La libertà della Scienza. Inaugurato ESOF2020 tra fiducia nella ricerca e ottimismo verso il futuro

02.09.2020 – 21.57 – La robotica voce di un termo scanner autorizza il passaggio; un volontario di ESOF2020 controlla che il visitatore abbia il badge; poi si procede, passando dalle frecce, alle indicazioni sonore, ai passaggi sopraelevati, prima di accomodarsi nell’Auditorium dedicato a Pierparolo Ferrante, in quel magazzino 28 rimodellato nel Trieste Convention Center. L’emergenza Coronavirus impone a una manifestazione scientifica quale l’Euroscience Open Forum Trieste (in sintesi, ormai irrinunciabile hashtag, nomignolo, mantra mistico: ESOF2020) una serie di procedure sanitarie che sono esse stesse invenzione della scienza; e come tale proprio attraverso l’apparato della sicurezza il visitatore diventa partecipe di quella scienza discussa e analizzata nel Porto Vecchio. Proprio il profondo orgoglio per i risultati conseguiti, per aver saputo sperimentare nonostante tutto un’edizione a metà tra virtuale e reale, è il sottile filo rosso che ha accomunato sindaci e governatori, scienziati e cardinali, virologi e fisici nella cerimonia di apertura avvenuta oggi pomeriggio dalle 15 alle 18.

Maestra di cerimonie a guidare e presentare i diversi ospiti che annoveravano rappresentanti tanto del mondo locale che ha concretamente realizzato ESOF2020 quanto del mondo internazionale e scientifico che l’ha popolato, c’era Anna Lombardi, scienziata giornalista di The Times.

Stefano Fantoni: “La conoscenza, non l’ignoranza, porta a una maggiore libertà”

Stefano Fantoni, infaticabile Champion di ESOF2020, ha introdotto l’evento delineando protagonisti e artefici del Forum scientifico: il suo è stato un discorso improntato a un profondo ottimismo verso la scienza dove riecheggiava quell'”sapere aude!” di kantiana memoria.
“Non abbiate paura della conoscenza! – ha esortato Fantoni – Non dobbiamo averne paura soprattutto in tempo di crisi, perché è proprio in questi momenti che cogliamo il valore profondo, costitutivo della modernità, di un approccio alla realtà basato sulla fiducia nella capacità degli esseri umani di indagare e conoscere il mondo”.
“Non siate spaventati del nuovo! – ha spronato Fantoni – La conoscenza, non l’ignoranza, porta a una maggiore libertà. Non è un caso che il motto di ESOF2020 Freedom for Science, Science for Freedom ci ricordi che la conoscenza dev’essere libera, senza barriere“.

Questo sguardo verso l’avvenire di Fantoni non poteva non concludersi che con una citazione del filosofo Karl Popper: “Il futuro è molto aperto, e dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno, oggi, domani e dopodomani. E quello che noi facciamo e faremo dipende a sua volta dal nostro pensiero e dai nostri desideri, dalle nostre speranze e dalle nostre paure (…) Dobbiamo diventare i creatori del nostro destino. Noi dobbiamo imparare a fare le cose nel miglior modo che ci è possibile e ad andare alla ricerca dei nostri errori”.

Michael Matlosz: “Impensabile che ESOF2020 non avvenisse”

Michael Matlosz, Presidente di EuroScience, già giunto in città a febbraio 2020, sprigionava un entusiasmo incontenibile: “Questa convention è stata possibile solo perché questo è ESOF e questa è Trieste. Essere ottimisti è una scelta; ed è quella giusta. Lo è sempre. Sentirsi ottimisti permette di affrontare le sfide ed è quanto abbiamo fatto. ESOF è l’open forum per eccellenza; per scambi, discussioni, dibattiti sulla scienza, sulle pratiche scientifiche e il suo ruolo nella società. Sarebbe stato letteralmente impensabile che ESOF2020 non avvenisse; proprio in un periodo così cruciale della storia un evento del genere era necessario, indispensabile. Tutti quelli che hanno permesso che ESOF2020 avvenisse sono stati eroi; tutti loro, fino all’ultimo”.

