ICS, Protesta “contro i respingimenti dei rifugiati” e il “clima d’odio”

25.09.2020 – 11.48 – Saranno settanta le associazioni regionali impegnate nell’accoglienza di migranti e richiedenti asilo a darsi appuntamento domani, sabato 26 settembre 2020, per protestare la politica governativa dei rimpatri al confine italo-sloveno, considerata illegale, criticando contemporaneamente anche le politiche definite “concentrazionarie” del Presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, a cui si rimprovera di aver trasformato i migranti in un capro espiatorio per i contagi del Coronavirus, impedendo una loro integrazione nel tessuto sociale-economico del territorio.
Queste in sostanza le dure critiche mosse dalla rete di associazioni, tra cui spicca l’ICS Ufficio Rifugiati Onlus che definisce la situazione in FVG “preoccupante per tutte e tutti”.
La protesta è stata fissata per domani, alle ore 16.30, in Piazza 1° Maggio, Udine.

L’ICS in particolare ha criticato le “operazioni massicce di respingimento dei richiedenti asilo apertamente rivendicate dal Governo italiano” in quanto avvengono “senza alcun provvedimento amministrativo, ma solo in forza di trasferimenti eseguiti dalle polizie di Italia, Slovenia e Croazia che hanno come effetto quello di deportare le persone in Bosnia, fuori dall’Unione Europea”.
Si tratta di operazioni illegali, la cui unica scusante è “un vetusto accordo di riammissione tra Italia e Slovenia del lontano 1996“.

Non meno gentili sono le critiche rivolte all’operato della Regione, accusata di aver isolato soprattutto a Udine “i richiedenti asilo in grandi strutture degradate, senza corsi di italiano, né percorsi di qualificazione professionale o attività sociali, rendendoli soggetti passivi e alimentando una percezione negativa della loro presenza”.

Secondo L’ICS non c’è alcunasituazione di emergenza reale (non ci sono stati aumenti significativi degli arrivi rispetto al 2019)”. Tuttavia i dati citati dall’ICS non considerano quanti e quali migranti passano il confine senza essere stati rintracciati; un “sommerso” che è noto sfugge ai controlli per l’estensione stessa del confine.
Se inoltre “il territorio regionale, e in particolare la città di Trieste, sono il punto terminale della cosiddetta Rotta Balcanica” la scelta di Udine per la protesta, anziché del capoluogo, lascia perplessi.