11.09.2020 – 18.09 – Sperimentazione del vaccino sospesa, Ministero della salute che parla di approcci diversi alla quarantena e di necessità di attendere metà 2021, e avvertimento di Bill Gates, diventato ormai uno degli ‘Influencer’ più importanti del mondo in campo sanitario: il vaccino contro il Covid-19, non quello di AstraZeneca perlomeno (il candidato più avanzato, il più promettente) non sarà pronto presto, forse neppure per l’anno prossimo. Non c’è ancora un ‘quando’, una data certa; la comunità scientifica, in modo praticamente unanimo, dopo la seria reazione pericolosa dei giorni scorsi in uno dei volontari che si sono sottoposti al vaccino sperimentale di Oxford, ha raccomandato cautela.
E adesso? Su quello che è successo AstraZeneca, la società che lo sta sviluppando, non ha fornito ancora al pubblico dettagli; troppo presto per determinare quale impatto esatto ci sarà sulla sperimentazione generale, ma un rallentamento è certo, e nessuno si azzarda più a parlare di vaccinazioni obbligatorie. La prima cosa da sottolineare è che questo tipo di reazione, in una sperimentazione accelerata (ma, in generale, in tutte le sperimentazioni su volontari) non è sorprendente e non è una situazione inattesa: i rallentamenti, e i fallimenti stessi, fanno parte di un percorso che scienziati e ricercatori conoscono molto bene e siamo noi ad avere troppa fretta: si tratta di un avvenimento che si può definire normale. La commissione di controllo che verificherà ora i dati e i risultati di AstraZeneca dovrà prima di tutto accertare senza ombra di dubbio se il volontario ha ricevuto un vaccino o un placebo o se ci siano state alterazioni; sarà necessario capire se è proprio il vaccino la causa della reazione stessa o se è successo qualcosa d’altro, magari non legato al vaccino; e può non essere facile. Prima di avere l’autorizzazione a proseguire, insomma, ci vorranno diverse settimane. Era stata la pressione delle elezioni USA a spingere verso la troppa fiducia, manifestata dai media d’oltreoceano, di avere un vaccino pronto entro l’anno? Può essere; soprattutto per Donald Trump avere un successo sul fronte sanitario, dopo le pesanti accuse di pessima gestione della crisi Coronavirus, sarebbe molto importante. Si spera quindi che l’incidente verificatosi non sia realmente legato direttamente al vaccino sperimentale; nel frattempo, i test sono stati sospesi anche in Brasile e Sudafrica oltre che nel Regno Unito, e il sospetto che qualcosa di importante, come problema, ci sia per davvero diventa più forte. “Si tratta di una sospensione di routine che deve intervenire quando nel corso della sperimentazione ci troviamo di fronte a una malattia potenzialmente inspiegabile, e la sospensione dura fino a quando l’investigazione non è completa. Stiamo lavorando per velocizzare la revisione di ciascun singolo evento, per minimizzare ogni impatto sulla sperimentazione calendarizzata”, ha dichiarato AstraZeneca in una nota.
È la seconda volta che la somministrazione ai candidati del vaccino viene sospesa; nella prima occasione uno dei volontari nel Regno Unito aveva sviluppato una mielite trasversa, una infiammazione del sistema nervoso centrale piuttosto seria che può portare a disturbi gravi, invalidità e paralisi, e che viene spesso scatenata proprio da altre infezioni virali. Nel caso verificatosi a metà luglio, però, l’infezione riscontrata era stata collegata alla fine a disturbi neurologici preesistenti nel candidato. L’allargamento della sperimentazione, negli Stati Uniti, era già stato pianificato e avrebbe dovuto coinvolgere 30mila volontari adulti in 80 siti distribuiti in tutti gli stati dell’Unione (fra questi, 10 mila non avrebbero ricevuto il vaccino ma un placebo; fra Regno Unito, Brasile e Sudafrica erano previsti altri 17 mila candidati. E molte nazioni in tutto il mondo, nella speranza che i test funzionino, hanno già preordinato milioni di dosi del vaccino; finora AstraZeneca ha ricevuto dai soli USA più di un miliardo di dollari per sostenere il suo sviluppo, ed è una cifra che dice già tanto, soprattutto di fronte alle forti preoccupazioni degli scienziati in merito a vaccini imperfetti e sviluppati troppo in fretta che potrebbero addirittura ‘potenziare’ la malattia e renderla più aggressiva e temibile rispetto al semplice non far niente. Qualcosa che finora, con i vaccini sperimentali, non è accaduto, ma che non è escludibile a priori; le cose vanno insomma fatte bene o se no meglio non farle. Il vaccino di AstraZeneca usa come vettore un adenovirus delle scimmie, modificato per renderlo incapace di replicarsi mantenendo attiva allo stesso tempo la proteina che il corpo umano identifica come Coronavirus; che cosa accadrebbe se questo avesse l’effetto di ingannare il nostro sistema immunitario anziché rafforzarlo? Del resto, la pressione per avere il vaccino il prima possibile, magari ‘saltando’ qualche passaggio, non è destinata ad arrestarsi. Il Covid-19 è stato ormai identificato dalla comunità internazionale come il più grande pericolo per l’umanità, e questo non da un punto di vista sanitario ma relativamente alle conseguenze economiche e sociali, in 100 anni; e lo sviluppo del vaccino è diventata una questione di primaria importanza politica: chi primo parte, si aggiudica un gradino più in alto sul podio dell’importanza mondiale.
[r.s.]


