vedere che dia fastidio non sorprende. Poi su questo argomento non sorprende neanche vedere un continuo ‘do ut des’, uno scambio di favori fra i politici: è proprio quello contro cui combattiamo ed è chiaro che il Movimento sia visto, da chi si vede attaccato, come un nemico. Tagliare un numero così grande di parlamentari significa tagliare tanti amici”.

Venier, sul taglio dei parlamentari, frattura fra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico?

“Non siamo lo stesso partito. Abbiamo dei punti in comune; e abbiamo delle differenze profonde, ad esempio sulla privatizzazione dei servizi pubblici o sul salario minimo, contro le delocalizzazioni selvagge. Cerchiamo di lavorare con il Partito Democratico sulle cose su cui abbiamo una visione condivisa e che possono avvantaggiare i cittadini, ma questo non vuol dire che il Movimento 5 Stelle sia il PD; in particolare quando il PD si allea con i forti e non pensa più alle fasce deboli”.

E se il PD vota contro di voi cade il governo?

“Assolutamente no. Perché vinceremo. Il taglio dei parlamentari darà la spinta al cambio del sistema elettorale, che è il nostro obiettivo. E per arrivare a questo obiettivo c’è la necessità di fare una riforma costituzionale organica e condivisa”.

Bertoni, non c’è il rischio, una volta fatta la riduzione dei parlamentari ma senza nuova legge elettorale, e magari in caso di caduta del governo, che si resti a metà, in mezzo al mare e con una situazione difficilmente gestibile?

“Assumo che tutte le forze governative del Paese siano interessate a lavorare per il bene del Paese stesso. Noi abbiamo un forte mandato sulla semplificazione e rappresentatività efficace; se qualcun altro verrà dopo di noi, farà secondo il mandato che gli verrà dato, per noi in questo momento aver raggiunto il voto favorevole in Parlamento e aver raggiunto questo punto significa fare il primo passo. Se volessimo raggiungere subito il risultato finale con una riforma unica, non ci sarebbe l’accordo in Parlamento e non si sa bene cosa vedrebbe il popolo. Probabilmente, si resterebbe come prima”. “Tagliare i parlamentari”, aggiunge Monika Milic, attivista del Movimento, “non vuol dire diminuire la democrazia. Chiunque sarà al governo prossimo futuro deve guardare prima di tutto al bene dei cittadini. Spero che tutto venga fatto in quest’ottica e si prosegua così. Tornare indietro non si può”.

Prima tutti o quasi vi hanno detto di sì, adesso di no.

“È un indicatore di come sia proprio quella condizione in Parlamento che vogliamo cambiare. Invece di rappresentare l’opinione pubblica, c’è chi la gestisce. E a questo ci opponiamo”.

Nelle vostre intenzioni c’è l’allargamento della rappresentanza diretta via Internet, fatta nel modo più largo e coinvolgente possibile, attraverso Internet. Negli Stati Uniti proprio in questi giorni c’è allarme per le intrusioni dall’esterno e l’influenza sul voto di novembre, con rischio di destabilizzazione. Come conciliare le due cose? Internet, oggi, non vuol dire un rischio troppo grande?

“Dobbiamo andare verso l’era digitale. Con il Covid-19, l’abbiamo visto ancora di più. È una necessità. Inevitabilmente ci saranno investimenti che riguarderanno la sicurezza informatica e della rete, che dovranno avere impatto su tutte le sfere della nostra vita, dal lavoro all’economia alla società. Dire: ‘no, non andiamo verso la rappresentatività digitale perché c’è questo rischio’, credo non sia realistico. Sarebbe un tipo di risposta che non sta in piedi. La rappresentanza digitale sicura è un settore che può garantire quella semplificazione e rappresentatività che a sua volta determina un’efficacia maggiore a livello di sistema legislativo nazionale”.

Pensando proprio al Covid-19 e al lockdown a Trieste, se dovesse dare un voto da 1 a 10 all’infrastruttura informatica e alle reti dati italiane che cosa direbbe? Visto che il digitale è un punto fermo del Movimento 5 Stelle.