Roberto Dipiazza: “Trieste città multietnica naturale sede di ESOF2020”

Visibile commozione da parte del sindaco Roberto Dipiazza del Comune di Trieste, il quale proprio l’altro ieri inaugurava il Centro Congressi sede di ESOF2020.
Il primo cittadino ha ricordato come “Trieste è una città multietnica che ha fondato il suo successo sul mare”; una città “europea”, anzi, “mitteleuropea” che vanta la presenza di minoranze religiose ormai secolari che vanno dai serbo-ortodossi, ai greci, agli ebrei con una delle “sinagoghe più grandi d’Europa”. Trieste poi come città “delle assicurazioni Generali e Allianz, della Fincantieri, di importanti realtà imprenditoriali di natura internazionale come la Illy caffè e anche il primo porto commerciale del Paese“. Un panegirico culminato col tesoretto del Porto Vecchio, la cui sdemanializzazione ha permesso ESOF2020.

Il Cardinale Parolin: “Dialogo con la scienza a tutela dell’uomo e dell’ambiente”

La relazione di apertura è stata tenuta dal Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, con una trattazione incentrata sul rapporto tra l’umanità, l’ambiente e la tecnologia: “Nel dialogo con la scienza, ascoltiamo con grande interesse la voce che
scienziati e ricercatori alzano a tutela soprattutto della dignità dell’essere umano, della giustizia globale e della cura della casa comune. Questi tre elementi sono imprescindibili per poter pensare e realizzare un futuro di convivenza pacifica tra i popoli”.
Con un esplicito riferimento all’Enciclica di Papa Francesco Laudato sì incentrata su temi ecologici, Sua Eminenza ha continuato ribadendo che “Se vogliamo sopravvivere, e se vogliamo far sopravvivere la vita sul Pianeta, dobbiamo imparare ad assumerci la responsabilità per la nostra casa comune a livello globale”.

Gaetano Manfredi: “Divulgare la ricerca missione strategica fondamentale”

Gaetano Manfredi, Ministro dell’Università e della Ricerca, ha condotto un lungo intervento dove mescolava riflessioni sul ruolo del ricercatore, del quale oggi più che mai è necessaria un’adeguata divulgazione, passando alla società post Covid e infine esaminando la deriva medievalista dei gruppi luddisti che infiammano la Rete (e la vita reale).
“Questa crisi è uno straordinario acceleratore di cambiamenti già in corso. – ha esordito Manfredi – Ne vorrei sottolineare tre: in primo luogo il profondo impatto dell’innovazione tecnologica sull’organizzazione della nostra società. Questo, a sua volta, trasforma il mondo del lavoro che si focalizza ormai sulle pure competenze. In questo periodo post Covid è inoltre necessario discutere il valore internazionale della ricerca. Storicamente questa è sempre stata transnazionale, superando le barriere geografiche. Il ricercatore è sempre stato cittadino del mondo, vedendo nella relazione e nello scambio il suo valore determinante. Una riflessione tanto più necessaria in quest’era di nazionalismi. Specie in una visione internazionale della ricerca, dove il soft power è legato a quanto lo stato finanzia la scienza”.

“In tal senso ESOF2020 è un’occasione perfetta per rimettere al centro la ricerca, facendo comprendere ai cittadini come il loro benessere economico sia legato alla crescita della conoscenza. Sono pienamente d’accordo in quest’ambito con Stefano Fantoni nello definire la ricerca unbene comune” che deve essere fatto proprio ai cittadini. Occorre riportare in primo piano il ruolo del cittadino, senza perciò sminuire la scienza”.

“Bisogna inoltre rafforzare la ricerca di base, nonostante questa venga attaccata, perché la si pensa “poco utile”. Io a questo proposito faccio solitamente questo parallelo. Se vogliamo che in un campo crescano delle belle piante, dei bei fiori, quel campo va seminato. Nel deserto non cresce nulla. La ricerca di base è la semina del terreno, dal quale germoglieranno concrete conseguenze nella vita di ogni giorno. In tal senso il Governo ha intenzione di investire a favore della ricerca, con finanziamenti massicci”.

