Ambiente, tra 80 anni un’Italia irriconoscibile

16.09.2020 – 10.15 – Estati caraibiche, con 40 gradi quasi costanti al Sud, senza soste e senza sconti, soprattutto per i corsi d’acqua che potrebbero osservare una riduzione del 40% e un rischio incendi aumentato del 20%.
Sembra uno scenario molto distante dal nostro presente, ma non è così: entro fine del secolo i nostri figli e nipoti potrebbero fronteggiare questo radicale cambiamento climatico.
Questa dura sentenza arriva dai ricercatori del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc) che presentano proprio oggi, mercoledì 16 settembre, il rapporto Analisi del rischio.
Un documento senza alcun precedente per la nostra Penisola, che prende forma dai modelli matematici che permettono di simulare il clima del futuro.

“Le nostre simulazioni hanno preso in considerazione le due possibili situazioni estreme – annuncia Donatella Spano, docente di Agrometeorologia all’Università di Sassari e coordinatrice dei trenta studiosi del Cmcc che hanno scritto il rapporto – il caso ottimistico, in cui saranno stati presi seri provvedimenti per il taglio delle emissioni di anidride carbonica, e quello pessimistico, senza alcuna mitigazione del fenomeno e con uno sviluppo economico analogo all’attuale”.
Ed è proprio il secondo scenario che preoccupa, con una temperatura media per l’Italia che crescerebbe di 5 gradi entro il 2100 e un costo, in termini prettamente economici di 8 punti percentuali di Pil procapite.

“È assolutamente necessario un modello di sviluppo diverso, anche perché continuando così ci saranno costi sociali elevatissimi che ricadranno sulle fasce più deboli.
L’aumento della mortalità legato alle ondate di calore, agli incendi, alla peggiorata qualità dell’aria o persino alle inondazioni, finirebbe per colpire soprattutto chi vive in contesti con infrastrutture inadeguate, poveri di beni e servizi” sottolinea Donatella Spano.
“Purtroppo il Mediterraneo, per la sua geografia e la sua variabilità climatica, è considerata una zona critica, sulla quale il global warming potrebbe avere un impatto più forte che altrove”.

Quindi, nella caso in cui non si apportino adeguate misure per prevenire questo drammatico scenario, si assisterebbe a città sempre più vulnerabili a ondate di calore e inondazioni dovute a eventi atmosferici estremi.
Un settore che potrebbe soffrire particolarmente di questo mutamento delle condizioni climatiche è l’agricoltura: temperature africane e lunghi periodi di siccità potrebbero ridisegnare completamente i campi coltivati.
“Si dovrà puntare su nuove tecniche di irrigazione, una migliore gestione della fertilità del suolo, un miglioramento genetico delle colture in modo che si adattino di più al nuovo clima. Ma per realizzare tutto questo occorrono risorse e la volontà politica di indirizzare il sistema produttivo verso il cambiamento“.