“Direi: 6. Cerchiamo di non essere troppo negativi. C’è molto da fare. Credo che già a livello comunale, a Trieste, si potrebbe fare molto: avere la fibra ottica che arriva fino agli angoli delle strade e poi dover entrare in casa con il cavo in rame degli anni Settanta, che quando piove smette di andare veloce o proprio non funziona, mi sembra inaccettabile”.

Non tutto è competenza del Comune però.

“Ci sono cose che sono di pertinenza nazionale, e che vanno indubbiamente accelerate e necessitano di maggiore attenzione soprattutto nelle strategie di medio e lungo termine che richiedono investimenti e che non possono essere trascurate, e cose che possiamo fare già a livello locale e comunale. E dobbiamo farlo; per garantire accesso e anche rappresentanza ai cittadini”.

Venier, insomma il taglio dei parlamentari è solo un passaggio verso qualcosa di più grande.

“Ora abbiamo un sistema elettorale maggioritario uninominale abbinato a un sistema proporzionale plurinominale. La rappresentanza va garantita, doverosamente, con un sistema proporzionale che abbia una soglia di sbarramento; come Movimento 5 Stelle pensiamo che debba essere fissata al 5 per cento. E la politica intera deve cambiare”.

Per arrivare, alla fine, dove?

“Alla visione di Gianroberto Casaleggio. Anche la politica deve digitalizzarsi; ci sarà una partecipazione sempre più alta dei cittadini ma in forma diretta, e non attraverso un numero estremamente alto di parlamentari che comunque alla fine non li rappresentano. Il Movimento 5 Stelle è l’unico partito al governo a confrontarsi con i propri iscritti attraverso la sua piattaforma Internet, tramite il voto su Rousseau. Tutti gli altri partiti politici avrebbero dovuto copiarci, stimolando una crescita verso la democrazia diretta moderna, e invece non è stato fatto; non si vuole cambiare: gli altri, il cittadino lo vogliono distante”.

Bertoni, ma non c’è il rischio di rendere ancora più complessa la macchina elettorale?

“Certamente c’è il rischio di un aggravio di lavoro, ma credo che le strutture ministeriali e governative siano in grado di organizzarsi in modo tale da consentirlo. Avviene già in altri paesi europei, ad esempio la Germania, che ha un sistema molto efficiente; è possibile, quindi. Bisogna volerlo. E dall’altra parte c’è l’attività di semplificazione del quadro normativo e delle procedure che permettono ad esempio di arrivare alla definizione di un disegno di legge, e che non sono più adatte alla realtà di oggi: il disegno del Movimento è molto chiaro”.

Elena Danielis, dicono e scrivono però che tagliando il numero di parlamentari non si risparmi poi gran che, nel quadro complessivo del bilancio dello Stato. Insomma un gioco che non vale la candela.

“Beh insomma, è mezzo miliardo di euro a legislatura. Non è proprio poco. Vero, nel quadro del bilancio dello Stato è una cifra relativamente piccola, però sono sempre soldi che possiamo pensare di utilizzare in altro modo”.

Se non è una questione di bilancio, che cosa, allora? Un simbolo?

“No, non si tratta solo di simboli, ma di cose concrete. I costi della politica in Italia sono alti; e il punto è: lo sono immotivatamente. Immoralmente alti. Non è vero che renderli ragionevoli vuol dire automaticamente avere fondi in abbondanza per fare moltissimo altro: non è così. Il problema non è quando si ricava dal risparmio; il problema è cambiare una situazione in cui questi costi sono immotivatamente alti. È immorale che l’Italia funzioni così. E in questi anni il Movimento 5 Stelle ha dimostrato una cosa molto importante: si può far politica senza soldi. O meglio: senza chiedere i soldi necessari ai cittadini. Abbiamo tutti restituito i rimborsi, sempre e a tutti i livelli. Nella prima legislatura, abbiamo restituito oltre settanta milioni di euro; e l’abbiamo fatto anche nel nostro piccolo, a livello comunale, per cinquemila euro. Facciamo politica lo stesso. Nessuno può più dire che quei soldi chiesti alla fine ai cittadini siano indispensabili al governo”.

La politica dall’Ottocento a oggi, insomma, è un po’ cambiata. O deve cambiare.

“Certamente. Sono cambiati gli strumenti. È soprattutto assurdo pensare di usare i soldi dei cittadini per convincere i cittadini a votarti”.

[r.s.]

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Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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