“C’è la diffusione sempre più ampia di una cultura anti scientifica all’interno della società. Il ricercatore ha la sua parte di responsabilità, perchè deve divulgare quanto produce. C’è un problema fondamentale, perchè oggi l’applicazione di tante scoperte viene rallentato dall’atteggiamento anti scientifico della società. Si pensi ai vaccini, al 5G, alle energie rinnovabili… tecnologie che sono chiaramente un beneficio per la società e le persone, le quali vengono avversate da quelle stesse persone che ne potrebbero trarre un concreto vantaggio. Un segno che non siamo stati capaci di spiegare che quanto studiamo, ricerchiamo, “facciamo”, è utile. La capacità di divulgare e condividere, attraverso una forma di conoscenza diffusa, deve diventare una missione strategica fondamentale” – ha concluso Manfredi.

Fabiola Gianotti: “La scienza è più della conoscenza, è un sistema di valori”

Fabiola Gianotti, Direttrice Generale del CERN, ha ripercorso la storia della sua organizzazione osservando come le grandi crisi siano anche grandi opportunità: lo stesso CERN nasce a seguito della Seconda Guerra Mondiale; e altrettanto preziosa per il progresso scientifico è l’occasione della pandemia del Covid-19.
La fisica ha osservato la natura internazionale del CERN che tende ad attirare personalità e geni non solo dall’occidente, ma dagli stessi paesi in via di sviluppo, coagulando attorno alla scienza una molteplicità di religioni, nazioni ed etnie accomunate dalla giovane età e dai precoci interessi scientifici. Attraverso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFM) con l’Università di Trieste, l’Italia ha giocato un ruolo da leone nel CERN. Nei decenni i suoi studi in apparenza slegati dalla realtà hanno permesso l’evoluzione di Internet e l’utilizzo – tra i tanti esempi – di quei microscopi elettronici che hanno individuato la piaga del Coronavirus.
“Il Covid-19 ha scosso la nostra società e ha dimostrato che il nostro modello non è sostenibile. Adesso possiamo provare a fare due cose. Possiamo cercare di aggiustarlo e tornare alla vecchia normalità (old normality) oppure possiamo sfruttare questa crisi come un’opportunità per muoverci verso un mondo più sostenibile ed egualitario. Un mondo verso cui la scienza ci può avvicinare” ha concluso Fabiola Gianotti.

Ilaria Capua: “Il Covid-19 ci sta gridando di essere più interdisciplinari”

Ilaria Capua, virologa e professoressa all’Università della Florida, ha condotto l’intervento finale per il pannello “Scientific talks” che concludeva la parte principale della Opening Ceremony. Con il collegamento video interrotto a causa della stagione degli uragani, la virologa ha delineato il quadro complessivo del Coronavirus: dalla sua diffusione e dalle sue cause, evidenziando le debolezze intrinseche dell’attuale società occidentale.
“Nessuna crisi andrebbe sprecata” ha esordito la virologa, riprendendo quanto citava la Gianotti. “Il Covid-19 ci sta urlando di velocizzare le ricerche interdisciplinari, di superare le barriere tra i diversi settori”.

In una serie martellante di pannelli, intitolati “disease“, Ilaria Capua ha osservato la “disease of economy“, legata al crollo verticale dell’occupazione, specie yankee, la “disease of fragile cities” prendendo ad esempio Milano e le città italiane il cui complesso ecosistema ha reagito malissimo a un’emergenza di questo calibro; passando al “disease of movement” legato all’impossibilità di viaggiare, al “disease of pollution” legato al crollo dell’inquinamento connesso al lockdown; al “disease of sociality” causato dall’impossibilità d’incontrare e abbracciare i propri amici e parenti; al “Sex and Covid-19” ovvero a come il Coronavirus colpisca in maggioranza il sesso maschile. Particolarmente interessante, specie considerando come la Capua viva negli Stati Uniti, è l’opinione sulle proteste: non andrebbero proibite, perchè più le si vieta, più la gente tende a promuoverle, abbandonando misure di sicurezza come mascherine e social distancing. Si crea allora un circolo vizioso, come dimostrato oltremare. Il riferimento sottinteso è ovvio: sullo schermo compaiono infatti le foto dei Black Lives Matter.
Nonostante tutto la Capua ritiene che ci sia un arcobaleno alla fine del temporale; o per usare l’espressione inglese, “a silver lining“. Il Coronavirus infatti offre un’opportunità quanto mai rara di ristrutturare la propria società; e come preannunciava la stessa Gianotti, anche Ilaria Capua pensa che “Time is ready for another paradigm shift“.

[z.s.]
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