Il dito nella portiera e il risarcimento del danno. Diritto 4.0

07.09.2020 – 16.21 – Quanto volte ti hanno detto di fare attenzione e di non mettere la mano dove si chiude la portiera dell’automobile? A un bambino le parole non sono bastate e ha imparato la lezione nel peggiore dei modi: con la frattura del terzo dito della mano sinistra. Puoi immaginare il dolore, le urla, la corsa in ospedale… ma non puoi immaginare lo stupore della proprietaria del veicolo, che aveva prestato l’auto a un conoscente e che poi si è vista citare in giudizio tre volte per danni. Spiego.

Un papà si fa prestare l’automobile e fa un giro con il figlio di sei o sette anni. Accosta, scende dal veicolo e si mette a parlare con un conoscente. Ad un certo punto, si accorge che il figlioletto, forse perché spazientito dall’attesa, si agita e vuole uscire dall’auto e, allora, cosa fa il papà? Bam! Sbatte la portiera aperta per impedire al piccolo di scendere. E la portiera si chiude sulla mano del bambino rompendogli un dito. La vicenda, però non finisce qui, perché un dito è stato rotto e i danni devono essere risarciti. Da chi? I genitori del piccolo decidono di fare causa alla proprietaria del veicolo, che aveva prestato loro l’automobile.
Infatti, devi sapere che l’art. 2054 del Codice Civile stabilisce che, quando un veicolo in circolazione provoca un incidente, ad essere responsabile è il conducente… assieme al proprietario. Dunque, la proprietaria del veicolo, che l’aveva prestato a un amico, il quale aveva rotto il dito al figlio sbattendo la portiera, viene citata in giudizio affinché venga condannata a risarcire i danni. E, a citarla in giudizio, è proprio il signore che si era fatto prestare l’auto ed ha sbattuto la portiera, essendo il padre del piccolo infortunato.
La causa si svolge davanti al Giudice di Pace, che sgrana gli occhi (come probabilmente hai fatto tu) e rigetta la domanda.

Ma il papà non si arrende e impugna la sentenza in Tribunale, che conferma la sentenza e rigetta la richiesta di risarcimento. Il Tribunale, infatti, ritiene che il proprietario sia responsabile degli incidenti assieme al conducente, ma solo se il veicolo è in circolazione. E, nel nostro caso, il veicolo era fermo, tant’è che il conducente era sceso dalla macchina per parlare con un conoscente. Il padre però non si convince e ritiene che, per la rottura del dito del figlio, il risarcimento debba essere pagato. Così, si rivolge al nostro giudice supremo, la Corte di Cassazione.
Cosa decide la Corte di Cassazione? Colpo di scena! Per i giudici, “il concetto di circolazione stradale di cui all’art. 2054 cod. civ. include anche la posizione di arresto del veicolo, e ciò in relazione sia all’ingombro da esso determinato sugli spazi addetti alla circolazione, sia alle operazioni propedeutiche alla partenza o connesse alla fermata”; in particolare, anche la movimentazione degli sportelli a veicolo fermo riguarda la circolazione del veicolo. Dunque, il Tribunale ha sbagliato nel ritenere che la regola dell’art. 2054 c.c., che va applicata ai veicoli in circolazione, non c’entrasse. C’entra, eccome. Il danno è pertanto risarcibile e la proprietaria del veicolo è potenzialmente responsabile (Corte di Cassazione, ord.n. 10024/20).
Ora, se sei un bambino e tuo padre ti sta portando in giro in un’auto presa in prestito e, guardando dal sedile posteriore il riflesso nello specchietto retrovisore, vedi una strana luce nei suoi occhi, fai attenzione a dove metti le mani: magari ha appena letto questo articolo anche lui!

[g.c.a.]